Alcune peculiarità dell’odioso fenomeno
Premessa – Nella giornata del 18 settembre, mentre ero intento a studiare pile di documenti di analisi sulla situazione geopolitica globale provenienti da centri studi internazionali, mi è arrivata la notifica dell’ennesima aggressione antisemita in Italia, a Milano per la precisione, ai danni di un rabbino sessantenne della locale comunità ebraica.
Quest’uomo era stato nel pomeriggio precedente insultato e aggredito da tre ragazzi, che dopo averlo accerchiato, lo avevano preso violentemente a calci e pugni a una fermata di un autobus.
Le forze di polizia avevano ben presto arrestato un ventenne tunisino e denunciato gli altri due ragazzi, di 19 e 22 anni, di origini tunisine e marocchine. Questo è unicamente l’ultimo episodio, l’ultimo vile e disgustoso atto di violenza contro l'”ebreo”.
Ho interrotto i miei studi, e ho cercato di riflettere, cercando il perché di questa deriva pericolosa, il perché di questa diffusa ignoranza, il perché di questo odio contro l’ebreo.
Oramai questi episodi ci appaiono normali e meritano unicamente scarni comunicati sui media; in molti casi accettiamo silenziosi ogni tipo di insulto contro gli ebrei, non solo in Italia intendiamoci, ma in diverse parti del mondo.
“Se la sono cercata”, “Israele non ha alcun diritto di esistere”, “la lobby ebraica ha infestato il mondo”, “gli ebrei devono sparire e Israele deve essere cancellato”, “gli ebrei non hanno diritto di parlare nelle università e nelle manifestazioni artistiche, cinematografiche o musicali”.
Tutte espressioni emerse oggi, nel 2026, intrise di violenza, disgustose e ripugnanti che speravamo fossero unicamente un ricordo di un tempo finito. E sul web molto, molto altro! Se ne parla poco, troppo poco!
L’antisemitismo dilaga, lo sentiamo ovunque, si propaga come un tumore, si sviluppa in mille metastasi, trasformandosi in slogan, reel, vignette aberranti e affermazioni che nulla hanno da invidiare alla propaganda nazista.
Eppure, davanti a tutto questo, rimaniamo in un sostanziale silenzio, in una sorta di ignavia, spesso innaffiata da una debordante tracotanza, intrisa di grassa e purulenta ignoranza.
Oggi cercheremo di approfondire nuovamente questo tema, sicuramente sottostimato, evidenziando alcune peculiarità dell’odioso fenomeno, nel tentativo che possa far riflettere.
Lo faremo attraverso alcuni stralci di brevi analisi, accompagnate dagli ultimi dati certi, certificati, allo scopo di comprendere realmente il fenomeno sicuramente in crescita, offrendovi, come sempre, i rapporti completi in allegato.
Rapporto annuale sull’antisemitismo dell’Università di Tel Aviv 2025
Il 13 aprile 2026, in occasione della Giornata della Memoria dei Martiri e degli Eroi della Shoah, l’Università di Tel Aviv ha pubblicato il suo Rapporto annuale sull’antisemitismo per il 2025 che è possibile consultare nella sua completezza nel link in descrizione.
Il rapporto annuale sull’antisemitismo dell’Università di Tel Aviv viene pubblicato dal 2001. Il rapporto è considerato il documento più importante nel suo genere ed è citato da centinaia di testate giornalistiche in tutto il mondo.
Si basa su dati provenienti da decine di autorità di contrasto a livello globale, commissioni specializzate, comunità ebraiche, articoli di stampa, interviste e ricerche sul campo condotte dai ricercatori, e include anche approfonditi studi su cause, caratteristiche e tendenze.
Il rapporto è pubblicato dal Centro per lo Studio dell’Ebraismo Europeo Contemporaneo e dall’Istituto Irwin Cotler per la Democrazia, i Diritti Umani e la Giustizia.
Nel corso del 2025, 20 ebrei sono stati uccisi in quattro diversi attacchi. Si tratta del numero più alto di vittime di attacchi antisemiti in oltre trent’anni. In molti Paesi, il 2025 ha visto un aumento rispetto al 2024 del numero di ebrei vittime di violenza fisica, come percosse o lanci di pietre.
In ogni Paese occidentale, il numero totale di incidenti è rimasto di decine di punti percentuali superiore rispetto al 2022, l’anno precedente la guerra a Gaza.
Secondo il professor Uriya Shavit, caporedattore del rapporto di 152 pagine, “I dati destano preoccupazione, in quanto indicano che un elevato numero di episodi di antisemitismo sta diventando una realtà normalizzata. Il picco nel numero di incidenti è stato registrato subito dopo gli attentati del 7 ottobre, dopodiché abbiamo assistito a una tendenza al ribasso, che purtroppo non si è confermata nel 2025. Il forte aumento dei casi di violenza grave non sorprende. Vale la regola che si applica a tutti i tipi di reato: quando le forze dell’ordine sono indifferenti ai piccoli reati, il risultato sono i grandi reati”.
Secondo il rapporto, i dati relativi all’Australia nel 2025 sono particolarmente allarmanti. Oltre a un elevato numero di attacchi violenti, tra cui il massacro di Hanukkah vicino a Sydney in cui sono stati uccisi 15 ebrei, il numero totale di episodi di antisemitismo è aumentato da 1.727 nel 2024 a 1.750 nel 2025.
A titolo di confronto, nel 2023 si sono registrati 1.200 episodi e nel 2022 472. Ancora più allarmante è il fatto che la fine della guerra a Gaza abbia portato a un relativo aumento del numero di episodi: rispetto ai 492 registrati tra ottobre e dicembre 2024, nello stesso periodo del 2025 se ne sono verificati 588.
In Canada, il numero totale di incidenti è cresciuto da 6.219 nel 2024 a 6.800 nel 2025, un numero più che triplo rispetto al 2022. In Gran Bretagna, il numero totale di incidenti è aumentato da 3.556 nel 2024 a 3.700 nel 2025, rispetto ai 4.298 del 2023 e ai 1.662 del 2022.
Come in Australia, anche in Gran Bretagna la fine della guerra a Gaza ha portato a un aumento del numero totale di incidenti: mentre tra ottobre e dicembre 2024 si sono verificati 741 incidenti nel regno, nello stesso periodo del 2025 il numero è salito a 1.078.
Il numero di casi di violenza grave è aumentato da due nel 2024 a quattro nel 2025, mentre il numero di altri episodi di violenza (ad esempio il lancio di pietre) è diminuito da 202 a 170 e i casi di vandalismo sono aumentati da 157 a 217.
In Francia, che ha la terza popolazione ebraica più numerosa dopo Israele e gli Stati Uniti, il numero totale di episodi è diminuito da 1.570 nel 2024 a 1.320 nel 2025 (rispetto ai 436 del 2022). Tuttavia, il numero di episodi di violenza fisica è aumentato da 106 nel 2024 a 126 nel 2025.
In Germania, si è registrato un calo nel numero di episodi: 5.729 nel 2025 rispetto ai 6.560 del 2024 (e ai 2.811 del 2022). Tuttavia, nel numero di episodi che hanno comportato violenza fisica, si è registrata una diminuzione minore: 144 rispetto ai 148.
In Belgio, il numero di episodi è aumentato da 129 nel 2024 a 232 nel 2025, e il numero di aggressioni fisiche è aumentato da 27 a 32.
A New York, la più grande città ebraica del mondo, il numero di incidenti è diminuito da 344 nel 2024 a 324 nel 2025; tuttavia, nei mesi di ottobre – dicembre, dopo la fine della guerra, il numero è aumentato da 68 a 80.
A Chicago, il numero di incidenti è diminuito da 79 nel 2024 a 47 nel 2025; tuttavia, il numero di incidenti che hanno comportato violenza fisica in quel periodo è aumentato da otto a 10.
I dati sugli incidenti negli Stati Uniti si riferiscono alle denunce registrate dalla polizia e non da commissioni e organizzazioni di monitoraggio, ed è meno probabile che includano incidenti minori e molestie sui social media.
Uno studio esaustivo e senza precedenti, pubblicato nel rapporto, ha esaminato, attraverso l’analisi di migliaia di documenti legali e giornalistici, nonché interviste con avvocati, i profili degli attacchi antisemiti e degli autori perseguiti nei quattro paesi con la più alta concentrazione di ebrei: Stati Uniti, Francia, Canada e Regno Unito, tra il 2020 e il 2025.
Il dottor Carl Yonker, direttore della ricerca, ha osservato: “Lo studio chiarisce perché sia così difficile prevenire gli attacchi antisemiti. Un’analisi di decine di atti d’accusa e sentenze dimostra che molti degli autori sono ‘lupi solitari’ che non operano all’interno di alcuna struttura organizzativa. Provengono principalmente da due estremi politici completamente diversi: cristiani bianchi devoti alla ‘supremazia bianca’ da un lato, e musulmani antisionisti dall’altro. Lo studio pionieristico è stato realizzato con la partecipazione dei ricercatori Noah Abrahams, Elie Houé e Antonio Peña”.
Come ogni anno, il rapporto TAU include anche dati sugli episodi di antisemitismo nei paesi con comunità ebraiche relativamente piccole, e anche in questo caso l’andamento generale è complesso. In Messico, nel 2025 sono stati registrati 70 episodi rispetto ai 53 del 2024.
In Sudafrica, nel 2025 sono stati registrati 95 episodi rispetto ai 128 del 2024. In Italia, nel 2025 sono stati registrati 963 episodi rispetto agli 877 del 2024, di cui 11 casi di aggressione fisica rispetto agli otto del 2024. In Cile, sono stati registrati 27 episodi rispetto ai 51 del 2024.
In Spagna, sono stati registrati 207 episodi rispetto ai 193 del 2025. In Nuova Zelanda, nel 2025 si sono registrati 143 episodi rispetto ai 131 del 2024, di cui cinque aggressioni fisiche rispetto ai due del 2024. In Bulgaria sono stati registrati 55 episodi rispetto ai 50 del Canada.
Il professor Irwin Cotler, ex ministro della Giustizia del Canada, ha dichiarato: “Stiamo assistendo non solo a un’esplosione globale senza precedenti di episodi di antisemitismo da quando sono iniziate le rilevazioni negli anni ’70, ma, cosa ancora più inquietante, a un’esplosione senza precedenti di crimini d’odio contro gli ebrei, dove, ad esempio, gli ebrei canadesi, che rappresentano l’1% della popolazione del Paese, sono bersaglio del 72% dei crimini d’odio denunciati e hanno 25 volte più probabilità di essere presi di mira rispetto a qualsiasi altro gruppo di minoranza”.
Il dottor Yonker, il cui esaustivo articolo sul dilagante antisemitismo nel movimento conservatore statunitense è incluso nel rapporto, ha osservato che attualmente negli Stati Uniti si registra una deriva enorme e pericolosa contro Israele, e l’antisemitismo sta prosperando come non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale.
https://cst.tau.ac.il/wp-content/uploads/2026/04/AntisemitismWorldwide_2025_FINAL.pdf
https://english.tau.ac.il/news/antisemitism-report-2026
https://www.gov.il/en/pages/tel-aviv-university-s-annual-antisemitism-report-2025-13-apr-2026
Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia – 2025
Il rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia 2025 edito dalla Fondazione CDEC è stato pubblicato e presentato al Senato della Repubblica il 3 marzo 2026 ed è possibile consultarlo nella sua completezza nel link in descrizione.
Nella sintesi del documento elaborata dagli analisti, si afferma che nel corso del 2025:
si sono registrati 963 episodi di antisemitismo, a fronte di 1492 segnalazioni ricevute. Questo dato rappresenta una crescita di circa il 10% rispetto allo scorso anno, del 100% rispetto al 2023 e di ben il 400% rispetto al 2022. Si tratta, dunque, di un trend in continua crescita;
la matrice principale delle manifestazioni di odio è stata legata a Israele. Antichi pregiudizi – come l’accusa del sangue, il mito dell’elezione e l’odio verso il genere umano – sono stati trasferiti sul sionismo e sullo Stato di Israele.
Sebbene le diffamazioni rappresentino la maggior parte degli episodi, seguite dalle minacce, gli incrementi maggiori rispetto allo scorso anno hanno riguardato le discriminazioni (+100%) e le aggressioni fisiche (+225%). In altri termini, gli atti più gravi sono cresciuti maggiormente.
Le manifestazioni di palese antisemitismo online rappresentano oltre il 66% dei casi.
Particolarmente diffuso è l’uso di emoji o numeri apparentemente innocui (come il gufo, il polpo, 109, 14/88, le triple parentesi (((cognome))), il triangolo rosso) per veicolare messaggi d’odio nelle subculture digitali.
I mesi estivi, e in particolare giugno e luglio, hanno mostrato picchi particolarmente elevati, coincisi con la missione della Global Sumud Flotilla. Anche le Olimpiadi di Milano – Cortina, all’inizio del 2026, hanno evidenziato vari episodi di antisemitismo.
In termini geografici, gli episodi di antisemitismo fisico da noi osservati si sono concentrati in Lombardia e Lazio, seguiti da Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto.
Forse il dato più inquietante è che il 14% degli italiani concorda con l’ipotesi di espellere gli ebrei dall’Italia. Manifestare la propria identità (ad esempio parlare in ebraico o indossare la kippah) comporta oggi rischi particolarmente elevati di aggressione e marginalizzazione.
Il Rapporto si basa sulla definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), largamente in uso internazionalmente e analizzata nel contributo scientifico del prof. Sergio Della Pergola.
Merita ricordare, infatti, che nello spirito della Dichiarazione di Stoccolma che afferma: “Con l’umanità ancora segnata da antisemitismo e xenofobia la comunità internazionale condivide una solenne responsabilità di combattere questi fenomeni dannosi”, la commissione sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto chiese alla Plenaria dell’IHRA, che si teneva a Budapest nel 2015, di adottare la seguente definizione operativa di antisemitismo.
Il 26 maggio 2016 successivo la Plenaria, che si teneva a Bucarest, decise di adottare la seguente definizione non giuridicamente vincolante di antisemitismo: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.
Gli atti di antisemitismo sono considerati crimini quando vengono definiti tali dalla legge del Paese (per esempio, negazione dell’Olocausto o la distribuzione di materiali antisemiti in alcuni Paesi).
Gli atti criminali sono considerati antisemiti quando l’obiettivo degli attacchi, sia che siano persone o proprietà – edifici, scuole, luoghi di culto o cimiteri – sono scelti perché sono, o sono percepiti, ebrei, ebraici o legati agli ebrei.
La discriminazione antisemita è la negazione nei confronti degli ebrei di opportunità o servizi che sono disponibili agli altri ed è illegale in molti paesi.
https://www.cdec.it/wp-content/uploads/2026/02/Rapporto-Antisemitismo-2025DEF.pdf
Vittime degli atti di antisemitismo
Nella parte del rapporto edito dalla Fondazione CDEC, dedicato alle vittime degli atti di antisemitismo in Italia, si evince che:
736 episodi coinvolgono ebrei e/o enti ebraici indefiniti e descritti sulla base di pregiudizi giudeofobici: “crudeli”, “sanguinari”, “razzisti”, “ricchi”, “astuti”, “tirchi”, “vendicativi”, “tendenti al dominio e alle cospirazioni”, “nazisti”. Questi miti di accusa hanno le loro radici nel bimillenario “archivio antiebraico” (Levis Sullam, L’archivio antiebraico, Laterza, Romai, 2008).
Il linguaggio utilizzato nelle invettive online è spesso triviale e denso di metafore legate alla Shoah (“saponette mancate”, “vi aspettano i forni”, “alle docce”). Le vittime di antisemitismo vengono sempre più identificate esplicitamente come ebree da parte degli autori degli atti ostili.
Talvolta, per indicare gli ebrei si ricorre anche a termini quali “ashkenaziti” o “falsi ebrei” (Nei termini “ashkenazita” o “falso ebreo”, e “sionista” vanno a confluire tutta una serie di miti di accusa giudeofobici. Il “falso ebreo” – razzista, suprematista, etc. – viene contrapposto in chiave negativa ad un immaginario “vero ebreo” o “ebreo democratico” a cui gli antisemiti attribuiscono una serie di caratteristiche che ritengono positive e che variano da individuo a individuo in base alla formazione ideologica).
Questi ebrei indefiniti sono spesso inquadrati come sionisti, termine quest’ultimo che ha assunto un significato distorto, e sintetizza i principali schemi narrativi dell’immaginario antiebraico: accuse di razzismo per elezione, crudeltà, cospirazione e volontà di dominio.
I restanti 227 episodi riguardano individui ebrei (o ritenuti tali) e/o enti ebraici (o ritenuti tali), anch’essi stereotipati, demonizzati secondo consolidate generalizzazioni negative e tacciati di sionismo, quali i giornalisti Enrico Mentana, Maurizio Molinari, Paolo Mieli, David Parenzo, Tiziana Della Rocca, David Zebuloni, Klaus Davi, Marco Carrai, la senatrice a vita Liliana Segre e i suoi figli, l’eurodeputata Pina Picierno, la deputata Lia Quartapelle, il senatore Ivan Scalfarotto, l’ex deputato Emanuele Fiano, il consigliere comunale Daniele Nahum, la docente Silvia Guetta, il regista Ruggero Gabbai, il Presidente della Comunità ebraica di Roma Victor Fadlun, il Presidente UGEI Luca Spizzichino, le Istituzioni ebraiche quali UCEI, UGEI, Keren Kayemeth LeIsrael, le varie comunità ebraiche italiane, la Fondazione CDEC, l’Associazione Figli della Shoah, la Fondazione Museo della Padova Ebraica, e il Memoriale della Shoah.
Le vittime principali non sono più solo le figure note dell’ebraismo italiano. Il fenomeno colpisce luoghi di lavoro e di studio, interessando privati cittadini, come famiglie, giovani studenti, lavoratori nel settore pubblico (medici e insegnanti), pensionati e turisti – a ulteriore dimostrazione della diffusione dell’«antisemitismo popolare».
Casi che rivestono una peculiare gravità sono quelli che coinvolgono docenti di scuola superiore, ostracizzati per le loro radici ebraiche, studenti, pazienti in cura negli ospedali, discriminati e vessati, membri di comunità ebraiche (anche rabbini e persone invalide o malate) offesi e minacciati di morte.
L’impiego del simbolo della svastica in funzione antiebraica non caratterizza solamente il mondo neonazista; dopo il 7 ottobre è diventato di uso trasversale.
La svastica inoltre può assumere molteplici significati: minaccia agli ebrei, accusa agli ebrei di nazismo, o entrambi. Significativo il fatto che immaginario e simbologie naziste continuino a rivestire ancora oggi un ruolo fondamentale nella retorica antisemita.
https://www.cdec.it/wp-content/uploads/2026/02/Rapporto-Antisemitismo-2025DEF.pdf
Antisemitismo in Italia: continuità, trasformazioni e nuove soglie
Murilo Cambruzzi, laureato in Scienze Internazionali ed Istituzione Europee e in Global Politics and Society, ricercatore presso l’Osservatorio Antisemitismo, ha tracciato un interessante analisi su alcuni aspetti meno conosciuti dell’antisemitismo, che desidero proporvi.
Una lettura diversa del fenomeno in argomento che merita di essere conosciuta.
Leggiamo insieme:
La distinzione tra antisemitismo “online” e “offline” è oggi sempre meno netta: i due piani si alimentano reciprocamente, creando un ecosistema dell’odio in cui il linguaggio violento, la disumanizzazione e la discriminazione concreta diventano progressivamente accettabili.
Nel dibattito digitale, soprattutto sui social network, si osserva con frequenza l’uso di un linguaggio che relativizza o minimizza aggressioni, minacce e attentati quando le vittime sono identificate come ebree o come “sioniste”.
Questa dinamica non nasce nel vuoto: essa si innesta su una lunga tradizione di delegittimazione dell’esistenza ebraica nello spazio pubblico, ma oggi assume una forma più esplicita e meno mediata.
La normalizzazione della violenza passa attraverso slogan, meme e commenti che trasformano l’odio in una forma di attivismo politico percepito come legittimo.
In questo contesto, l’ebreo non è più visto come individuo, ma come simbolo di un nemico astratto, responsabile collettivamente di colpe reali o immaginarie. Il salto dall’odio verbale all’atto discriminatorio o aggressivo diventa così più breve, perché la violenza è già stata giustificata sul piano morale.
Un tratto ricorrente dell’antisemitismo, sia storico sia contemporaneo, è la disumanizzazione. Oggi essa si esprime attraverso immagini e paragoni che ritraggono ebrei e israeliani come topi, blatte o altri animali infestanti.
Questo tipo di rappresentazione, diffusa soprattutto online, non è un semplice insulto: è una strategia simbolica che mira a negare l’umanità dell’altro.
La disumanizzazione svolge una funzione precisa. Se l’ebreo viene rappresentato come un parassita o una minaccia biologica, allora l’esclusione, la discriminazione e persino la violenza possono apparire come reazioni “difensive”.
La storia europea del Novecento dimostra quanto questo linguaggio sia pericoloso. Il fatto che oggi riemerga, spesso mascherato da satira o critica politica, segnala una grave regressione culturale.
Un altro aspetto centrale dell’antisemitismo digitale in Italia riguarda gli attacchi sistematici contro personaggi pubblici ebrei.
Figure come Liliana Segre e David Parenzo diventano bersagli privilegiati di commenti offensivi, insulti e minacce, persone vicine o viste come vicine alla comunità ebraica o Israele possono pure diventare bersaglio, come Klaus Davi.
Ciò che accomuna questi attacchi non è soltanto l’odio personale, ma il fatto che l’identità ebraica viene utilizzata come elemento di delegittimazione.
Nel caso di Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e senatrice a vita, l’antisemitismo assume una forma particolarmente inquietante: la memoria della persecuzione viene ribaltata contro la vittima stessa, accusata di strumentalizzare il passato o di non avere diritto di parola nel presente.
Questo meccanismo contribuisce a svuotare la memoria storica del suo significato etico, trasformandola in un terreno di scontro ideologico.
Una delle espressioni diffuse nell’antisemitismo contemporaneo è il paragone tra ebrei o Israele e il nazismo. Questa analogia, oltre a essere storicamente infondata, svolge una funzione di inversione morale: la vittima per eccellenza della persecuzione antisemita viene trasformata nel carnefice assoluto.
Questo tipo di retorica produce una doppia conseguenza. Da un lato banalizza il nazismo e la Shoah, riducendoli a semplici etichette polemiche; dall’altro legittima l’odio contro gli ebrei, presentandolo come una forma di antifascismo o di resistenza morale.
In realtà, si tratta di una forma sofisticata di antisemitismo, che utilizza il linguaggio dei diritti umani per negare i diritti di una minoranza.
Dall’entrata in vigore dal Digital Services Act nel 2023, le piattaforme digitali sono tenute a rimuovere tempestivamente i contenuti che violano le leggi europee e locali per una serie di violazioni, come l’incitamento all’odio e alla violenza.
Nel 2025, Facebook ha preso misure contro 7.6 milioni di item ed Instagram 13.5 milioni tra gennaio e settembre, TikTok ha rimosso circa 27.8 milioni di item che violano le loro policy e YouTube ha rimosso oltre 32 milioni di item.
Nel corso del 2025 sono stati documentati in Italia episodi espliciti di rifiuto di servizio nei confronti di persone definite come “sioniste”, con cartelli e manifesti esposti in esercizi commerciali.
In Sardegna, un locale ha affisso un divieto di accesso in lingua ebraica e inglese, mentre a Napoli un negozio ha esposto un manifesto che chiedeva apertamente la discriminazione dei “sionisti”.
In entrambi i casi, la misura ha colpito ebrei visibilmente identificabili, dimostrando come la distinzione tra critica politica e discriminazione religiosa o etnica sia, nella pratica, inesistente.
A Milano, l’autore di un’aggressione contro cittadini ebrei ha pubblicamente rivendicato il proprio antisemitismo, confermando il nesso diretto tra clima di legittimazione dell’odio e passaggio all’azione violenta.
Sempre a Milano, a settembre, una società specializzata in servizi per persone a mobilità ridotta ha rifiutato il servizio ad una turista israeliana “in protesta contro la pulizia etnica compiuta dal governo israeliano.
Le dinamiche osservate online trovano sempre più spesso una traduzione concreta nello spazio fisico. Episodi di rifiuto di servizio ai cosiddetti “sionisti”, che nella pratica colpiscono ebrei ben identificabili – ortodossi, persone che indossano la kippah o simboli come la stella di David – rappresentano una soglia particolarmente grave.
Cartelli esposti in locali o negozi che dichiarano il divieto di accesso ai “sionisti” segnano un passaggio dalla discriminazione verbale a quella materiale.
La giustificazione addotta, una presunta distinzione tra ebrei e “sionisti”, non regge all’analisi dei fatti, poiché nella maggior parte dei casi la discriminazione si basa su segni esteriori di identità ebraica.
Ciò dimostra come l’antisemitismo contemporaneo sappia adattare il proprio linguaggio senza rinunciare alla sostanza discriminatoria.
Un indicatore particolarmente rilevante per le istituzioni è la progressiva riduzione dello spazio civico per le persone ebree o percepite come vicine a Israele.
In ambito universitario sono stati segnalati casi di studenti ebrei minacciati in aula, nonché episodi di contestazione e intimidazione durante lezioni, conferenze o seminari.
A Venezia, la presenza dell’ex Deputato Emanuele Fiano in un contesto universitario ha suscitato forti contestazioni, evidenziando la difficoltà di garantire un confronto pluralista.
Anche in reazione a simili episodi, gruppi di docenti universitari hanno ritenuto necessario lanciare appelli pubblici per l’approvazione di una legge specifica contro l’antisemitismo, segnalando una percezione diffusa di insufficiente tutela normativa.
Questi episodi non devono essere letti come eventi isolati, ma come segnali di un ambiente in cui l’identità ebraica diventa un movente per ostacolare la piena partecipazione alla vita accademica.
Un fenomeno emergente e particolarmente preoccupante è la riduzione dello spazio civico per le persone ebree o percepite come vicine a Israele. Università, eventi culturali e manifestazioni pubbliche diventano luoghi di contestazione in cui la presenza ebraica è messa in discussione o apertamente osteggiata.
Studenti ebrei minacciati in aula, docenti o ospiti contestati per le loro posizioni, appelli che mirano a escludere determinate voci dal dibattito accademico: tutto ciò contribuisce a creare un clima di intimidazione. Il mondo universitario, che dovrebbe essere uno spazio privilegiato di confronto critico e pluralismo, rischia così di trasformarsi in un ambiente ostile per chi non si conforma a una narrazione dominante.
La richiesta di leggi specifiche contro l’antisemitismo nasce anche da questa consapevolezza: senza strumenti chiari di tutela, il confine tra critica politica e discriminazione identitaria diventa sempre più labile
Infine, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, “nel corso dell’incontro con giornalisti e operatori dell’informazione […] ha definito preoccupante la diffusione di ‘pregiudizi e comportamenti antiebraici’, sottolineando che gli strumenti legislativi attuali per combattere l’odio non siano forse sufficienti e necessitano di un aggiornamento per le minacce di oggi. […] Uno dei punti più importanti della conferenza stampa ha riguardato il sentimento sempre più frequente negli ebrei italiani di isolamento sociale. Non si tratta della paura di atti di violenza estrema, ha spiegato Di Segni, quanto della costante sensazione di non essere più parte di un contesto sociale. Ma anche la paura di indossare pubblicamente segni di riconoscimento come collane con la stella di David e Kippot. Di Segni, ha anche richiamato l’attenzione sull’uso distorto della memoria storica della Shoah in certi dibattiti pubblici e sul rischio che la discussione su Israele e Medio Oriente generi ulteriori fraintendimenti e ribaltamenti, non solo terminologici”.
Ulteriori elementi di criticità emergono in contesti associativi e nei movimenti che si definiscono inclusivi. In occasione di manifestazioni pubbliche, come eventi Pride, gruppi ebraici o attivisti ebrei sono stati contestati o delegittimati a causa della loro identità o di una presunta vicinanza a Israele.
I comunicati di solidarietà della comunità ebraica al gruppo ebraico LGBTQIA+ Magen David Keshet Italia testimoniano un clima in cui l’appartenenza ebraica viene sottoposta a condizioni di accettabilità politica.
https://www.cdec.it/wp-content/uploads/2026/02/Rapporto-Antisemitismo-2025DEF.pdf






