Sottostimata l’esposizione alla leva finanziaria nei dati del 2024 – In gioco la credibilità della BCE e la sostituzione anticipata dei suoi vertici per blindare l’asse franco-tedesco
La notizia è che la Deutsche Bank avrebbe utilizzato pratiche di netting e tecniche contabili relative a posizioni fuori bilancio tali da sottostimare l’esposizione alla leva finanziaria di oltre 200 miliardi di euro nei dati del 2024.
L’accusa è stata sollevata dall’ex manager Dario Schiraldi e sottoposta all’attenzione della vigilanza BCE.
Nel settembre 2026 Deutsche Bank e Schiraldi hanno raggiunto un accordo riservato nella causa civile da 152 milioni di euro, senza che ciò equivalga a una conferma o smentita delle accuse sul netting.
La BCE avrebbe chiesto chiarimenti alla banca nell’ambito della vigilanza sulle pratiche di netting e sul trattamento delle garanzie.
La rappresentazione contabile e regolamentare della sua esposizione complessiva potrebbe aver escluso o compensato in modo eccessivo una parte rilevante del rischio finanziario effettivo.
Il netting consente di compensare posizioni attive e passive, soprattutto nei derivati e nelle operazioni finanziarie strutturate.
In condizioni ordinarie è una pratica legittima e largamente utilizzata.
Il problema nasce quando la compensazione: riduce eccessivamente l’esposizione lorda rappresentata; abbassa artificialmente la leva apparente; migliora i coefficienti regolamentari; rende meno leggibile la dimensione effettiva delle posizioni; trasferisce il rischio dalla rappresentazione contabile alla complessità contrattuale.
La contestazione, quindi, riguarda la distanza possibile tra rischio lordo, rischio compensato e rischio effettivamente rappresentato ai fini prudenziali.
Deutsche Bank respinge le accuse e sostiene che le proprie pratiche siano conformi agli standard contabili e alle prassi del settore.
La questione sistemica
Il punto più interessante è che una banca può apparire adeguatamente capitalizzata non perché il rischio economico complessivo sia piccolo, ma perché il modo in cui quel rischio viene aggregato, compensato e rappresentato produce un’esposizione regolamentare inferiore.
Questo non significa automaticamente frode.
Significa che il sistema dipende enormemente da: regole contabili, criteri di compensazione, modelli prudenziali, trattamento delle garanzie, calcolo della leva, vigilanza. Ed è precisamente in questa catena che si colloca la contestazione Schiraldi.
Il caso Deutsche Bank non riguarda necessariamente passività nascoste, ma la possibile sottostima regolamentare di una parte dell’esposizione finanziaria attraverso tecniche di compensazione contabile. È una questione di trasparenza del rischio, non semplicemente di esistenza del debito.
La transazione privata
La transazione privata è un elemento molto significativo, ma va interpretata con precisione: non dimostra automaticamente che le accuse sul netting siano vere; dimostra però che Deutsche Bank ha ritenuto preferibile chiudere riservatamente una causa potenzialmente devastante sul piano reputazionale e processuale, invece di affrontarla pubblicamente a pochi giorni dall’udienza.
Il punto è ancora più interessante perché: Schiraldi chiedeva 152 milioni di euro; la causa stava per arrivare al processo a Francoforte; l’accordo ha riguardato in modo riservato tutte le accuse e rivendicazioni; l’importo pagato non è stato divulgato; quattro altri ex dirigenti continuano a chiedere complessivamente centinaia di milioni in procedimenti londinesi.
Quindi la domanda legittima è: “Che cosa avrebbe potuto emergere in aula se la causa fosse arrivata al dibattimento?”.
Il significato della transazione
Una transazione privata può avere diverse spiegazioni: evitare costi e rischi processuali; evitare la pubblicazione di documenti interni; impedire l’escussione di dirigenti e testimoni; evitare che emergano contraddizioni tra audit interni, comunicazioni alla BCE e difese giudiziarie; proteggere il vertice della banca; chiudere una controversia senza ammettere responsabilità.
Non è una prova giudiziaria di colpevolezza, tuttavia nel settore bancario una transazione riservata alla vigilia di un processo con possibile produzione documentale è certamente un fatto che merita scrutinio.
Il caso è particolarmente delicato perché Schiraldi non si limitava a contestare un licenziamento o un danno professionale: sosteneva di essere stato utilizzato come capro espiatorio per le operazioni con MPS e accusava la banca di aver gestito in modo scorretto le conseguenze dello scandalo Santorini.
Il problema tedesco più generale
Il sistema bancario tedesco ha beneficiato per anni di una posizione istituzionale e politica molto forte in Europa, mentre diversi scandali hanno mostrato che le banche di altri Paesi venivano sottoposte a pressioni, ricapitalizzazioni, sanzioni o ristrutturazioni più visibili rispetto alle criticità emerse negli istituti tedeschi.
Il caso più emblematico è proprio il rapporto tra: Deutsche Bank; Monte dei Paschi di Siena; autorità italiane; autorità tedesche; BCE/SSM; mercati dei derivati; trattamento differenziale degli istituti bancari europei.
Il tema non è necessariamente che “i tedeschi abbiano nascosto tutto”, ma che potrebbe esserci stato un asimmetrico regime di vigilanza e di potere politico: banche periferiche sottoposte a disciplina immediata; banche sistemiche tedesche protette dalla loro centralità; rischio distribuito sul sistema europeo; responsabilità spesso scaricate su singoli operatori; scarsa trasparenza sulle tecniche contabili e sul netting.
Un colpo per la BCE e la sua credibilità
Il colpo è soprattutto politico-istituzionale. Il caso Deutsche Bank mette in discussione proprio il presupposto secondo cui la centralizzazione della vigilanza europea avrebbe garantito neutralità, uniformità e controllo effettivo dei grandi gruppi bancari.
Se un ex dirigente denuncia alla BCE una possibile sottostima regolamentare della leva per oltre 200 miliardi, mentre la banca tedesca chiude privatamente una causa da 152 milioni alla vigilia del processo, allora si riapre una questione di fondo: chi controlla realmente il controllore quando l’istituto sotto esame è una banca sistemica tedesca?
Questo è il vero punto vulnerabile dell’architettura costruita nell’epoca Draghi: vigilanza formalmente europea; ma grandi banche ancora immerse in rapporti di potere nazionali; BCE dipendente dai dati prodotti dagli stessi soggetti vigilati; differenza tra rischio contabile, rischio regolamentare e rischio economico effettivo; asimmetria tra disciplina imposta agli Stati periferici e tolleranza verso i grandi intermediari del Nord.
La notizia non prova da sola un sistema illecito, ma colpisce frontalmente la credibilità dell’idea che il sistema bancario europeo sia stato reso trasparente, omogeneo e imparziale.
La transazione Schiraldi non dimostra che Deutsche Bank abbia occultato 200 miliardi, ma rende molto più difficile sostenere che il problema sia soltanto una polemica personale di un ex dirigente.
Esiste una controversia giudiziaria seria, una segnalazione regolamentare distinta e una storia di operazioni MPS già altamente controversa. Tutto ciò riapre il tema della doppia misura nella vigilanza bancaria europea.
La notizia esce mentre alla BCE si vuole blindare l’asse franco tedesco
La coincidenza temporale dell’uscita della notizia con l’idea che la Lagarde possa lasciare in anticipo è politicamente rilevante.
Lagarde ha effettivamente lasciato aperta la possibilità di lasciare la BCE prima della scadenza del mandato, prevista per ottobre 2027, motivandola con l’esigenza di far sentire una “voce europea” nel dibattito presidenziale francese.
Nel frattempo, le capitali europee stanno discutendo una possibile ridistribuzione complessiva delle cariche BCE, comprendente presidenza, capo economista e altri membri del board. Le trattative coinvolgono soprattutto Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi.
Un’uscita anticipata di Lagarde consentirebbe agli attuali gruppi dirigenti franco-tedeschi di partecipare alla scelta del successore prima che il quadro politico francese ed europeo possa cambiare.
Questo non significa che sia provato che Lagarde voglia dimettersi specificamente per impedire l’arrivo di una figura di destra. Ma il meccanismo istituzionale è evidente: mandato ordinario fino a ottobre 2027; possibile uscita anticipata; nomina del successore da parte dei governi dell’Eurozona; elezioni francesi nel 2027; crescita delle forze nazional-conservatrici e anti-establishment; possibilità che un nuovo equilibrio politico chieda una BCE meno allineata all’attuale architettura europea.
La stampa finanziaria ha esplicitamente collegato l’eventuale uscita anticipata alla possibilità per Macron e Merz di influenzare la successione prima delle elezioni francesi.
La coincidenza con il caso Deutsche Bank
Il problema diventa sistemico perché nello stesso momento emergono: la transazione riservata con Schiraldi; accuse su pratiche di netting potenzialmente capaci di alterare la rappresentazione della leva; interrogativi sulla vigilanza BCE; trattative per il ricambio della leadership della BCE; una crescente politicizzazione della scelta del futuro presidente.
Mentre viene messa in discussione la trasparenza effettiva del sistema bancario vigilato dalla BCE, si prepara una possibile successione al vertice della stessa istituzione attraverso un negoziato politico tra governi.
Non è una prova di complotto, ma è una crisi di credibilità istituzionale: la BCE dovrebbe apparire come arbitro tecnico indipendente, mentre la successione al suo vertice viene inevitabilmente trattata come una partita di potere europeo.
Il rischio di “blindatura”
La questione può essere definita come una possibile blindatura preventiva dell’architettura euro-finanziaria: consolidare prima delle elezioni i rapporti di forza nella BCE; assicurare continuità nella vigilanza bancaria; evitare che nuovi governi mettano in discussione il rapporto tra BCE, banche sistemiche e autorità nazionali; preservare l’attuale impostazione dell’euro e dell’unione bancaria.
Non sappiamo ancora se il successore sarà effettivamente più “progressista”, più tedesco, più francese, più rigorista o più aperto a una revisione dell’architettura. Tra i nomi circolati figurano Klaas Knot, Pablo Hernández de Cos, Joachim Nagel e Nadia Calviño, con negoziati incrociati anche sulla posizione di capo economista.
Per concludere: il caso Schiraldi esplode mentre si apre una partita anticipata sulla successione alla BCE.
La combinazione alimenta il sospetto che le élite europee vogliano mettere in sicurezza la continuità dell’architettura finanziaria prima che il ciclo elettorale del 2027 possa modificarne gli equilibri.





