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Zero Stelle al 3,3% mina il Campo Largo

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Zero Stelle al 3,3% mina il Campo Largo

La presentazione del nuovo partito alle politiche dell’autunno 2027 è possibile

Il nuovo partito annunciato da Beppe Grillo, il Movimento Zero Stelle, è dato al 3,3% da un sondaggio e se il sondaggio ha qualche valore, il Campo Largo diventa un campo minato.

Lunedì il fondatore del M5s sarà il primo ospite della nuova stagione di “Pulp podcast” di Fedez e Mr. Marra, il programma YouTube che l’anno scorso ospitò la premier Giorgia Meloni prima del referendum sulla giustizia.

La puntata con Grillo – già registrata, ma i cui contenuti sono ancora top secret – sarà pubblicata, interessante coincidenza, il giorno successivo all’ultima serata di Nova, l’evento dedicato al programma organizzato dal M5S a Milano il 19 e 20 settembre.

Un indizio interessante è la scelta di Beppe Grillo di cambiare lo status di WhatsApp, che ora recita “Movimento Zero Stelle”.

Nuovo partito alle elezioni 2027

Qualora Beppe Grillo decidesse effettivamente di lanciare un nuovo movimento politico che raccolga lo spirito “originale” del M5S, non è pero detto che questo sarà automaticamente sulla scheda elettorale delle prossime elezioni, che si terranno nell’autunno del prossimo anno.

L’idea di presentare una lista alle elezioni 2027 si scontra con i tempi molto stretti e con l’assenza al momento di una struttura organizzativa.

In questo senso un assist a Conte arriva dal centrodestra, con la nuova legge elettorale in fase di approvazione in Parlamento. Il cosiddetto Stabilicum innalza di molto, quadruplicandolo, il numero di firme necessarie per presentare una lista per i partiti che non sono in Parlamento.

Il minimo di firme per collegio richiesto a chi non siede in Parlamento sale da 1.500 a 6mila, per un totale di 450mila sottoscrizioni se si vuole correre in tutti i collegi (almeno 225mila se ci si limita all’obbligo di presentarsi in metà dei collegi).

Impresa impossibile con davanti un anno per organizzarsi? O Impresa possibile?

Come ipotesi organizzativa, è assolutamente seria e non va liquidata come fantasia. Se Grillo decidesse davvero di costruire il Movimento Zero Stelle, la raccolta delle firme potrebbe essere uno degli ostacoli più impegnativi, ma non necessariamente quello insormontabile.

La questione va distinta in due piani: capacità di mobilitazione e capacità di trasformare quella mobilitazione in una macchina elettorale legalmente funzionante.

Il precedente storico è molto significativo. Nel V-Day dell’8 settembre 2007 furono raccolte 336.144 firme, a fronte delle 50.000 necessarie per una legge di iniziativa popolare. Fu una mobilitazione distribuita in numerose piazze italiane e anche all’estero.

Questo precedente dimostra una cosa precisa, ossia che Grillo ha già dimostrato di poter trasformare una comunicazione centralizzata in una mobilitazione nazionale di massa, senza disporre allora di un partito strutturato come quelli tradizionali.

Naturalmente, raccogliere firme per una legge d’iniziativa popolare non è identico a raccogliere firme per presentare liste elettorali: cambiano autenticazione, distribuzione territoriale, modulistica e vincoli formali. Ma il precedente resta rilevante.

Dal punto di vista puramente numerico, non sono quantità fuori scala per una rete nazionale dotata di una forte capacità di comunicazione.

Il problema non è tanto il numero assoluto. È la distribuzione.

Il vero ostacolo è che non basta avere dei click su un sito, ma servono firme effettivamente raccolte secondo le procedure previste, con autenticazione e documentazione corretta.

Grillo possiede ancora una “rete latente”?

Potrebbe esistere una rete latente, composta da: ex attivisti; ex elettori; persone fuoriuscite dal M5S; elettori delusi; reti civiche; gruppi locali; pubblico digitale; persone che non si riconoscono più nei partiti esistenti.

La domanda decisiva non è: “Quante persone riuscirebbe a riattivare contemporaneamente, e quante di queste sarebbero disposte a svolgere un’attività territoriale concreta?”

Una piattaforma ben progettata potrebbe funzionare come una centrale operativa nazionale.

Schema possibile

Grillo

Il salto rispetto al 2007 sarebbe enorme: allora la rete era soprattutto comunicativa; oggi potrebbe essere comunicativa, gestionale, logistica, analitica.

Il modello più realistico: non raccogliere 450.000 firme, ma puntare a 600.000

Una macchina seria non dovrebbe mai lavorare sul minimo legale. Dovrebbe fissare: 225.000 richieste uguale obbiettivo operativo 300.000 oppure 450.000 richieste uguale obiettivo operativo 600.000

Perché una parte delle firme può essere: irregolare; duplicata; non autenticata correttamente; raccolta nel collegio sbagliato; inutilizzabile per errori formali; insufficiente in alcuni territori.

Quindi l’obiettivo reale sarebbe probabilmente raccogliere almeno il 25 – 35% in più del minimo richiesto.

La raccolta dovrebbe essere organizzata per collegio, non semplicemente per regione o per totale nazionale.

Questo è il punto nel quale una piattaforma digitale può diventare decisiva: una dashboard che mostri in tempo reale: firme richieste; firme raccolte; firme validate; percentuale raggiunta; deficit territoriale; volontari attivi; giorni mancanti.

Grillo ha ancora una capacità di “innesco” particolare

La sua capacità storica non consisteva soltanto nel portare persone in piazza, ma nel creare una dinamica.

Il M5S originario funzionò perché non era soltanto un partito: era una infrastruttura di mobilitazione.

Il possibile Movimento Zero Stelle potrebbe tentare di riprodurre questo schema con una formula diversa: non ricostruire immediatamente un partito, ma costruire prima una rete di sottoscrittori e attivisti, dalla quale far emergere il partito.

C’è un elemento potenzialmente favorevole: il sistema politico italiano è nuovamente caratterizzato da una forte domanda di rappresentanza non pienamente assorbita dai partiti esistenti.

Questo non significa che automaticamente si tradurrebbe in firme o voti. Significa che potrebbe esistere uno spazio per una nuova mobilitazione.

La soglia delle firme potrebbe diventare essa stessa una campagna politica

Un aspetto interessante è che Grillo potrebbe trasformare l’obbligo di raccolta firme in un messaggio:

«Non ci fanno entrare? Allora sarete voi a portarci alle elezioni».

La raccolta firme potrebbe essere precisamente il terreno nel quale una figura come Grillo conserva ancora un vantaggio competitivo storico: la capacità di trasformare una comunicazione nazionale in un’azione collettiva distribuita.

Il punto decisivo sarebbe però è questo: Grillo potrebbe ancora essere capace di mobilitare centinaia di migliaia di persone, ma la vera incognita è se sia ancora capace di trasformare quella mobilitazione in una struttura territoriale disciplinata, autonoma e giuridicamente impeccabile.

Se riuscisse a farlo, la soglia delle firme non sarebbe necessariamente una barriera: potrebbe diventare il primo grande atto costitutivo del Movimento Zero Stelle.

Un possibile apparentamento con chi ha già un simbolo depositato

C’è un’altra possibilità, l’apparentamento con un simbolo già depositato appartenente a qualche deputato disponibile.

Questa è una possibilità molto più concreta di quanto sembri, ma bisogna distinguere due cose: utilizzare un simbolo già presente nella competizione elettorale e ottenere da un parlamentare la disponibilità di un soggetto politico formalmente esistente.

La questione va verificata con attenzione perché il numero dei deputati disponibili non coincide automaticamente con il numero dei simboli utilizzabili.

Quanti potenziali “titolari” esistono oggi?

Alla Camera, nella XIX legislatura, esistono diversi gruppi e soprattutto un’area Misto con componenti politiche autonome.

L’elenco ufficiale della Camera registra, tra gli altri, il gruppo Misto e componenti come: Misto – Minoranze linguistiche, Misto – +Europa, componenti individuali o politicamente organizzate, parlamentari transitati da gruppi maggiori al Misto, componenti nate da fuoriuscite e scissioni

La composizione è molto mobile: nel 2026 diversi deputati hanno lasciato i gruppi originari per il Misto o per nuove componenti.

Non tutti questi parlamentari dispongono automaticamente di un simbolo elettorale “spendibile”.

Bisogna poi verificare se la nuova normativa preveda effettivamente l’esenzione dalla raccolta firme per

una lista che utilizzi il contrassegno di un partito o movimento già rappresentato in Parlamento.

Quindi il vero oggetto sul quale puntare l’attenzione riguarda i soggetti politici parlamentari dotati di un contrassegno elettorale giuridicamente utilizzabile.

Una prima ricognizione della Camera mostra che esistono diversi parlamentari fuoriusciti dai gruppi principali, alcuni dei quali potrebbero teoricamente essere interlocutori per operazioni di questo tipo.

La soluzione potrebbe essere una di queste: accordo con un piccolo partito già parlamentare, accordo con una componente del Misto o accordo con un soggetto politico già esistente ma elettoralmente inattivo

Questa è forse la strada più interessante: un partito con personalità giuridica, statuto, simbolo e storia elettorale, ma privo di una struttura politica significativa, potrebbe diventare il veicolo formale per una nuova lista.

Il soggetto preesistente potrebbe diventare la “scatola giuridica” dentro la quale entra il nuovo movimento.

In Italia questa tecnica è stata utilizzata più volte ed  è una pratica tipica dei sistemi elettorali nei quali la soglia amministrativa di accesso alla scheda può essere più difficile da superare della soglia politica del consenso.

Per Grillo, l’operazione potrebbe essere persino più efficace della raccolta firme: non partire da zero con un nuovo soggetto giuridico, ma acquisire o collegarsi a un soggetto già dotato di riconoscimento elettorale e trasformarlo nel veicolo del Movimento Zero Stelle.

Il vantaggio è enorme: Grillo potrebbe concentrare le energie non sulla burocrazia di presentazione, ma sulla mobilitazione.

Nel frattempo si tratta di capire su quale impostazione nazionale e internazionale si posizionerà Grillo, ma i prossimi giorni saranno sicuramente utili per una prima disamina del problema.

Dulcis in fundo: Dibba.

Alessandro Di Battista è certamente uno dei nomi più coerenti con una possibile “resurrezione” del grillismo originario.

Di Battista conserva alcuni tratti che lo rendono riconoscibile: forte identificazione con la prima fase del M5S; linguaggio anti-establishment; critica dell’establishment finanziario e delle élite europee; posizioni non interventiste sulle guerre; critica alla subordinazione italiana agli interessi esterni; capacità comunicativa e presenza mediatica; distanza dal compromesso governativo che ha trasformato il M5S in forza di sistema.

In termini di memoria politica, rappresenta meglio di molti altri la fase: Grillo – Casaleggio – Di Battista – Di Maio delle origini, prima della normalizzazione istituzionale.

La formula “resuscitato dall’Elevato” è naturalmente una metafora, ma coglie un possibile schema: Grillo, riattivazione del simbolo originario, Di Battista come volto politico.

 

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