Parametri economici a confronto
In questi ultimi tempi i rapporti tra Spagna e Italia non sono ottimali a causa dell’invasione di immigrati irregolari nell’enclave di Ceuta che ha indotto l’Italia a sospendere parzialmente l’accordo di Schengen, introducendo dei controlli mirati alle frontiere.
Questi due Paesi che appartengono all’UE e alla NATO hanno due Governi ideologicamente contrapposti: da un lato il Governo socialista spagnolo di Sanchez, dall’altro il Governo italiano della Meloni di centro destra.
Le politiche che hanno applicato in campo economico di conseguenza sono diverse e per questo vorrei in modo asettico evidenziarne le differenti sfumature con i risultati conseguiti dai due Paesi.
Dal 2022 la Spagna ha ottenuto una crescita del PILdel 16% cumulato mentre l’Italia, un 6,9% L’Istat ha analizzato le varie motivazioni che vado a sintetizzare.
È fondamentale parlare di produttività oraria che in Spagna è stato pari a un 2% nel biennio passato mentre in Italia ha visto una contrazione del 2%.
Sia in Italia sia in Spagna si sono creati dei posti di lavoro, ma mentre nel nostro Paese tutto ciò è avvenuto lavorando più ore a testa, nello stato iberico hanno creato nuovi posti riducendo le ore di lavoro per ogni singolo lavoratore.
Il PIL che la Spagna ha ottenuto è stato originato per la metà dai consumi interni per il 25% dal turismo e per l’altro 25% da export. In Italia la crescita è stata originata tutta dall’edilizia sostenuta dal PNRR.
I consumi interni sono stati favoriti in Spagna dall’introduzione del salario minimo, che è tra i più alti d’Europa, e si è avuta la possibilità di utilizzare la leva della spesa pubblica arrivando al +10,2% dal 2022, avendo un rapporto debito PIL molto più basso dell’Italia.
La Spagna ha puntato molto sull’integrazione lavorativa con le politiche migratorie e il principio guida di queste politiche anche in Italia dovrebbe essere quello di accogliere chi viene in Europa non per delinquere ma per integrarsi con la cultura locale e lavorare seriamente.
La Spagna ha speso molto bene i fondi del PNRR erogati dall’UE e sul fronte energetico ha saputo adottare delle politiche idonee per creare un mix energetico con una forte componente di fonti rinnovabili.
In Italia non siamo riusciti ancora a ottenere un mix energetico tale da evitare qualsiasi shock esogeno sul fronte geopolitico e dei conflitti armati in corso.
Abbandonando il nucleare e non avendo ancora sviluppato a sufficienza le rinnovabili esponiamo la nostra economia a crisi continue che, alla lunga, potrebbero minare il tessuto sociale ed economico del Paese.
In Italia abbiamo un tasso di occupazione migliore della Spagna poiché si assumono più persone e tutto ciò ha spinto la crescita del PIL pur avendo la produttività a livelli molto bassi.
Questa crescita dell’occupazione in Italia presenta un altro punto debole come ci comunica l’Osservatorio della Cattolica, che è rappresentato dalla composizione delle professioni dei nuovi occupati che si concentrano soprattutto nei servizi, tra i quali raider, badanti, stagionali, lavoratori part- time, giustificando il dato negativo in Italia della bassa produttività.
Stiamo assistendo a un mercato del lavoro in continuo mutamento; in Italia gli occupati nell’industria stanno calando e si sa che ogni posto di lavoro creato nell’industria ne crea altri 2,5 nei servizi e nell’indotto e questo, alla lunga, potrebbe mettere a rischio la tenuta del Welfare in Italia già in crisi a causa della bassissima natalità.
Secondo Eurostat, a giugno 2025 la Spagna aveva un rapporto debito PIL del 103,4% e si prevede un ulteriore calo nei prossimi anni, mentre l’Italia del 138,3% e ci si attende un’ulteriore crescita. La Spagna, inoltre, ha un deficit al di sotto del 3% mentre l’Italia ha fallito questo obiettivo nel 2026.
Il calo della produzione industriale in Italia è continuo e costante dal 2023. Il settore secondario oggi pesa solo per un 20% sul PIL e il crollo viene occultato dalla crescita di tre settori quali l’energia, la farmaceutica ed elettronica.
Il grosso della flessione si è vista nei settori del tessile, abbigliamento, mezzi di trasporto, chimica, calzature, meccanica e riparazione macchine.
Tali settori sono stati esposti alla forte concorrenza delle produzioni asiatiche, ai conflitti in corso armati che, insieme alla speculazione, hanno originato la forte crescita del costo dell’energia che, a cascata, ha fatto alzare l’inflazione, i tassi d’interesse contribuendo a un probabile calo dei consumi interni il quale, a sua volta, procurerà altra disoccupazione come in una spirale infernale.
Qualsiasi Governo che nel 2027 sarà eletto in Italia dovrà affrontare problemi enormi e credo che la Spagna ci possa suggerire alcuni percorsi per migliorare la nostra economia, mettendo in disparte le differenze ideologiche.
Fonte dati: Istat e Istituto Nacional de Estadistica





