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Zaluzhnyi: l’Ucraina non entrerà “mai” nella NATO

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L'Ucraina non entrerà "mai" nella NATO

Clamorosa dichiarazione: all’Alleanza ci vorrebbero “circa 12 anni per adottare nuovi standard per raggiungere almeno la metà del livello della Federazione Russa” – Quanto ancora ci faremo prendere in giro da Zelensky?

Come ci informa il Kiyv Independent, il 3 agosto scorso Valerii Zaluzhnyi, ambasciatore ucraino nel Regno Unito ed ex comandante in capo delle forze armate statunitensi, ha detto che l’Ucraina non entrerà mai a far parte della NATO, nonostante anni di sforzi per l’adesione.

Intervenendo a un incontro con gli ambasciatori ucraini a Kiev, Zaluzhnyi ha sostenuto che gli standard militari della NATO sono rimasti indietro rispetto alla realtà della guerra moderna e ha suggerito che l’Ucraina dovrebbe invece perseguire future alleanze di sicurezza europee.

“Personalmente – ha aggiunto Zaluzhnyi – mi sono impegnato affinché adottassimo gli standard NATO e ogni anno sentivo storie su come fossimo sul punto di entrare a far parte della NATO. Purtroppo, non ci entreremo mai”.

Secondo Zaluzhnyi, commenta il Kiyv Independent, uno dei principali ostacoli è rappresentato dal fatto che gli standard della NATO sono obsoleti.

“È impossibile – ha detto Zaluzhnyi – per le Forze Armate ucraine, dato il loro attuale livello di sviluppo, entrare a far parte di un’organizzazione che si ispira alle dottrine della Seconda Guerra Mondiale”.

L’ex comandante dell’esercito ucraino ha inoltre affermato che ci vorrebbero “circa 12 anni” all’alleanza per adottare nuovi standard “per raggiungere almeno la metà del livello della Federazione Russa”.

Invece di aderire alla NATO, Zaluzhnyi ha affermato che l’Ucraina dovrebbe concentrarsi sugli accordi di sicurezza regionali emergenti.

“L’Ucraina… si allineerà con i blocchi e le alleanze che probabilmente si formeranno – ha affermato Zaluzhnyi – Molto probabilmente, parleremo di un blocco di sicurezza militare europeo”.

Mentre Zaluzhnyi fa dichiarazioni assolutamente sconvolgenti per la narrazione mainstream, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il giostraio di Kiev, continua a far girare la giostra degli incarichi e ha rimosso l’ambasciatrice ucraina negli Stati Uniti, Olga Stefanishyna. Lo riporta RBC-Ukraine, citando il relativo decreto del capo dello Stato ucraino.

“Il decreto dispone la rimozione di Stefanishina Olga Vitalievna dalla carica di ambasciatrice straordinaria e plenipotenziaria dell’Ucraina presso gli Stati Uniti d’America”.

L’ennesimo giro di giostra del giocoliere di Kiev, che dovrebbe licenziare solo sé stesso, dimostra che la sua credibilità dovrebbe essere ormai arrivata alla fine, salvo che la propaganda mainstream non ci voglia convincere che lui vincerà, così da metterci le mani nel portafogli per il riarmo alla Ursula.

Come ci informa il Kiyv Independent, decisione di rimuovere l’ambasciatrice in USA giunge nel contesto di un importante rimpasto di governo e di una più ampia rotazione degli ambasciatori ucraini.

Zelensky non ha fornito alcuna motivazione per il licenziamento di Stefanishyna e non ha ancora annunciato il suo successore.

Inizialmente aveva previsto di nominare Yuliia Svyrydenko, la prima ministra recentemente destituita, come ambasciatrice dell’Ucraina a Washington. Ma lei non ha accettato l’incarico, infliggendo, commenta il Kiyv Indpendent, un duro colpo ai piani dell’amministrazione presidenziale.

Nel corso della giornata del 3 agosto, Zelensky ha inoltre rimosso dall’incarico gli ambasciatori ucraini in Brunei, Kirghizistan, Tagikistan, Austria e Libia, secondo un decreto pubblicato sul sito web dell’ufficio presidenziale.

L’addio di Stefanyshina giunge, inoltre, in un clima di speculazioni riguardo alla possibilità che possa dover affrontare accuse penali, in quanto è stata oggetto di indagine da parte dell’Ufficio nazionale anticorruzione in relazione a presunte irregolarità riguardanti l’Agenzia per il recupero e la gestione dei beni, sebbene non sia stata formalmente incriminata.

I media ucraini avevano precedentemente riportato che società collegate al suo ex marito avevano ricevuto contratti per la gestione di beni sequestrati. Nel 2019 era stata anche accusata in un altro caso di appropriazione indebita.

Stefanishyna è stata nominata ambasciatrice dell’Ucraina negli Stati Uniti nell’agosto del 2025. In precedenza, ha ricoperto per cinque anni ruoli di alto livello nel governo, come vice primo ministro per l’integrazione europea ed euro-atlantica e come ministro della giustizia nel 2024.

Mentre la propaganda continua a mostrarci l’eroe di Kiev, a dirci qualcosa in merito ci pensa un’ucraina a denominazione d’origine controllata e che lo conosce bene, la sua ex portavoce Yulia Mendel, la quale afferma: “Lui è il principale beneficiario della guerra, si arricchisce e governa da anni”.

Yulia Mendel, portavoce del presidente ucraino dal 2019 al 2021, ha rivolto pesanti accuse all’ex capo per il quale aveva lavorato, sostenendo che la concentrazione di potere nelle sue mani rappresenterebbe oggi uno dei principali ostacoli al futuro dell’Ucraina.

“È diventato il principale beneficiario della guerra – ha detto la Mendel –  e, oltre a essere il problema principale del Paese, continua ad arricchirsi con i fondi europei e statunitensi e governa da anni come un dittatore”.

La Mendel aveva già accusato Zelensky di volere che i suoi collaboratori facessero “propaganda alla Goebbels per dipingere Kiev vincente”.

La Mendel ha dichiarato di aver iniziato a nutrire dubbi già nel 2021, prima dell’inizio della guerra con la Russia nel febbraio 2022, e di aver visto successivamente un progressivo deterioramento delle istituzioni democratiche ucraine.

Secondo l’ex portavoce, la guerra avrebbe favorito un accentramento del potere intorno alla figura del presidente, trasformando la sua immagine nel simbolo quasi esclusivo del Paese.

“Il mondo, in definitiva, identifica l’Ucraina con il volto di un solo uomo”, ha affermato Mendel, criticando quella che definisce una rappresentazione eccessivamente personalizzata della causa ucraina.

A suo giudizio, l’immagine internazionale costruita intorno a Zelensky avrebbe oscurato la complessità della società ucraina e delle sue istituzioni.

La Mendel sostiene che la guerra ha permesso a Zelensky di rimanere alla guida del Paese anche dopo la scadenza del mandato presidenziale, con il rinvio delle elezioni giustificato dalla legge marziale.

Secondo la sua ricostruzione, il presidente sarebbe diventato il principale beneficiario politico della situazione creatasi dopo l’inizio del conflitto.

L’ex portavoce ha inoltre denunciato i problemi legati alla corruzione e alla gestione delle risorse economiche destinate all’Ucraina. Alcune aziende vicine agli ambienti del potere avrebbero beneficiato dei finanziamenti arrivati dall’Unione Europea.

Accuse che si inseriscono nel più ampio dibattito interno ucraino sulla trasparenza delle istituzioni e sulla lotta alla corruzione, un tema centrale anche nei rapporti tra Kiev e i suoi alleati occidentali.

Mendel ha criticato anche il sistema di mobilitazione militare adottato dall’Ucraina, descrivendo episodi in cui gli addetti al reclutamento hanno utilizzato metodi coercitivi contro cittadini chiamati alle armi.

A suo giudizio, tali pratiche avrebbero contribuito a indebolire la fiducia della popolazione nelle istituzioni e ad alimentare tensioni sociali.

“Lo Stato accusa chi fugge dal Paese, mentre il popolo accusa lo Stato”, ha dichiarato, invitando i Paesi occidentali a spingere per una soluzione diplomatica del conflitto.

Le dichiarazioni di Mendel arrivano in un momento delicato per l’Ucraina, impegnata sul fronte militare e alle prese con un crescente dibattito interno sulla durata della guerra, sulla gestione del potere e sulle prospettive future del Paese.

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