Home editoriali Avviso ai naviganti: elezioni nel 2027, dittatura di Ursula in atto

Avviso ai naviganti: elezioni nel 2027, dittatura di Ursula in atto

0
elezioni 2027 -dittatura UE

Meloni: “Finché ho maggioranza solida intendo governare”. Ursula von der Leyen: “Il destino dell’Europa deve restare nelle mani degli europei”. Quindi si tolga di mezzo con la sua struttura stalinista. Giù le mani dalle nostre case e dai nostri terreni – Quando i democristiani avevano l’anima: Bruno Boni e padre Marcolini

Il Metaverso dei sinistroidi

I sinistroidi democratoidi vivono ormai nel Metaverso e ragionano e si agitano come se le elezioni fossero in questo autunno incipiente (l’Equinozio è mercoledì 23), ma nella realtà le elezioni politiche in Italia sono in autunno del prossimo anno.

Campo Largo, Campo Stretto, Campo Minato, primarie sì, primarie no, bollo auto elettorale.

I sinistroidi democratoidi si agitano come trottole impazzite nel loro Metaverso dove le elezioni sono alle porte e loro vinceranno, governeranno, eleggeranno il nuovo Capo dello Stato, possibilmente lo stesso per il terzo mandato e finalmente allineeranno l’Italia a Bruxelles in chiave di vassallaggio servile.

Avviso ai naviganti nel Metaverso: Giorgia Meloni ha respinto le voci sul voto anticipato. Se ne riparla a fine legislatura.

“Finché ho una maggioranza solida – ha detto Giorgia Meloni – intendo governare questa nazione. E mi pare che i miei colleghi siano d’accordo con me”.

Alla domanda su un’eventuale corsa anticipata alle urne Meloni ha risposto: “Leggo ogni giorno ricostruzioni che non so da dove possano muovere su questa continua tentazione della Meloni di andare a votare. Io sono sempre stata molto chiara: vorrei arrivare alla scadenza della legislatura. Mi pare di aver fatto un certo vanto della stabilità che questo governo ha dato all’Italia e finché potrò governare questa nazione farò del mio meglio per dare le risposte che i cittadini meritano”.

Amen.

Questa è la realtà. Il Metaverso è tutt’altra cosa. Lì i sinistroidi democratoidi giocano al “Governo e al Colle”, nuovo divertimento piccolo borghese elitario da zoo ZTL.

Ovviamente se qualcosa non torna tra la realtà e il metaverso è colpa dei fassssssisti o di Putin.

Con i piedi per terra e con senso della realtà, Giorgia Meloni ha minimizzato il recente incontro a Milano tra il vicepremier Matteo Salvini e l’ambasciatore russo, definendolo “la cosa più naturale del mondo” e ricordando che non sono stati interrotti i rapporti diplomatici né le attività delle imprese italiane che operano in Russia.

Giorgia Meloni ha risposto alle domande dei giornalisti in merito alla presenza del leader della Lega e di circa 150 aziende, ricordando che è attivo da due anni un tavolo permanente al Ministero degli Esteri dedicato proprio alle aziende italiane che continuano a lavorare in Russia.

Il presidente del Consiglio ha ribadito che non esiste un divieto assoluto per le attività commerciali e che l’Italia mantiene ferma la sua posizione politica di chiaro sostegno all’Ucraina.

Nel Metaverso dei sinistroidi democratoidi non è così: siamo in guerra con la Russia al comando degli inglesi, dei volonterosi e di Ursula, per difenderci da Putin che ci invaderà.

Già che ci siamo, facciamo scorte di viveri. Non si sa mai. Anche pastiglie di iodio (volendo anche di odio) per combattere le radiazioni della bomba atomica.

Il Metaverso produce sbandamenti cerebrali, onde di dissesto della ragione, lesioni neuronali.

La realtà della dittatura UE

La realtà di una dittatura è invece presente in tutto quello che ormai fa, dice, propone Ursula von der Leyen, mandata avanti a far brutte figure sul palcoscenico di un’Unione Europea morente per eutanasia autoimposta, ma che in fin di vita sparge veleno.

Nel suo discorso all’Unione, manco fosse un capo di Stato, la funzionaria dell’Unione Europea ha detto: “Il destino dell’Europa deve restare nelle mani degli europei. E il timone, oggi più che mai, deve essere saldo perché ultranazionalisti, euroscettici, russi, hanno tutti un solo obiettivo: distruggere l’Ue”.

Nella prole della signora Ursula, baronessa per avvenuto coniugio, ci sono una verità e una bugia.

La verità è che il destino dell’Europa deve restare nelle mani degli europei e la conseguenza di questa verità è che Ursula deve andarsene con il suo apparato burocratico stalinista.

La bugia è che ultranazionalisti, euroscettici, russi, hanno tutti un solo obiettivo: distruggere l’Ue. No, la verità è che nazionalisti ed euroscettici vogliono mandare a casa lei, vederla fuori dalle scatole (eufemismo), perché di lei e delle sue esternazioni non se ne può più. Riguardo ai russi si rivolga a Lavrov.

L’ultima porcata degna della Rdt e della Stasi

L’ultima porcata in ordine di tempo della dittatura europea guidata da Ursula von der Leyen è la limitazione dell’acquisizione di terreni e case da parte dei privati cittadini.

Per i terreni è ancora in itinere la norma Ue che vieterebbe l’acquisto (forse anche la proprietà, ne imporrebbero la vendita) di terreni agricoli; quando all’atto del rogito l’acquirente risultasse privo di un “titolo di conduzione agricola”, ovvero solo un coltivatore diretto potrà vantare una proprietà agricola.

Questo comporterà che molti cittadini dovranno sbarazzarsi alla svelta di terreni, aziende agricole e case di campagna, onde evitare di pagare tasse dal chiaro sapore di amare sanzioni.

Nei molti paesini italiani dovranno dire addio al fazzoletto di terra tanti insegnanti, postini, impiegati: insomma gente che ha ereditato la vigna o l’oliveto, l’orto o il frutteto dovrà ripiegare sul supermercato.

Anche perché sono in arrivo restrizioni su autoproduzione e consumo, ed è la fine per migliaia di piccole cantine.

Intanto il boccone amaro è già pronto per essere servito ai proprietari di seconde case. L’UE ha già sentenziato che gli italiani hanno creato un deficit immobiliare europeo.

Per la Commissione europea gli italiani sono un esempio negativo: portano come prova analisi anagrafiche in cui si dimostrerebbe che, ancora troppi cittadini del Belpaese nascono in quella dimora e decenni dopo vi muoiono.

Ma la baronessa diventata tale per coniugio e i suoi scherani di Bruxelles sono davvero diventati così intimamente agenti della Stasi da imporre a noi di cambiare casa quando fa comodo a loro per alimentare il mercato immobiliare a vantaggio delle multinazionali?

Possiamo dire che dovete togliervi alla svelta dai c****i?

L’Ue accusa gli italiani di cambiare poco casa, bloccando così il mercato immobiliare: portano l’esempio dei cittadini di Berlino, che traslocherebbero nel corso della loro vita venti volte di più di quelli di Palermo o di Lecce, Ancona e Pescara. I dati all’UE per la comparazione li ha forniti l’Associazione dei comuni italiani (Anci).

E di Berlino chi se ne frega? (frase pericolosamente fascista). I tedeschi sono in crisi, hanno le pezze al culo e vogliono ancora dettare legge secondo le regole della Stasi? Forse è davvero ora di mandarli a coltivare patate.

Andate a chiedere ai Greci, messi in cura dalla Troika comandata da Angela Merkel e dal suo sodale Sarkozy, i quali hanno perso la casa e oggi vivono in case dell’edilizia popolare in mano ai fondi speculativi, cosa pensano dell’UE.

La Commissione stima in Italia la presenza di circa 6milioni di seconde case, a cui si aggiungono 9milioni di palazzi, cascine e alloggi non abitati.

Le cosiddette case vuote che, secondo il censimento, includono immobili dismessi o case senza residenti anagrafici. Oggi circa il 26 per cento degli italiani possiede una seconda casa, fino a vent’anni fa si sfiorava il 40 per cento.

Benissimo. Sono fatti nostri, dei nostri padri e dei nostri nonni. E dei nostri figli. Toglietevi dai c*****i. Giù le mani dal patrimonio immobiliare degli italiani.

La Commissione valuta negativamente anche l’utilizzo delle seconde case per vacanze, fine settimana, messa a reddito come “casa vacanza” o riserva per il futuro anche dei figli.

E chi se ne frega degli scherani delle multinazionali del mattone. Basta logiche da Stasi. Basta dittatura di Bruxelles. Basta Ursula.

La Commissione Europea ha presentato la proposta di regolamento “Affordable Housing Act” che introduce un quadro comune che obbliga gli enti locali a limitare acquisto e uso di seconde case e immobili vuoti, soprattutto nelle aree ad alto stress abitativo.

Cosa prevede la proposta Ue? Che l’Italia è la regina dello stress abitativo, e che le autorità locali dovranno intervenire limitando sia le compravendite che l’utilizzo di immobili per finalità diverse dalla residenza principale.

Dopo toccherà ai terreni agricoli. Obiettivo della Commissione von der Leyen è centralizzare e orientare ogni scelta di spesa dei cittadini: in pratica su patrimoni, risparmi, lavoro o investimenti non ci sarà più libertà di scelta dei singoli, ma si dovranno adeguare ai limiti UE.

L’Europa in riarmo si trasforma così in una grande “democrazia bancariamente protetta”, ossia in una dittatura finanziaria al servizio del capitale finanziario e delle multinazionali. Servi dei servi e scherani oppressori.

Quando i democristiani avevano l’anima

La signora Ursula è una democristiana di quel PPE che è l’asse portante dell’Unione Europea, ossia il partito che ha la massima responsabilità delle porcate in essere avendo venduto l’anima a Mammona.

Ora i democristiani ci vogliono rubare la casa e i terreni, ma un tempo avevano l’anima.

A Brescia, mia città natale, nel corso degli anni Sessanta del secolo scorso, la città e la provincia mutarono profondamente. Nell’immediata periferia cittadina, per accogliere i molti immigrati dalla campagna (circa diecimila), sorsero i quartieri nuovi; si chiamarono: Lamarmora, Primo Maggio, Prealpino, ecc.

Sorsero per iniziativa di un prete con la testa e con l’anima e di un democristiano che di testa ne aveva da vendere e che l’anima l’aveva profondamente connessa con il popolo bresciano, Bruno Boni, sindaco per trent’anni, accompagnato all’ultima dimora dai rintocchi della campana del Broletto, quella che chiama a raccolta il popolo e che ancora annuncia la riunione del Consiglio Comunale.

A fargli da scorta d’onore durante il viaggio verso il cimitero Vantiniano c’era il “Baffo”, vigile motociclista storico e socialista. Un tempo l’anima della città si respirava.

Il prete era padre Ottorino Marcolini, sacerdote-ingegnere bresciano, e i suoi Villaggi Marcolini furono realizzati soprattutto attraverso la cooperativa La Famiglia.

L’idea di Marcolini era radicalmente diversa dalla costruzione dei grandi quartieri – dormitorio. Non voleva semplicemente sistemare gli immigrati dalle campagne in città in appartamenti, ma ricostruire in città un ambiente che conservasse gli elementi essenziali della vita rurale da cui provenivano: una casa dignitosa, possibilmente autonoma; un piccolo orto; un giardino; spazi verdi; possibilità di ampliamento della casa con la crescita della famiglia; chiesa; scuola; asilo; oratorio; servizi comunitari; rapporti di vicinato.

Il Giornale di Brescia descrive esplicitamente il progetto come una risposta alle famiglie «inurbate dalla campagna», abituate al verde e a una certa autonomia, evitando le abitazioni-alveare.

La concezione urbanistica con l’anima

Il principio era: non trasformare il contadino in un abitante anonimo della periferia, ma permettergli di diventare cittadino conservando dignità, autonomia familiare e radicamento comunitario.

Le case erano generalmente bifamiliari o a schiera, con piccoli spazi privati esterni. Non erano ville. Erano edilizia economica cooperativa, costruita per essere acquistabile da famiglie operaie con redditi modesti.

I principali Villaggi Marcolini a Brescia

Villaggio Avvio Caratteristiche
Violino 1953 Primo grande villaggio; 252 alloggi, chiesa e scuole
Badia 1955 Oltre 1.000 alloggi entro la fine degli anni Sessanta
Prealpino 1959 Grande insediamento in area allora agricola
Sereno 1961 Uno dei più grandi; nel periodo di massimo sviluppo quasi 11.500 abitanti
Altri villaggi anni ’50-’70 Diffusi in città e provincia

Il dato: una vera politica di integrazione

Secondo i dati riportati dalle fonti locali, dal 1953 al 1987 furono realizzati: 19 villaggi; 6.631 alloggi; attraverso 283 cooperative; con circa 25.000 bresciani che beneficiarono dell’abitazione in proprietà, secondo una delle ricostruzioni disponibili.

Il punto politico-sociale: una risposta all’esodo rurale

Negli anni Cinquanta e Sessanta Brescia cresceva rapidamente per effetto dell’industrializzazione e dell’arrivo di famiglie provenienti: dalle campagne bresciane; dalle valli; da altre zone rurali lombarde; successivamente anche dal Mezzogiorno.

Marcolini capì che il problema non era soltanto dove mettiamo queste persone, ma come impediamo che l’inurbamento distrugga la struttura familiare, l’autonomia e la dignità di queste persone.

Per questo i villaggi non erano semplici complessi immobiliari, ma erano piccole comunità urbane organizzate. Il modello prevedeva infatti che la casa fosse una comunità familiare, non una cellula abitativa isolata.

Una formulazione molto fedele allo spirito di Marcolini sarebbe dare alla famiglia operaia una casa propria, con un pezzo di terra, dentro una comunità, affinché l’industrializzazione non significasse sradicamento.

Questa è probabilmente la ragione per cui i Villaggi Marcolini sono ancora oggi studiati non soltanto come edilizia popolare, ma come esperimento di antropologia urbana e integrazione sociale.

Bruno Boni, sindaco trentennale della città, accompagnò padre Marcolini infrastrutturando i villaggi, dotandoli dei servizi, collegandoli con le allora filovie.

Oggi i democristiani l’anima l’hanno venduta a Mammona. Ergo: fottetevi. Fuck you. Lo disse anche Victoria Nuland e forse è stata l’unica volta che ha avuto ragione.

Ha perfettamente ragione J.D.Vance. L’Unione Europea ha dismesso i valori di democrazia e di libertà.

I deficit democratici dell’Unione Europea

I deficit democratici dell’Unione Europea, per usare un eufemismo, sono sotto gli occhi di tutti: il ruolo della Commissione europea, i cui membri non sono eletti direttamente dai cittadini europei; il peso delle istituzioni tecnocratiche e delle regole sovranazionali rispetto ai governi nazionali; il ruolo della BCE, dotata di un’elevata indipendenza istituzionale; il trasferimento di competenze dagli Stati membri alle istituzioni europee; il problema della distanza tra decisioni europee e controllo democratico diretto.

URSS staliniana e UE presentano analogie evidenti di struttura burocratico-amministrativa o di concentrazione di determinate competenze.

La Commissione europea è un Politburo stalinista, di fatto una tecnocrazia e una una parte importante del potere viene esercitata da istituzioni non direttamente e integralmente elette dai cittadini. La Commissione non viene eletta direttamente dai cittadini europei.

La BCE è ancora più evidente: il Trattato le garantisce indipendenza dalla politica, mentre il Parlamento europeo esercita forme di accountability e controllo politico non equivalenti a un rapporto di subordinazione gerarchica.

Come non dare ragione all’America di Trump quando le iniziative del presidente USA, come scrive Virgilio Ilari (Domino 2/2025) sembrano archiviare, fra molte altre cose, quella convinzione di una comunità di valori e di interessi fra America ed Europa su cui si basa il concetto contemporaneo di Occidente, e che il resto del mondo (The rest of the West) percepisce, non senza buone ragioni, come un’antistorica continuazione dello sfruttamento coloniale europeo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui