La situazione geopolitica internazionale sempre più complessa
Premessa – In questi ultimi giorni di uno splendido e consueto settembre romano, molti avvenimenti stanno caratterizzando le cronache del nostro Occidente, dichiarazioni centellinate ci giungono dalle Cancellerie europee, prese di posizioni ardite provengono dal Regno Unito e risultati elettorali sconvolgenti caratterizzano le elezioni parziali in Germania.
Inoltre, ascoltiamo continuamente enunciazioni forti e ambigue allo stesso tempo che ci giungono dalla Commissione UE, accompagnate da iniziative statunitensi anche inaspettate che scuotono le scrivanie dei giornalisti politici.
Il tutto, non dimentichiamolo, mentre il crudele conflitto in Ucraina continua, il Medio Oriente vive una delle sue pagine di storia più insanguinate e turbolenti, i Paesi asiatici filo occidentali temono l’annunciato disimpegno controllato statunitense e sull’immensa Africa è calato nuovamente il totale e consueto silenzio.
Proviamo a riassumere in estrema sintesi il quadro complessivo.
UE – Bruxelles
Mentre esplodono le polemiche sul discorso della Presidente von der Leyen sullo stato dell’Unione 2026, che vi propongo integralmente in allegato, tra le righe, sembra emergere la volontà di dare vita a Bruxelles a una sorta di Ministero della Verità di George Orwell memoria, abilmente denominato “Scudo per la democrazia”, finalizzato – si legge nel comunicato – a rafforzare, proteggere e a promuovere democrazie forti e resilienti in tutta l’UE.
Quando ho letto le seguenti affermazioni che vi propongo, ho in verità immediatamente pensato a una edizione corretta e rivisitata di “1984” di George Orwell: “Affinché le persone possano esercitare i loro diritti e partecipare alla vita democratica è essenziale rafforzare l’integrità dello spazio dell’informazione. La Commissione continuerà a collaborare con i firmatari nell’ambito del codice di condotta sulla disinformazione ed elaborerà un protocollo di incidenti e crisi a titolo del regolamento sui servizi digitali per facilitare il coordinamento tra le autorità pertinenti e garantire reazioni rapide alle operazioni di informazione su vasta scala e potenzialmente transnazionali. Sarà istituita una rete europea di verificatori dei fatti al fine di rafforzare la capacità di verifica dei fatti in tutte le lingue ufficiali dell’UE, e l’Osservatorio europeo dei media digitali svilupperà nuove capacità di monitoraggio e analisi indipendenti per la conoscenza situazionale sulle elezioni o in situazioni di crisi”.
In questa contorta e articolata definizione dello “Scudo per la democrazia”, vorrei umilmente chiedere alla democratica germanica Presidente della Commissione, chi e come siano stati scelti a decidere per noi, poveri mortali, quale sia il vero, il verosimile e il falso.
Cosa succede a coloro i quali si dovessero opporre al citato “codice di condotta”?
Ho la sensazione, anzi la certezza, che secondo Bruxelles abbiamo assoluto e urgente bisogno di essere guidati e in tal modo, facilitati nel giudizio.
In effetti, mi chiedo sarcasticamente: perché impegnarci a pensare quando qualcuno, più capace e più informato, può farlo per noi?
Meglio il pensiero unico, una preoccupazione in meno!
Carissima Presidente, queste misure denunciano l’estrema fragilità di un sistema e non certo la sua solidità.
In tale quadro, le posizioni espresse dalla Presidente della Commissione europea su Russia, Ucraina, Cina, Ungheria, Stati Uniti, Regno Unito, Israele e territori palestinesi, senza dimenticare il processo di riarmo per l’intera Europa, non hanno espresso novità e sono state con forza ribadite.
La parola pace aleggia più volte nel discorso, ma aperture a un dialogo con Mosca non vi sono, ed anzi viene confermato un prossimo e più largo sostegno all’Ucraina sia in termini di armamenti che in aiuti finanziari.
Quindi: conflitto sine die!
Non andiamo oltre.
UE – Canada – USA
Non possiamo dimenticare che le iniziative inaspettate della Presidente von der Leyen sul Canada, hanno colto impreparati diversi governi dell’Unione – secondo quanto ci hanno riferito nell’immediato diversi corrispondenti da Bruxelles – facendo infuriare Washington.
Mentre scrivo il Primo ministro Canadese Mark Carney ha appena terminato il suo discorso al Parlamento della UE. I toni sono stati misurati e le espressioni usate sono apparse controllate.
Carney, dopo aver lodato la UE per aver “aperto le porte al Canada affinché diventasse il primo membro associato della UE”, aggiungendo di accogliere con favore tale ambizione, ha affermato che Europa e Canada “sono legati da un’affinità elettiva, scelta rinnovata e per questo ancora più forte”. “Europa e Canada sono entrambi forti. Europa e Canada insieme sono più forti”.
Ovviamente, al momento, nessuno conosce il significato giuridico oltre che politico di “membro associato” e tale progetto sembra maggiormente diretto a inviare un chiaro segnale politico a Washington.
Vedremo molto presto le reazioni.
Germania
Mentre in Europa si discute di questo, in Germania, i media sono concentrati nelle prossime elezioni in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, previste per il 20 settembre p.v., dove AfD – secondo quanto affermano gli analisti tedeschi – dovrebbe ottenere un ulteriore successo elettorale, bissando in tal modo il travolgente trionfo ottenuto recentemente nella Sassonia-Anhalt.
Il Cancelliere appare attraversare una crisi profonda e qualora i risultati elettorali in Pomerania fossero pessimi per la coalizione di governo, a Berlino si preannunciano possibili stravolgimenti.
In merito, Jens Thurau, autorevole giornalista politico di Deutsche Welle (DW), ci informa che nelle prossime elezioni statali del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, per la coalizione del governo federale si profila un’altra pesante sconfitta. Alla vigilia del voto del 20 settembre, il partito del cancelliere è accreditato di un bassissimo 7% nei sondaggi.
Prima di entrare in carica, ci ricorda Thurau, Merz aveva promesso di dimezzare il sostegno all’AfD. Invece, il sostegno al suo stesso partito si è dimezzato e negli ambienti politici berlinesi ci si chiede: è colpa di Merz?
Forse è dovuto al suo stile comunicativo spesso brusco, o alla sua incapacità di spiegare chiaramente importanti riforme, come quella relativa al sistema pensionistico statale?
I membri del governo stanno parlando apertamente della mancanza di fiducia nel gabinetto di Merz. La ministra dell’Istruzione Karin Prien (anch’essa della CDU), ad esempio, ha dichiarato all’emittente pubblica ARD: “Credo che molte persone ritengano che il cancelliere – e anche noi della CDU/CSU – non abbiamo la necessaria empatia. E questo deve cambiare”.
Un’opinione spesso espressa è che Merz appaia spesso privo di moderazione. La riforma pensionistica prevista, ad esempio, comporterebbe tagli drastici per molti, ma Merz sembra spesso impaziente quando ne discute, affermano i commentatori.
A luglio, il cancelliere si è lamentato pubblicamente del fatto che l’atteggiamento di molti cittadini nei confronti della “settimana lavorativa di quattro giorni e dell’equilibrio tra vita professionale e privata” potrebbe mettere a repentaglio la prosperità del Paese.
I rappresentanti sindacali si sono indignati per il fatto che il cancelliere avesse accusato i tedeschi di essere “pigri”.
Quando microfoni e telecamere sono spenti, afferma sempre DW, i funzionari governativi parlano in modo ancora più schietto. Anche i socialdemocratici di centrosinistra (SPD), partner minore della coalizione CDU, lanciano l’allarme.
“Si ha proprio l’impressione che i nervi siano un po’ a fior di pelle nella CDU in questo momento”, ha dichiarato il segretario parlamentare dell’SPD Dirk Wiese al canale televisivo Welt.
“Non posso che rivolgere un appello ancora una volta al nostro partner di coalizione affinché torni sulla giusta strada e collabori con noi per fare meglio”.
Il problema, però, rimane: anche se la CDU e il suo partito gemello bavarese, l’Unione Cristiano-Sociale (CSU), concordano sulle dimissioni di Merz da cancelliere, non c’è un successore designato.
Il leader della CSU, Markus Söder, presidente del Land bavarese, è stato indicato come possibile candidato. Tuttavia, Söder è solito “provocare” la CDU e per questo motivo non gode di un ampio sostegno all’interno del partito.
Un altro candidato potrebbe essere Hendrik Wüst, il presidente del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, il più popoloso della Germania, al momento controllato dalla CDU. Sebbene abbia guidato con notevole competenza una coalizione con il partito ambientalista dei Verdi per oltre quattro anni, finora ha mostrato scarsa propensione a trasferirsi a Berlino.
E, cosa ancora più importante, Wüst intende ricandidarsi alle elezioni del prossimo aprile nella Renania Settentrionale-Vestfalia.
A condizione che vi sia sufficiente sostegno per un cambio di leadership nella coalizione di governo, non ci sarebbero grandi ostacoli procedurali. In seguito alle dimissioni del cancelliere, il successore viene nominato dalla maggioranza parlamentare del Bundestag.
Tuttavia, se il cancelliere in carica non si dimette volontariamente, è necessario un “voto di sfiducia costruttivo”. In questo caso, Wüst o Söder dovrebbero sfidare apertamente Merz, uno scenario che al momento nessuno riesce a immaginare.
Forse anche per questo motivo, tutti e otto i premier degli stati della CDU hanno dichiarato mercoledì in una nota congiunta di continuare a sostenere Merz.
La dichiarazione recita: “Le persone possono fidarsi del fatto che affronteremo i loro problemi. Come premier degli stati, vogliamo – e lo faremo – contribuire a questo sforzo insieme al rettore”.
La Germania ha bisogno di “stabilità più che mai”, hanno affermato mercoledì i premier, invocando l’unità all’interno della CDU e sostenendo che ricostruire la fiducia degli elettori significa “ascoltare e agire politicamente, non dibattiti sul personale”.
Quindi, sebbene non ci sia una vera e propria alternativa a Merz, è improbabile che il cancelliere si dimetta senza preavviso.
Se le voci che circolano negli ambienti politici berlinesi sono attendibili, Merz vorrebbe convocare il comitato esecutivo della CDU a Berlino già domenica sera, non appena saranno noti i risultati delle elezioni statali del Meclemburgo-Pomerania Anteriore.
Il suo piano è quello di presentarsi davanti a questo gruppo di 22 importanti politici conservatori e chiedere loro se il partito è ancora disposto a riporre fiducia in lui.
Il programma di Merz per la prossima settimana illustra quanto seriamente egli consideri la situazione. Il cancelliere ha annullato il suo viaggio all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, un impegno pianificato con largo anticipo e considerato un appuntamento fisso.
“Contrariamente ai piani originali, non si recherà a New York, poiché è necessario che sia a Berlino”, hanno confermato fonti governative.
In tale cornice, Alice Weidel, la co-leader di AfD, si è scagliata senza freni contro il Cancelliere, affermando testualmente che: “Il piano in dieci punti contro il terrorismo islamico presentato oggi 15 settembre non è altro che l’ammissione del totale fallimento della politica migratoria del governo federale. Invece di proteggere costantemente i cittadini dopo decenni di terrorismo islamista importato, il governo Merz discute di questioni ovvie, come la considerazione degli ‘interessi di sicurezza pubblica’ nel condannare potenziali terroristi. Per i familiari delle vittime e le innumerevoli persone colpite dal terrorismo islamista, tali dibattiti rappresentano una crudele beffa. Il terrorismo islamista non si combatte con aumenti di pena di facciata o con programmi di deradicalizzazione ingenui e inefficaci. Né l’espansione dello stato di sorveglianza o la raccolta massiccia di dati sul traffico fermeranno un terrorista. Queste misure non fanno altro che alimentare un diffuso sospetto nei confronti dei propri cittadini e limitare in modo sproporzionato le libertà civili dei cittadini rispettosi della legge. La Germania non ha bisogno di dichiarazioni d’intenti tiepide, ma di un cambiamento immediato e concreto nella politica migratoria! Ciò include la protezione completa e permanente dei nostri confini, l’espulsione immediata e rigorosa di tutti gli estremisti islamici e una moratoria severa e a tempo indeterminato sull’accoglienza di migranti provenienti da paesi di origine culturalmente incompatibili. Chiunque voglia ripristinare la sicurezza nel nostro paese deve affrontare le cause profonde del problema, anziché sacrificare la libertà dei propri cittadini”.
In Germania si profila, pertanto, una crisi politica grave che potrebbe essere solo il primo di uno stravolgimento generale in diverse realtà europee.
Regno Unito
Nella felice isola britannica, inoltre, merita ricordare ai pochi distratti del web, che il recente memorandum d’intesa firmato a Cardiff (Galles) congiuntamente dal Primo Ministro scozzese John Swinney, dal Primo Ministro gallese Rhun ap Iorwerth e dalla Primo Ministro dell’Irlanda del Nord Michelle O’Neill, scuote i palazzi di Westminster. Secondo quanto afferma la BBC i citati Primi ministri hanno dichiarato che “l’era di Westminster sta per finire”.
In particolare, David Deans e Cemlyn Davies, corrispondenti della BBC da Cardiff, hanno riferito che i leader nazionalisti di Plaid Cymru, Sinn Féin e SNP, che da tempo auspicano l’uscita dei rispettivi paesi dal Regno Unito, hanno affermato che nessun governo di Westminster ha il diritto di “bloccare la democrazia”.
Ma mentre il primo ministro scozzese John Swinney e la prima ministro dell’Irlanda del Nord Michelle O’Neill hanno chiesto l’indizione di un referendum durante una conferenza stampa congiunta, il primo ministro gallese Rhun ap Iorwerth si è rifiutato di fornire una tempistica per un eventuale referendum nel suo paese.
Per la prima volta dall’inizio della devoluzione – sottolinea sempre la BBC – Galles, Scozia e Irlanda del Nord hanno tutti dei primi ministri che desiderano lasciare il Regno Unito. Tutti e tre si sono incontrati lunedì in rappresentanza dei rispettivi partiti. Era presente anche la presidente del Sinn Féin, Mary Lou McDonald.
Il memorandum d’intesa afferma infatti che: “Per le persone che osservano da queste isole, per le persone che osservano da tutto il mondo, non potrebbe esserci un segno più chiaro che il tempo di Westminster sta per finire”.
Una situazione oltremodo delicata!
USA
In tale cornice, dall’altra parte dell’Oceano, Trump minaccia di imporre “tariffe elevate” all’Europa se il Canada entrerà a far parte dell’UE come membro associato, e, nel solito e consueto silenzio di diversi media, il Dipartimento di stato americano ha emesso una nota, decisamente inaspettata, in cui si afferma, tra l’altro, testualmente che: “Il Dipartimento di Stato ha riferito al Congresso che l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e l’Autorità Palestinese (ANP) non hanno rispettato, ancora una volta, gli impegni assunti, come descritto nel PLO Commitments Compliance Act del 1989 (PLOCCA) e nel Middle East Peace Commitments Act del 2002 (MEPCA). Ciò include l’avvio e il sostegno di azioni in seno a organizzazioni internazionali che minano e contraddicono gli impegni precedentemente assunti a sostegno delle Risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza, l’adozione di misure volte a internazionalizzare il conflitto israelo-palestinese, anche attraverso la Corte Penale Internazionale (CPI) e la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), il tentativo di aggirare i negoziati attraverso il riconoscimento unilaterale e il continuo pagamento di stipendi a terroristi, nonché la glorificazione di atti di terrorismo e terroristi in dichiarazioni pubbliche e libri di testo scolastici. A causa della loro incapacità di riformarsi, in contrasto con gli impegni assunti nei confronti degli Stati Uniti, e delle loro continue attività che minano le prospettive di pace, gli Stati Uniti estenderanno le sanzioni che negano i visti ai membri dell’OLP e ai funzionari dell’Autorità Palestinese in conformità con la sezione 604(a)(1) del MEPCA. Il Dipartimento ha mantenuto la deroga permanente per il personale notificato alla Missione di Osservazione dell’OLP presso le Nazioni Unite, come già avvenuto nelle precedenti decisioni del Dipartimento. È nel nostro interesse nazionale imporre conseguenze e ritenere l’OLP e l’Autorità Palestinese responsabili per aver glorificato il terrorismo”.
Inoltre, nel solco del “caos calmo”, il 16 settembre, la Camera dei Rappresentanti americana ha approvato l’ampio disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia, a lungo sostenuto dal defunto senatore Lindsey Graham, inviando la legislazione alla Casa Bianca per la firma del presidente Donald Trump dopo oltre un anno di manovre al Congresso.
Il voto, con 262 voti favorevoli e 159 contrari, pone fine a una pausa di quasi due anni negli aiuti del Congresso all’Ucraina, dato che il Congresso non aveva approvato alcun provvedimento significativo in tal senso dal pacchetto di aiuti di emergenza del 2024.
Secondo diversi analisti statunitensi, la tanto attesa legge impone sanzioni obbligatorie alla leadership russa e al settore energetico, oltre a nuove sanzioni contro i collaboratori dell’industria della difesa di Mosca e della cosiddetta flotta ombra.
I sostenitori del disegno di legge hanno affermato che esso fornirebbe alla Casa Bianca gli strumenti necessari per esercitare pressioni economiche e politico-diplomatiche sulla Russia in relazione al conflitto in Ucraina.
Conclusione
In un clima generale così complesso, possiamo affidarci alle parole di questo pontefice, Leone XIV, che in ogni occasione invoca la “pace”. Una pace “disarmata e disarmante”, affidata non soltanto alla responsabilità di governanti e diplomatici, ma alla coscienza di ciascuno.
Per questo pontefice, infatti, la guerra non nasce improvvisamente sui campi di battaglia: comincia quando l’altro viene considerato un nemico, quando il rancore prende il posto del dialogo e quando si rinuncia alla fatica di ricostruire una relazione spezzata.
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/speech_26_1868
https://www.bbc.com/news/articles/c62enegxyl9o
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_25_2660
https://www.politico.eu/article/canada-mark-carney-european-parliament-speech-live-updates/
https://www.dw.com/en/germany-merz-cdu-far-right-afd-state-elections-s%C3%B6der/a-79290192
https://www.politico.com/news/2026/09/16/house-russia-sanctions-bill-trump-01081210
Da https://www.triesteallnews.it/2026/09/lanalisi-mare-mosso-in-occidente/






