Home editoriali Zelensky allarga il conflitto al Mar Caspio

Zelensky allarga il conflitto al Mar Caspio

0
conflitto

Mentre i porti ucraini sul Mar Nero sono bloccati

Mentre il generale Zaluzhnyi lancia espliciti messaggio per definire le coordinate possibili di una tregua e di un accordo di pace, il presidente ucraino Zelensky allarga il conflitto al Mar Caspio, come lui stesso ha dichiarato, affermando che le forze armate ucraine avevano sferrato attacchi contro «obiettivi in diverse regioni della Russia che alimentano questa guerra», tra cui navi per il trasporto di materiale militare legato all’Iran nel Mar Caspio.

L’Iran, dal canto suo, ha accusato l’Ucraina di aver preso di mira una delle sue navi mercantili nel Mar Caspio (uccidendo un marinaio e ferendone un altro), e ha affermato, per tramite del ministro degli Esteri Araghchi, che l’episodio, identificato come «una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite, compiuta su istigazione di Israele per trascinare l’Europa nella sua guerra», «non può rimanere impunito».

Dopodiché, il ministro degli Esteri ucraino Sybiha ha contattato telefonicamente Araghchi per sottolineare che «il nostro obiettivo è evitare un’escalation non necessaria».

Una evidente marcia indietro, innestata, stando a quanto riferito da alti rappresentanti di Teheran, proprio mentre le forze armate iraniane si apprestavano a colpire come ritorsione tre siti critici in Ucraina, tra cui un importante snodo sul Mar Nero, in una fase in cui i porti ucraini subiscono un blocco de facto ad opera delle forze armate russe, nell’ambito di un’escalation che Mosca sta dispiegando anche sotto forma di intensificazione degli attacchi aerei e di inasprimento della comunicazione strategica.

In un servizio sulla questione Analisi Difesa scrive che Mykolaiv, Odessa, Pivdennyi, Yuzhny e Chornomorsk sono stati devastati e non sarebbero più in grado di gestire operazioni di carico e scarico, ma i russi hanno colpito anche diversi mercantili diretti ne porti ucraini che, secondo Mosca, avevano a bordo armi e munizioni destinate alle forze armate ucraine.

Porti Odessa

Un ampio report di Agenzia Nova evidenziava il 31 luglio che non esiste un provvedimento formale con cui Kiev abbia chiuso i porti di Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi, né una dichiarazione russa di blocco navale a porti del nemico.

Tuttavia, le pesanti incursioni russe su navi e porti hanno determinato un blocco di fatto: gli attacchi contro le infrastrutture portuali e le navi mercantili hanno indotto gran parte degli armatori e degli assicuratori a sospendere temporaneamente le operazioni.

Di fronte a un’ondata di attacchi di droni e missilistici che hanno colpito impianti di stoccaggio e persino navi cargo in transito o all’ormeggio, diversi grandi armatori internazionali e società di logistica (tra cui Maersk) hanno temporaneamente sospeso o reindirizzato i propri servizi verso altri snodi regionali.

Le autorità ucraine precisano che lo Stato ucraino non ha chiuso ufficialmente i propri porti marittimi, ma le sospensioni d’ingresso sono la conseguenza diretta delle decisioni di sicurezza prese dagli assicuratori e dagli armatori privati.

Poiché la navigazione d’altura nell’area di Odessa e il canale per Mykolaiv rimangono ad alto rischio, l’Ucraina continua a fare affidamento sulle rotte terrestri verso l’Unione Europea e sui porti fluviali del Danubio (come Reni e Izmail), sebbene questi ultimi offrano una capacità di carico notevolmente ridotta rispetto ai grandi terminal marittimi del Mar Nero.

Principali operazioni ucraine nel Mar Caspio

Gli attacchi ucraini contro obiettivi navali e logistici nel Mar Caspio rappresentano una significativa espansione del raggio d’azione dei droni a lungo raggio di Kiev. Situato a oltre 1.000 km dalla linea del fronte, il Mar Caspio è uno snodo strategico fondamentale per Mosca e Teheran: funge da rotta logistica protetta per il trasferimento di armamenti (come droni Shahed e munizioni), componenti militari e risorse energetiche sfuggendo ai controlli internazionali.

Novembre 2024: attacco alla base navale di Kaspiysk nel Daghestan russo, sede della Flottiglia del Caspio della Marina russa. Utilizzando droni leggeri convertiti in armi kamikaze ad alto raggio, Kiev ha colpito l’area di ormeggio danneggiando navi da guerra russe (tra cui le corvette classe Gepard e Buyan-M), impiegate per il lancio di missili contro il territorio ucraino.

A fine luglio c’è stato un attacco su larga scala. Nei servizi di sicurezza ucraini (SSU/SBU) si è registrata l’operazione più complessa nel bacino del Caspio.

È stata colpita una corvetta lanciamissili della Marina russa (classe Tarantul IV – Progetto 1241.8, identificata come Stupinets).

Sono stati presi di mira due cargo coinvolti nel trasporto di carichi militari lungo la rotta Iran – Russia. È stata colpita anche una piattaforma d’estrazione petrolifera russa offshore (campo Filanovsky).

L’attacco contro i mercantili che percorrono il corridoio tra i due Paesi ha innescato uno scontro politico e diplomatico.

Kiev sostiene che le navi colpite, pur battendo bandiera commerciale o iraniana, stessero trasportando armamenti, componentistica bellica e ferro metallurgico a supporto dell’industria della difesa russa.

Teheran ha denunciato l’attacco ad una nave commerciale, riportando vittime tra l’equipaggio (1 morto e diversi feriti). Il governo iraniano ha qualificato l’azione come una provocazione e una violazione del diritto internazionale, minacciando ritorsioni.

Colpire la rotta del Caspio permette all’Ucraina sia di ostacolare le linee di rifornimento militare diretto tra Teheran e Mosca, sia di mostrare la vulnerabilità delle rotte commerciali ritenute fino ad ora inaccessibili dai radar o dai missili ucraini.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui