Messaggio forte e chiaro al Cremlino per chiudere la guerra di Zelensky
Il generale Zaluzhnyi lunedì, ad una riunione con gli ambasciatori presenti a Kiev, ha lanciato un messaggio forte e chiaro che potrebbe preludere alla conclusione della guerra in Ucraina.
Lo ha fatto seguendo la logica diplomatica di Kissinger e di Metternich che ho ricordato ieri in un articolo che riguardava il quadro storico nel quale va inserito il confronto armato tra Mosca e Kiev.
https://www.nuovogiornalenazionale.com/guerre-per-procura-per-un-confronto-globale-parte-2/
“Uno statista – scrive Kissinger in “Diplomazia della restaurazione” – deve conciliare ciò che è considerato giusto con ciò che si ritiene possibile”. [i]
Riporta Kissinger: “Sono l’uomo della prosa – disse Metternich nel suo testamento politico – non della poesia”.[ii]
Kissinger riporta quanto affermava Metternich.
“Le grandi massime della scienza politica – scriveva il grande diplomatico – nascono da una corretta valutazione dei reali interessi di tutti gli stati; appunto in questi interessi generali va individuata la garanzia della loro esistenza, mentre gli interessi particolari hanno un’importanza del tutto secondaria, e solo politici miopi e impazienti possono credere nella saggezza di coltivarli”. [iii]
A fronte della quasi impossibilità di creare una solidarietà tra gli stati europei, Metternich scriveva: “Non restava che tentare di creare un equilibrio di forze, non certo per garantire la pace universale, ma per concordare una tregua accettabile”. [iv]
Gli interessi della Russia sono evidenti e le garanzie del loro rispetto non le può dare l’Ucraina, ma in primis gli USA e, a seguire, gli Stati europei.
Il messaggio di Zaluzhnyi
Il messaggio di Zaluzhnyi soddisfa quello che, a quanto si può capire, è il principale degli interessi generali: la non partecipazione dell’Ucraina alla NATO.
Le condizioni poste dalla Russia per porre fine alla guerra in Ucraina sono in primo luogo la rinuncia alla NATO e lo stop all’allargamento a Est dell’Alleanza Atlantica.
L’Ucraina deve rinunciare ufficialmente all’adesione all’Alleanza Atlantica e sancire nella propria Costituzione uno status di neutralità permanente, senza allineamento a blocchi militari.
Il messaggio di Zaluzhnyi soddisfa questa condizione.
La Russia richiede garanzie giuridicamente vincolanti (spesso pretese in forma scritta dall’Occidente) che vietino l’espansione della NATO verso est.
Questa è una garanzia che può arrivare dagli Stati Uniti.
La Russia vuole il divieto di schierare truppe estere o forze di peacekeeping dei Paesi NATO sul territorio ucraino.
Questa è una garanzia che deve dare la NATO, ossia, in ultima istanza, Washington.
Zaluzhnyi ha fatto il primo passo concreto per concordare quella che Metternich chiamava una “tregua accettabile”.
Zaluzhnyi riconosce alla Russia lo status di grande potenza
Il messaggio di Zaluzhnyi va oltre, in quanto riconosce apertamente la potenza militare della Russia, facendo strame di tutte le chiacchiere dei media europei e, soprattutto, di quelle del cerchio magico di Zelensky, riproposte dal cerchio magico di Ursula von der Leyen sulla possibilità da parte dell’Ucraina di vincere la guerra.
Il generale, oggi ambasciatore a Londra, ha detto senza mezzi termini che la Nato è vecchia e inadeguata e che è in arretrato di 12 anni nei riguardi di una metà del livello della Russia.
Valerii Zaluzhnyi, come ci informano i giornali ucraini e come abbiamo anticipato ieri sul Nuovo Giornale Nazionale, ha affermato quanto segue: “Conosco molto bene la NATO. Per circa 12 anni, ho lavorato personalmente per garantire l’adozione degli standard NATO e ogni anno ho ascoltato favole secondo cui saremmo stati sul punto di entrare a far parte della NATO. Purtroppo, non ci entreremo mai!”
Zaluzhnyi ha sostenuto che uno degli ostacoli all’adesione dell’Ucraina alla NATO è che “è impossibile entrare a far parte di un’organizzazione guidata da dottrine della Seconda Guerra Mondiale, alla luce delle attuali capacità delle Forze Armate ucraine”.
L’ambasciatore si è inoltre mostrato molto critico nei confronti delle capacità complessive della NATO, nonostante la presenza di paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti tra i suoi membri.
“Molto probabilmente, la NATO rimarrà nella sua forma attuale e impiegherà altri 12 anni, proprio come ha fatto l’Ucraina, per adeguarsi agli standard necessari a raggiungere anche solo la metà del livello della Federazione Russa”.
L’esplicito riconoscimento del livello della Russia, ossia del suo status di potenza, è dal punto di vista non solo strategico, ma anche psicologico e politico, decisivo per un dialogo con Mosca, in quanto il Cremlino da sempre pretende di essere riconosciuto dall’Occidente come un interlocutore alla pari.
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/08/03/8047090/
https://kyivindependent.com/ukraine-will-never-join-nato-ex-commander-zaluzhnyi-says/
Il cambio della postura inglese
Zaluzhnyi ha riconosciuto che “l’Ucraina ha bisogno di tecnologie di cui i Paesi della NATO dispongono attualmente”, anche nei settori della difesa antibalistica, spaziale e così via.
Ma riguardo alle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina, ha sostenuto che altre alleanze, oltre alla NATO, potrebbero rivelarsi più efficaci: “L’Ucraina si allineerà con i blocchi e le alleanze che probabilmente emergeranno. Molto probabilmente, si tratterà di un blocco di sicurezza militare europeo”.
E qui emerge quella che, anche nella tempistica, potrebbe essere, dopo l’allontanamento di Keir Starmer, un cambio della postura inglese.
Zaluzhnyi ritiene, infatti, che l’adesione alla JEF sia un efficace meccanismo di sicurezza.
“La JEF – ha affermato – dispone di strutture di comando e controllo sin dal 2015. È vero che sono ancora deboli, non sono ancora al livello di cui abbiamo bisogno”, ma ha espresso rammarico per il fatto che l’Ucraina non stia lavorando per aderire alla JEF.
La JEF (Joint Expeditionary Force, ovvero Forza di Spedizione Congiunta) è una coalizione militare guidata dal Regno Unito e composta da 10 nazioni del Nord Europa.
È progettata come una forza d’intervento rapido e ad alta prontezza operativa, in grado di rispondere tempestivamente a crisi regionali o globali, con un focus particolare sull’Europa settentrionale, il Mare del Nord, il Mar Baltico e l’Artico.
I Paesi che compongono la JEF sono 10 (tutti membri della NATO): Regno Unito (Paese guida / framework nation), Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Lettonia, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia.
Caratteristiche chiave è nella flessibilità e nella snellezza, in quanto non è un’armata permanente. I paesi attingono a un “pool” di forze terrestri, navali e aeree nazionali ad altissima prontezza, mettendole insieme quando necessario.
A differenza della NATO, che richiede il consenso unanime di oltre trenta Paesi per attivare un’operazione, la JEF può mobilitarsi in modo molto più rapido. L’intervento richiede solo l’accordo tra il Regno Unito e le altre nazioni che scelgono volontariamente di partecipare a una specifica missione.
La JEF utilizza gli stessi standard, procedure e dottrine operative della NATO. Può operare in totale autonomia per gestire crisi locali oppure fungere da “apripista” o supporto integrato all’interno di una missione NATO o dell’ONU.
Creata ufficialmente nel 2014, la JEF ha assunto un ruolo centrale per la sicurezza del Nord Europa e la deterrenza contro minacce nell’area baltica e artica.
Detto in sintesi, la JEF ha tutte le caratteristiche di un’alternativa alla Nato a guida inglese.
Come vedranno gli Stati Uniti questa parte delle dichiarazioni di Zaluzhnyi è tutto da capire, ma potrebbe essere un semplice modo per dire agli Ucraini che anche senza NATO la deterrenza nei confronti della Russia c’è comunque e quindi sulla vicenda Alleanza Atlantica si può chiudere la partita.
Le altre richieste della Russia non negoziabili
Riprendiamo Metternich, il quale ci dice che è necessaria una corretta valutazione degli interessi reali, mentre gli interessi “particolari hanno un’importanza del tutto secondaria, e solo politici miopi e impazienti possono credere nella saggezza di coltivarli”. [v]
Vediamo quali sono le altre richieste russe.
Mosca pretende il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea (annessa nel 2014) e sulle quattro regioni dell’est e del sud dell’Ucraina: Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. La Russia richiede che l’esercito ucraino si ritiri completamente da tutti i territori di queste quattro regioni, comprese le zone ancora sotto il controllo di Kiev.
Vediamo quali possono essere gli interessi reali dei russi sulla base del criterio di Metternich.

La parte dell’Ucraina occupata dalla Russia

I porti che nella cartina sono considerati ucraini ora sono sotto il controllo russo.

L’Idrovia dei cinque mari
La Russia controlla interamente la costa ucraina del Mar d’Azov e la penisola di Crimea, annessa nel 2014. Nel Mar Nero occidentale, Mosca controlla militarmente gran parte dello spazio marittimo, sebbene la sua supremazia sia contrastata dai droni e dai missili ucraini, che impediscono il pieno dominio della zona a ovest verso Odessa.
Controllare il Mar d’Azov significa controllare il pieno utilizzo dell’«Idrovia dei cinque mari» (ufficialmente Sistema unificato di idrovie della Russia europea), una vasta rete di canali, fiumi e laghi navigabili che interconnette tutti i bacini marittimi che circondano la Russia europea.
Grazie a questa infrastruttura, la città di Mosca – pur trovandosi nell’entroterra – è spesso chiamata il «Porto dei Cinque Mari».
I Cinque Mari collegati dalla possibilità di una navigazione continua sono: Mar Baltico (a ovest), Mar Bianco (a nord), Mar Caspio (a sud-est), Mar d’Azov (a sud-ovest), Mar Nero (collegato direttamente attraverso il Mar d’Azov e lo stretto di Kerč’).
La spina dorsale dell’intero sistema è il fiume Volga, mentre le vie d’acqua artificiali principali che completano il circuito sono: Canale Volga-Don (101 km – Collega il fiume Volga al fiume Don.
È il tratto fondamentale che unisce il bacino interno del Mar Caspio con il Mar d’Azov e, di conseguenza, con il Mar Nero e il Mediterraneo); Canale Volga-Baltico (Serie di canali e fiumi, tra cui i laghi Ladoga e Onega e il fiume Neva, che uniscono la Volga al Golfo di Finlandia e al Mar Baltico; il Canale Mar Bianco-Mar Baltico – Belomorkanal (Snodo settentrionale che mette in comunicazione il Lago Onega con il Mar Bianco – Oceano Artico); Canale di Mosca (Collega direttamente il fiume Mosca con il Volga, rendendo la capitale accessibile al traffico navale merci e passeggeri).
L’idrovia ha un’importanza strategia e geopolitica, sia militare, in quanto consente alla marina russa di trasferire unità navali di piccole e medie dimensioni (motosiluranti, corvette, sottomarini) tra la Flotta del Nord (Mar Bianco), la Flotta del Baltico, la Flotta del Mar Nero e la Flottiglia del Caspio senza dover circumnavigare l’Europa ed economica, in quanto permette il trasporto interno rinfusa (petrolio, cereali, carbone, materiali da costruzione) riducendo la dipendenza dal trasporto ferroviario e gommato.
È evidente che un Mar d’Azov in mano ucraina e con un’Ucraina nella Nato, significherebbe che la Nato potrebbe rendere in gran parte inutile il sistema idroviario russo.
I due punti di interesse metternichiano non negoziabili, a questo punto, sono la cessione della Crimea e delle zone ucraine conquistate che assicurano il controllo totale del Mar d’Azov.
Il resto potrebbe essere sul tavolo di un possibile negoziato successivo ad una tregua.
Vediamo i punti negoziabili in base alle proposte russe.
L’Ucraina dovrebbe accettare limitazioni stringenti sulle dimensioni delle proprie forze armate e l’impossibilità di detenere sistemi d’arma capaci di colpire in profondità il territorio russo.
Mosca richiede la tutela della lingua russa, la protezione dei cittadini russofoni e la cancellazione delle leggi che limitano i diritti delle minoranze di lingua russa in Ucraina.
Mosca chiede inoltre la revoca completa di tutte le sanzioni economiche e finanziarie imposte dall’Occidente contro la Russia e la restituzione o lo sblocco dei beni sovrani della Banca Centrale Russa congelati nei Paesi occidentali.
Tutto questo è negoziabile, compresa una parte dei territori delle quattro regioni indipendentiste.
Il tema più importante, alla fine, sarà quello della sicurezza e della deterrenza. Tema sul quale Zaluzhnyi è stato esplicito: la NATO è uno strumento vecchio e la sicurezza deve essere trovata con la diplomazia e con una nuova dottrina, una nuova strategia e nuove armi tecnologicamente avanzate.
Lo aveva detto già quando fu estromesso dal comando. Le sue teorie le ha riprese il ministro della Difesa Fedorov, licenziato da Zelensky.
È chiaro che Zelensky non vuole la pace, ma vuole che la guerra continui e, non a caso, continua ad alzare il livello del confronto.
Ora licenziare Zelensky è un elemento vitale per il futuro del Vecchio Continente.
A questo punto è fondamentale rammentare chi è Valerii Zaluzhnyi.
Il generale Zaluzhnyi è stato a capo delle Forze Armate dell’Ucraina nei primi due anni dell’invasione russa su vasta scala. Ha guidato la difesa iniziale di Kiev e la successiva controffensiva ucraina.
Nel febbraio del 2024 è stato rimosso dall’incarico dal presidente Volodymyr Zelenskyy in seguito a divergenze strategiche e politiche. Successivamente all’uscita dai vertici militari, è stato nominato Ambasciatore dell’Ucraina a Londra.
Zaluzhnyi gode di una grandissima popolarità tra la popolazione e nei ranghi militari ucraini. I sondaggi e gli analisti politici lo considerano costantemente come uno dei principali e più accreditati sfidanti di Zelenskyy in vista delle future elezioni presidenziali ucraine.
Zelensky lo ha sostituito con Oleksandr Syrskyi (recentemente rimosso) la cui gestione al vertice delle forze armate ucraine (da febbraio 2024 a luglio 2026) è stata oggetto di forti dibattiti sia all’interno dell’esercito che nella politica ucraina.
L’appellativo di Macellaio gli è stato attribuito da settori delle truppe e da diversi osservatori militari a causa del suo approccio tattico. A Syrskyi è stata contestata una visione di comando di stampo tradizionale e verticistico, caratterizzata dalla difesa ad ogni costo di posizioni strategiche – come nella battaglia di Bakhmut – che ha comportato un tasso molto elevato di perdite umane tra i soldati.
Syrskyi è indirettamente coinvolto nella questione degli appalti (procurement) e della corruzione. Sono emersi duri scontri tra lo Stato Maggiore guidato da Syrskyi e il Ministero della Difesa (in particolare con la gestione di Mykhailo Fedorov).
La critica rivolta allo Stato Maggiore da parte degli organismi anti-corruzione riguardava la stesura dei requisiti tecnici delle armi, che in alcuni casi rischiava di restringere la concorrenza a favore di specifici fornitori.
A luglio, a seguito di crescenti tensioni istituzionali e proteste interne legate sia alle perdite al fronte sia alle riforme della catena di comando, il presidente Zelensky ha rimosso Syrskyi dall’incarico, nominando al suo posto Mykhailo Drapatyi.
Mentre continuano le proteste di piazza in solidarietà a Fedorov, Zelensky continua il giro di giostra delle sostituzioni. Il presidente ucraino ha nominato Rustem Umerov, ex segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa dell’Ucraina, a capo del Servizio di intelligence esterna dell’Ucraina.
Umerov è stato anche uno dei principali membri della squadra negoziale di Kiev nel processo di pace guidato dagli Stati Uniti e, secondo Volodymyr Zelensky, continuerà a occuparsi di questo dossier.
Il presidente ucraino ha spiegato anche che Umerov continuerà a coordinare l’iniziativa Drone Deal con i partner stranieri, anche in Medio Oriente.
L’ex ministro dell’Interno Ihor Klymenko prenderà il posto di Umerov come segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa dell’Ucraina.
Gli ucraini intanto continuano a chiedere a Zelenskyy di reintegrare l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, dopo che la sua destituzione ha scatenato manifestazioni di piazza in tutto il Paese.
Il 31 luglio Kiev ha ospitato quella che, secondo gli organizzatori, è stata “la più grande protesta dalla Rivoluzione della dignità del 2014”.
Tuttavia, mentre i manifestanti promettono di continuare a scendere in piazza, Zelensky non ha dato alcun segnale di voler riportare Fedorov al suo posto.
[i]Henry Kissinger, Diplomazia della Restaurazione, Garzanti
[ii] In Henry Kissinger, Diplomazia della Restaurazione, Garzanti
[iii] Clement von Metternich, Aus Metternich’s Nachgelassenen Papieren, Vienna 1880-1889, citati in Henry Kissinger, Diplomazia della Restaurazione, Garzanti
[iv] Clement von Metternich, Aus Metternich’s Nachgelassenen Papieren, Vienna 1880-1889, citati in Henry Kissinger, Diplomazia della Restaurazione, Garzanti
[v] Clement von Metternich, Aus Metternich’s Nachgelassenen Papieren, Vienna 1880-1889, citati in Henry Kissinger, Diplomazia della Restaurazione, Garzanti





