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L’Artico è la nuova profondità strategica dell’Europa

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L'Artico è la nuova profondità strategica dell'Europa

La chiave da non perdere di vista

La sequenza delle notizie, in geopolitica, a volte dice più delle singole notizie.

Il 7 settembre l’Unione europea rafforza il rapporto con la Groenlandia, annunciando un pacchetto Global Gateway da 200 milioni di euro destinato a connettività, energia e materie prime critiche.

Il 16 e 17 settembre Mark Carney arriva a Strasburgo, incontra Ursula von der Leyen e Roberta Metsola e apre una nuova fase del rapporto tra Canada e Unione europea: von der Leyen parla di andare oltre il CETA, l’accordo di libero scambio UE – Canada, e apre alla possibilità di un futuro status di “associate member” per Ottawa; Carney, davanti al Parlamento europeo, individua proprio nella “unique Arctic geography” del Canada uno degli elementi strategici della nuova partnership.

Il 18 settembre Donald Trump annuncia un accordo con Danimarca e Groenlandia che assegna agli Stati Uniti un ruolo permanente nella sicurezza dell’isola, rafforza i diritti americani di accesso, basing e sorvolo e prevede restrizioni agli investimenti sensibili di Paesi non NATO.

Non abbiamo elementi per sostenere che un evento sia stato provocato dall’altro. Ma sarebbe un errore non osservare ciò che questa successione rende visibile.

Nel giro di pochi giorni, tre attori occidentali hanno concentrato la propria attenzione sulla stessa geografia, Groenlandia, Canada, Nord Atlantico, Artico.

Ed è qui che la notizia supera la dimensione territoriale e diventa una questione di architettura strategica.

La Groenlandia è il punto di connessione tra Nord America, Atlantico settentrionale e Artico. Il Canada costituisce la grande profondità territoriale dell’Artico occidentale, con accesso sia all’Atlantico sia al Pacifico e con risorse energetiche e minerarie strategiche.

L’Europa, che non possiede direttamente quella massa territoriale, sta cercando di costruire attraverso partnership, investimenti e infrastrutture un accesso più strutturale al Grande Nord.

Gli Stati Uniti, invece, stanno chiarendo che la Groenlandia dovrà rimanere stabilmente dentro il proprio perimetro di sicurezza. Trump ha annunciato il concetto di controllo strategico, che è ben diverso da quello di sovranità.

Secondo Reuters, l’intesa rafforza i diritti americani di accesso, basing e sorvolo e introduce un filtro sugli investimenti sensibili provenienti da Paesi non NATO; la sua validità dovrebbe inoltre estendersi anche a un’eventuale futura indipendenza groenlandese.

Il significato geopolitico è quindi molto preciso, Washington vuole impedire che la Groenlandia possa diventare una piattaforma strategica per un concorrente.

È la logica della competizione tra grandi potenze nella sua forma più essenziale, non conta soltanto ciò che si possiede, ma anche ciò che si impedisce agli altri di acquisire.

La Groenlandia vale per la sua posizione prima ancora che per le sue dimensioni economiche.

È collocata nel cuore delle direttrici che collegano Nord America, Atlantico e Artico; possiede risorse minerarie strategiche; è attraversata da interessi infrastrutturali, satellitari e digitali; e si trova in una regione nella quale la progressiva accessibilità delle rotte settentrionali sta modificando il valore della distanza geografica.

Ed è qui che la notizia americana si salda con quella europea.

L’Unione europea aveva già iniziato a costruire una propria presenza in Groenlandia.

Il 7 settembre Ursula von der Leyen era andata a Nuuk, dove l’Unione europea ha annunciato un pacchetto Global Gateway da 200 milioni di euro per rafforzare in Groenlandia connettività, energia e sviluppo delle materie prime critiche.

Non è quindi soltanto un investimento economico ma è l’ingresso dell’Europa nella costruzione materiale della nuova geografia artica, attraverso infrastrutture e filiere strategiche.

Pochi giorni dopo, Bruxelles avrebbe aperto una nuova fase del rapporto con il Canada, mentre Washington avrebbe annunciato l’accordo sulla sicurezza della Groenlandia.

Tre movimenti distinti, nessun disegno comune dimostrabile, ma una stessa direzione geografica, il Nord.

Pochi giorni dopo, Carney porta al centro del rapporto con l’Europa la geografia artica canadese.

Il suo ragionamento è particolarmente significativo, l’Europa possiede mercato, capacità industriale, ricerca e standard; il Canada possiede energia, minerali critici, capacità spaziali, AI, quantum e una posizione geografica privilegiata tra Atlantico, Pacifico e Artico.

L’obiettivo dichiarato non è l’autosufficienza, ma la diversificazione e la capacità di ridurre le vulnerabilità reciproche. Questa è la chiave da non perdere di vista.

L’Europa sta cercando profondità strategica non attraverso l’espansione dei propri confini, ma attraverso la costruzione di connessioni. Materie prime, energia, porti, cavi, satelliti, infrastrutture digitali, capacità industriale e sicurezza stanno entrando progressivamente nello stesso sistema.

L’economia diventa sicurezza e la sicurezza protegge l’economia.

In questa trasformazione il Canada assume un valore particolare, non è soltanto un partner commerciale, né soltanto un alleato della NATO. È la grande piattaforma territoriale attraverso la quale l’Europa può aumentare la propria profondità verso il Nord.

Il rapporto con Ottawa, dunque, può essere letto come uno degli strumenti attraverso cui Bruxelles cerca di ridurre la propria dipendenza da singole direttrici energetiche, industriali e strategiche.

La Russia possiede la maggiore estensione territoriale artica e ha sviluppato lungo la propria fascia settentrionale infrastrutture energetiche, logistiche e militari.

La Cina, pur non essendo una potenza artica territoriale, ha costruito una presenza economica e scientifica nel Grande Nord e considera le rotte settentrionali una componente potenziale della propria proiezione commerciale.

In questo quadro, l’esclusione degli investimenti sensibili dei Paesi non NATO dalla Groenlandia assume un significato preciso: evitare che uno spazio strategico occidentale possa diventare una piattaforma di penetrazione di Mosca o Pechino.

Se per decenni la profondità strategica europea è stata pensata soprattutto verso est, oggi deve essere pensata anche verso nord.

La guerra in Ucraina ha riportato il fianco orientale al centro della sicurezza continentale, ma contemporaneamente il cambiamento climatico, le nuove rotte marittime, la competizione per i minerali critici, la transizione energetica e la rivalità tecnologica stanno trasformando l’Artico in uno spazio nel quale convergono interessi economici e strategici.

La geografia resta il vero potere, non serve possedere un territorio per averne una funzione strategica, ma per poter accedere alle sue risorse, proteggerne le infrastrutture, partecipare alle sue reti e impedire che un avversario ne acquisisca il controllo.

La Groenlandia rappresenta oggi il punto in cui questa logica diventa più evidente. Gli Stati Uniti stanno consolidando il pilastro della sicurezza. Il Canada rappresenta la profondità territoriale e delle risorse. La Groenlandia è il cardine geografico.

L’Europa sta cercando di costruire accesso economico, tecnologico e industriale. Russia e Cina osservano e cercano spazi di penetrazione.
Non è ancora una nuova architettura compiuta.

Ma la sua infrastruttura sta prendendo forma. La Groenlandia è il cardine, il Canada è il ponte e il Nord Atlantico è il corridoio: l’Artico è il sistema.

La nuova profondità strategica dell’Europa potrebbe iniziare proprio da lì.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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