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Lebensraum della rete intertribale delle élite progressiste – Parte 5

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La City al centro della rete e sede del Serpente a due teste – Medioevo, colonialismo e globalismo: tre facce di una sola medaglia

segue da https://www.nuovogiornalenazionale.com/lebensraum-della-rete-intertribale-delle-elite-progressiste-parte-4/

Nel cuore della rete: la City, il Medioevo del terzo millennio

Il cuore della “rete intertribale” delle élite progressiste, la sede centrale della rete, il centro della tela è la City di Londra, prima tra le avanguardie del settore assicurativo e della finanza, assieme a New York (Stati Uniti), Singapore (ex colonia di Londra oggi repubblica parlamentare autonoma) e Hong Kong (ex colonia inglese ora Cina).

Gli americani di Morgan Stanley, Goldman Sachs e J.P.Morgan non hanno mai abbandonato il Miglio Quadrato.

Governata da una Corporazione, la City di Londinium (il Miglio Quadrato, Square Mile) elegge un proprio sindaco distinto e nomina un Remembracer che siede nel Parlamento inglese perorandone gli interessi.

Della sede centrale del Ragno ho scritto nel mio: “Il serpente ha due teste: monarchia colonialista e finanza ebraica” (Ilmiolibro.it). Reperibile su Amazon.

Il serpente ha due teste

La City of London Corporation è l’organo di governo locale della City di Londra, ha una struttura amministrativa medievale unica al mondo, composta da tre elementi principali.

1. Il Lord Mayor (Il Sindaco) è il capo della Corporation e il rappresentante globale del settore finanziario britannico. Non va confuso con il Sindaco di Londra (Mayor of London), che governa l’intera area metropolitana. Viene eletto ogni anno tra gli Aldermen (Assessori).

2. Court of Aldermen (La Corte degli Assessori), composta da 25 membri (uno per ciascuno dei 25 storici quartieri o Wards della City). Supervisionano la creazione delle storiche corporazioni di mestiere (Livery Companies) e l’approvazione dei nuovi giudici e magistrati locali.

3. Court of Common Council (Il Consiglio Comune), composta da 100 consiglieri eletti (Common Councilmen). È il principale organo legislativo e deliberativo della Corporation. Si occupa della gestione quotidiana dei servizi (strade, parchi, polizia della City, mercati storici).

Il sistema di voto unico al mondo, erede del corporativismo medievale

A differenza di qualsiasi altro comune, il corpo elettorale che sceglie questi rappresentanti è composto da due categorie: residenti (i cittadini che abitano fisicamente all’interno della City, circa 9.000 persone) e Aziende (Business Vote), ossia le società finanziarie e commerciali con sede nella City, che nominano un numero di elettori proporzionale alla grandezza dell’azienda.

Più l’azienda è grande, più voti può esprimere per bilanciare l’influenza economica del distretto.

Nato nel Medioevo per dare voce ai mercanti, il Business Vote è stato abolito nel resto del Regno Unito nel 1969, ma conservato esclusivamente nella City.

Questo sistema permette alle imprese di votare nelle elezioni locali per evitare che i pochissimi residenti decidano la politica economica del distretto finanziario più importante d’Europa.

Il numero di voti che un’azienda può esprimere dipende direttamente dal numero dei suoi dipendenti all’interno della City: fino a 9 dipendenti – 1 voto; da 10 a 50 dipendenti – 2 voti; oltre 51 dipendenti – 1 voto ogni 50 dipendenti (fino a un massimo stabilito per le multinazionali).

L’azienda nomina dei delegati (voters) scelti tra il proprio personale (di solito dirigenti o membri del consiglio di amministrazione). Questi delegati votano poi per i consiglieri dei 25 Wards (quartieri) della City.

I poteri storici ed esclusivi della City

La City of London Corporation opera sulla base di “diritti consuetudinari” e carte reali che risalgono a prima della Magna Carta (1215). Questa antichità le conferisce poteri che nessun’altra città o distretto possiede.

Il “Remembrancer”, l’osservatore speciale in Parlamento, seduto stabilmente all’interno della Camera dei Comuni ha il compito è esaminare ogni singolo disegno di legge del Parlamento britannico per verificare che non leda i privilegi, l’autonomia finanziaria o gli interessi della City.

La City ha una propria forza di polizia indipendente, la City of London Police, completamente separata dalla Metropolitan Police (che copre il resto di Londra). Gli agenti della City hanno persino stemmi e dettagli delle uniformi differenti.

Per antica consuetudine, persino il Sovrano britannico riconosce l’autonomia del distretto. Quando il Re o la Regina vogliono entrare nella City in forma ufficiale, devono partecipare alla cerimonia del Temple Bar: si fermano al confine del distretto e attendono che il Lord Mayor offra cerimonialmente la spada della città in segno di benvenuto e lealtà.

La Corporation gestisce tre diversi portafogli finanziari. Uno di questi è il City Cash, un gigantesco fondo privato accumulato nei secoli tramite investimenti immobiliari e lasciti.

Questo fondo non è finanziato dalle tasse dei contribuenti e non è soggetto al controllo o alle restrizioni di spesa del governo britannico. Viene usato per finanziare eventi globali, ospitare capi di stato stranieri e promuovere la piazza finanziaria nel mondo.

La City possiede e gestisce, inoltre, per diritto storico, i principali mercati di approvvigionamento di Londra (come il mercato ittico di Billingsgate e il mercato della carne di Smithfield), anche se alcuni di essi oggi si trovano geograficamente al di fuori dei confini fisici dello Square Mile.

Nel 2025 la City impiegava nella finanza 675 mila persone, 150 mila in più rispetto al 2016.

Chiara Azzarini (Domino 7/2026)[i] li definisce così: “Una bolla di uomini bianchi, oltre v40 anni di età media, istruiti privatamente ed esclusivamente nell’«Oxbridge» (Oxford più Cambridge), che si autoalimentano reclutando per preferenze più che per merito, e che trova risibile anche solo l’accento dell’Essex, contea a nord-est di Londra”.

La City e le monarchie europee

La City, la Corona britannica e le grandi monarchie europee appartengono a un medesimo ordine storico-patrimoniale, nel quale il potere non dipende soltanto dalla proprietà diretta del denaro, ma dal controllo delle istituzioni, dei patrimoni, dei flussi finanziari e delle reti di accesso al capitale.

Il City Cash propriamente detto è un patrimonio accumulato dalla Corporation attraverso: proprietà immobiliari storiche; lasciti e donazioni; investimenti finanziari; rendite fondiarie; attività commerciali; patrimoni amministrati dalla Corporation nel corso dei secoli.

La Corporation pubblica bilanci separati per City’s Cash, City Fund e altri patrimoni.

Bilanci ufficiali della City of London Corporation

La City Corporation gestisce direttamente beni per un valore complessivo dell’ordine di diversi miliardi di sterline. Una ricostruzione del Financial Times indicava circa 5 miliardi di sterline di patrimonio gestito direttamente dalla Corporation; circa 1,6 miliardi collegati al City Bridge Trust e ad altri patrimoni caritativi.

Il rapporto con la monarchia britannica è di sovrapposizione storica, non una proprietà diretta.

Il Crown Estate è uno dei maggiori patrimoni immobiliari del Regno Unito: immobili nel West End londinese;

Regent Street e St James’s; terreni agricoli; proprietà commerciali; fondali marini; concessioni per l’eolico offshore. Il suo valore è nell’ordine di decine di miliardi di sterline, ma non è patrimonio privato del re.

È amministrato commercialmente per conto della Corona e i profitti confluiscono in larga parte al Tesoro britannico. Il sovrano riceve però una percentuale dei profitti attraverso la Sovereign Grant. Nel 2026 la sovvenzione è stata indicata intorno a 137,9 milioni di sterline, con riduzione prevista negli anni successivi.

Duchy of Lancaster è il patrimonio collegato direttamente al sovrano: valore patrimoniale: circa 687 milioni di sterline nel 2026; reddito annuale 2025/26: circa 25,2 milioni di sterline.

Duchy of Cornwall è il patrimonio del principe ereditario William: valore patrimoniale: circa 1,2 miliardi di sterline; reddito annuale 2025/26: circa 21,55 milioni di sterline.

Questi patrimoni hanno una natura particolare: il re o l’erede ricevono il reddito, ma non possono semplicemente liquidare il capitale come un normale proprietario privato.

Quanto possiedono le altre monarchie europee nella City?

Qui il problema è la scarsissima trasparenza.

I patrimoni reali possono essere detenuti tramite: fondazioni; trust; società private; family offices; banche depositarie; fondi sovrani; partecipazioni indirette; immobili intestati a società; gestori patrimoniali internazionali.

La monarchia del Regno Unito è quella più direttamente integrata nel sistema della City, per ragioni storiche e istituzionali.

C’è poi quella dei Paesi Bassi. La monarchia olandese possiede patrimoni privati, ma non è corretto identificare automaticamente tali patrimoni con investimenti nel City Cash.

I Paesi Bassi, tuttavia, sono uno dei principali centri europei di: holding; fondi pensione; trust; società veicolo; fiscalità internazionale; gestione patrimoniale anglo-olandese.

Il legame con la City è soprattutto finanziario e societario, non necessariamente personale della famiglia reale.

La monarchia belga ha un patrimonio relativamente più limitato rispetto ai Windsor. Il collegamento con Londra passa soprattutto da: banche; fondi istituzionali; famiglie industriali; società patrimoniali; reti diplomatiche e finanziarie.

La monarchia lussemburghese dispone di patrimoni privati, ma il vero peso del Lussemburgo deriva dal suo ruolo di: centro di fondi d’investimento; domiciliazione di holding; gestione patrimoniale; intermediazione fiscale e finanziaria. In questo caso la connessione con la City è sistemica, non riconducibile soltanto al Granduca.

Le monarchie scandinave e quella spagnola dispongono di patrimoni privati e istituzionali, ma il grosso del capitale collegato alla City non è necessariamente proprietà delle famiglie reali.

Il rapporto avviene più spesso attraverso: fondi pensione; fondi sovrani; investimenti immobiliari; gestori globali; banche d’affari britanniche; reti aristocratiche e finanziarie.

Il punto più importante è che le monarchie non devono necessariamente possedere direttamente il City Cash per avere influenza.

Il loro potere può essere esercitato tramite: relazioni storiche con la finanza britannica; accesso privilegiato ai grandi banchieri; patronati e fondazioni; reti aristocratiche; diplomazia economica; fondi sovrani; partecipazioni incrociate; grandi patrimoni immobiliari; influenza simbolica e istituzionale.

Una possibile struttura del potere

monarchie europee

Non risulta pubblicamente dimostrabile che le monarchie europee possiedano una quota identificabile del City Cash. Il City Cash appartiene alla City of London Corporation.

Tuttavia, le monarchie – soprattutto quella britannica – sono inserite nello stesso ecosistema storico di patrimoni, trust, proprietà fondiarie, banche private e reti finanziarie che alimentano il potere della City.

Sistema medievale, sistema coloniale e globalismo finanziario

Emerge, da questa ricostruzione, il rapporto storico tra un sistema medievale e il sistema coloniale delle monarchie europee, tradotto, nell’attualità, dal globalismo finanziario, nuovo colonialismo mondiale.

La ricostruzione permette di formulare una continuità tra: privilegio corporativo medievale, monarchia patrimoniale, espansione coloniale, capitalismo commerciale, imperialismo finanziario, globalismo tecnofinanziario.

Siamo in presenza di una trasformazione delle forme del potere, con permanenza di alcune strutture.

continuità storica

La continuità non consiste nel fatto che le stesse persone governino ininterrottamente tutto, ma nel permanere di una logica, ossia un potere ristretto, organizzato attraverso istituzioni speciali, controlla infrastrutture, concessioni, credito, commerci e accesso alle risorse.

Il colonialismo classico richiedeva: occupazione militare; amministrazione territoriale; controllo dei porti; monopolio commerciale; imposizione fiscale; estrazione di materie prime.

Il colonialismo finanziario può operare senza governatore coloniale: debito estero; condizionalità dei prestiti; controllo delle valute; privatizzazioni; dipendenza tecnologica; controllo delle catene logistiche;

proprietà straniera delle infrastrutture; fuga dei capitali; subordinazione ai mercati finanziari; vincoli imposti da rating e investitori.

Prima il territorio veniva conquistato per controllare l’economia; oggi l’economia può essere controllata senza conquistare formalmente il territorio.

La City come esempio di continuità istituzionale

La peculiarità della City of London è che conserva una forma di autogoverno corporativo di origine medievale, ma opera dentro il capitalismo globale contemporaneo.

Questo produce una combinazione singolare: forma istituzionale arcaica; strumenti finanziari modernissimi;

rete globale postnazionale; capacità di intermediazione tra Stati, imprese e capitali; continuità con il diritto commerciale e marittimo britannico; legami storici con assicurazioni, compagnie coloniali e commercio internazionale.

Una struttura medievale nella forma, imperiale nella genealogia e globale nella funzione.

Dalla sovranità territoriale alla sovranità dei flussi

Il colonialismo europeo controllava: terra; popolazioni; miniere; piantagioni; porti; rotte.

Il globalismo finanziario tende a controllare: flussi di capitale; accesso al credito; infrastrutture digitali; dati; brevetti; energia; catene di approvvigionamento; standard normativi; sistemi di pagamento; rating; assicurazioni; mercati dei futures.

La sovranità non scompare, ma cambia oggetto.

Il colonialismo classico controllava il territorio, il colonialismo finanziario controlla i flussi.

Il ruolo delle monarchie

Le monarchie europee non sono necessariamente oggi i soggetti operativi del globalismo finanziario. Ma storicamente hanno contribuito a creare: il diritto delle concessioni; le compagnie privilegiate; il sistema coloniale; le aristocrazie commerciali; le reti diplomatiche; il debito pubblico; la protezione militare delle rotte; la fusione tra capitale, Stato e impero.

In particolare, la monarchia britannica, il Parlamento, la Marina, la City e le compagnie commerciali hanno formato nel tempo un complesso imperiale-finanziario.

Non era un blocco sempre armonico in quanto ci sono stati conflitti tra Corona, Parlamento, mercanti, banche e colonie. Ma il sistema nel suo insieme ha prodotto una forte continuità.

Il nuovo colonialismo non è soltanto britannico

Il globalismo finanziario contemporaneo non è semplicemente “la prosecuzione della monarchia britannica”.

È un sistema ibrido nel quale convergono: City di Londra; Wall Street; banche svizzere; Lussemburgo; fondi del Golfo; grandi fondi pensione; multinazionali; Silicon Valley; organismi multilaterali;
burocrazie sovranazionali; élite tecnocratiche nazionali.

La City è uno dei nuclei storici, ma il sistema attuale è più ampio e policentrico.

Il globalismo finanziario può essere interpretato come la trasformazione post-territoriale dell’antico ordine coloniale europeo.

Il colonialismo monarchico controllava territori, popolazioni e risorse mediante la conquista; il nuovo colonialismo finanziario controlla credito, infrastrutture, tecnologia, valute, catene produttive e flussi di capitale mediante reti bancarie, istituzioni sovranazionali e grandi piattaforme economiche.

La City of London rappresenta uno dei luoghi nei quali questa continuità è più visibile: una struttura corporativa di origine medievale, storicamente legata all’espansione imperiale britannica, divenuta nodo centrale del capitalismo finanziario globale.

Unione Europea, asset della City e nodo della rete

Chiara Azzarini scrive che “il parossistico distretto finanziario della City vedeva e vede nell’Unione Europea un asset (!) fondamentale per il benessere britannico. Ma dal Big Bang del 1986, deregolamentazione finanziaria che aprì le porte alla competizione internazionale, la Borsa vide crescere a dismisura la propria autoreferenzialità, scevra dalla cognizione dalle cause locali. La comunità finanziaria londinese, portandosi appresso le élite cittadine, che detengono le fila politiche, intellettuali e mediatiche del paese, brama prevedibilità e aborre l’incertezza, perché i mercati possono andare male o bene, purché le regole del gioco, più o meno fair (giuste, ndr) siano note a ancor più dettabili”.

L’Unione Europea va inserita nella rete come uno strumento fondamentale del sistema finanziario.

Rete che ha il suo centro nella City londinese, un suo braccio a New York (Wall Street, investment banking, asset management), un suo braccio a Singapore (hub finanziario asiatico, private banking, arbitraggio globale) e un suo braccio a Hong Kong (intermediazione tra capitale occidentale e Cina).

È più corretto parlare di nodi interconnessi dello stesso capitalismo finanziario globale che di semplici “succursali della City”. New York è il polo statunitense, Singapore quello sud-est asiatico e Hong Kong il punto di intermediazione con la Cina. Il rapporto è di cooperazione, concorrenza e interdipendenza, non di subordinazione amministrativa.

Le “filiali ideologiche”

Il World Economic Forum, la Trilateral Commission e il Bilderberg Meeting sono infrastrutture transnazionali di coordinamento delle élite.

Non sono formalmente filiali della City, ma svolgono una funzione compatibile con i suoi interessi: selezione e socializzazione delle classi dirigenti; circolazione di paradigmi economici; costruzione di linguaggi comuni; coordinamento informale tra finanza, politica, burocrazia, università e grandi imprese; definizione anticipata delle agende pubbliche.

Uno studio sulle reti delle élite transnazionali colloca WEF, Trilateral e Bilderberg dentro una più ampia rete corporate, capace di elaborare e diffondere un progetto politico-economico globale, spesso associato al neoliberalismo e a una governance manageriale dello Stato.

City Wall Street

Esiste una convergenza strutturale di interessi, persone, carriere e categorie mentali.

Palo Alto, laboratorio tecnoculturale

Il riferimento a Palo Alto è interessante, ma va distinto dagli altri nodi.Palo Alto e la Silicon Valley sono: laboratorio tecnologico; incubatore di piattaforme digitali; centro di venture capital; spazio di produzione di nuove norme sociali; ambiente culturale post-industriale; luogo d’incontro tra tecnologia, università, capitale-rischio e attivismo progressista.

Una parte rilevante dell’ideologia woke contemporanea è stata elaborata e diffusa negli ambienti universitari, tecnologici, filantropici e manageriali della Bay Area, poi incorporata dalle grandi corporation globali.

Con il termine Bay Area (o San Francisco Bay Area) si intende un’ampia area metropolitana della California settentrionale che si sviluppa attorno all’estuario della baia di San Francisco.

Conta oltre 7 milioni di abitanti ed è uno dei centri economici, tecnologici e culturali più influenti al mondo.

Il punto decisivo è che il woke è passato da teoria accademica marginale a ideologia organizzativa delle grandi imprese, soprattutto attraverso: dipartimenti HR; programmi Diversity, Equity & Inclusion; università;

grandi fondazioni; piattaforme digitali; consulenza manageriale; pubblicità e comunicazione corporate.

Sistema ango-globale

La City può essere definita come il nucleo storico di un sistema di potere finanziario anglo-globale, capace di proiettarsi attraverso nodi finanziari – New York, Singapore, Hong Kong – e attraverso reti di coordinamento delle élite – WEF, Trilateral, Bilderberg – mentre la Silicon Valley costituisce il laboratorio tecnologico e culturale nel quale vengono trasformati interessi economici in nuovi paradigmi sociali.

La formula sintetica potrebbe essere: la City organizza il capitale; Wall Street lo scala; i forum transnazionali coordinano le élite; Silicon Valley produce i nuovi codici culturali; le istituzioni europee li trasformano in norme.

Segue

[i] Chiara Azzarini, Domino 7/2026

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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