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IL SIMBOLISMO DELLA LETTERA Y

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di Filippo Maria Leonardi

La lettera Y è stata ritenuta, per la sua forma simile a un bivio, un simbolo pitagorico della scelta morale tra il vizio e la virtù. Per capire come nasce questo significato, non è sufficiente considerare il valore della Y come lettera greca, ma occorre risalire al primo alfabeto da cui essa è derivato.

La lettera Y deriva infatti dalla waw semitica, di cui eredita parte del valore simbolico. Infatti il nome della waw, in origine, significava “chiodo” o più precisamente indicava un “giunto” quale poteva essere un chiodo, un perno, un cardine o un chiavistello. In pratica indicava qualcosa che unisce, da cui nella lingua ebraica il valore grammaticale di congiunzione. Ad essere ancora più precisi, la waw non indicava propriamente l’unione, ma la tendenza ad unirsi. Questo concetto può essere espresso, dal punto di vista fisico, come l’attrazione tra due poli opposti, così come avviene ad esempio nel caso della tensione elettrica tra cariche di segno contrario, o se vogliamo usare una similitudine più romantica, dall’attrazione amorosa tra un uomo e una donna. Questo simbolismo, che ritroviamo nei Tarocchi, risale all’antichità e nel corso dei secoli si è intrecciato con motivi simbolici provenienti da diverse tradizioni.

Innanzitutto c’è il tema del bivio tra due vie che ritroviamo nel sesto libro dell’Eneide in cui la Sibilla dice: “Hic locus est, partes ubi se via findit in ambas: / dextera quae Ditis magni sub moenia tendit, / hac iter Elysium nobis; at laeva malorum / exercet poenas, et ad impia Tartara mittit“. Nel simbolismo tradizionale la direzione destra coincide con la retta via, mentre la sinistra è associata all’imperfezione, come ad esempio nell’italiano dritta e manca, o nell’inglese right & left che significano letteralmente “giusto” e “lasciato”. Nell’Eneide le due vie si riferiscono all’aldilà e portano rispettivamente ai Campi Elisi e al Tartaro, ovvero al Paradiso e all’Inferno, ma la scelta morale che determina il destino oltremondano si compie durante la vita, precisamente durante la giovinezza cioè nel passaggio dall’infanzia alla maturità.

Sempre nel sesto libro dell’Eneide si fa riferimento ad un albero nascosto, un ramo d’oro che secondo il grammatico Servio Mario Onorato ha la forma di una forcella biforcuta. Egli riporta tale tradizione come insegnamento pitagorica: “Abbiamo appreso da Pitagora di Samo che la vita umana si divide in forma di lettera Y, ovvero che la prima età è incerta poiché fino a quel momento non ci si dà né ai vizi né alle virtù, ma dalla giovinezza inizia il bivio della lettera Y, in quell’età in cui gli uomini seguono i vizi a sinistra o le virtù a destra”. Anche Persio, nella Satira 3, allude allo stesso simbolismo: “a te la lettera del filosofo di Samo dai divergenti rami, già mostrò la via che si leva sul lato destro”.

La lettera Y era dunque interpretata sia come un bivio che come un albero biforcuto, per il fatto che la forma dell’albero è una rappresentazione naturale del processo decisionale, come anche dei moderni diagrammi, detti appunto, ad albero. In latino si ha pure un gioco di parole tra arbor e arbitrium.

Lattanzio, nelle Divine istituzioni, sviluppa il tema in chiave cristiana: “Vi sono due vie, o imperatore Costantino, per le quali deve procedere la vita umana: l’una che conduce al paradiso, l’altra che sprofonda nell’inferno; e questi modi li hanno introdotti i poeti nelle loro poesie, e i filosofi nelle loro dispute. E infatti i filosofi hanno rappresentato l’uno come appartenente alle virtù, l’altro ai vizi […] tutta questa discussione sulle due vie fa riferimento alla frugalità e al lusso. Dicono infatti che il corso della vita umana rassomigli alla lettera Y, perché ognuno degli uomini, quando ha raggiunto la soglia della prima giovinezza, ed è arrivato al luogo “dove la via si divide in due parti” è in dubbio, ed esita, e non sa da che parte dovrebbe voltarsi”.

San Gerolamo indica chiaramente che quando l’uomo esce dall’età dell’innocenza, si pone di fronte alla scelta fra il bene e il male: “Ma chi è ancora bambino, invece, ragiona da bambino, tanto il bene quanto il male che opera viene imputato ai suo genitori fino a che raggiunge l’età della ragione, fino a che la lettera di Pitagora lo metta di fronte al bivio”.

Nella Monas Hieroglyphica, pubblicata ad Anversa nel 1564, John Dee inserisce un diagramma a forma di Y (pytagorica dicta litera) che rappresenta la scelta (optio) tra la via filosofica e la via mondana. Questa figura è da lui chiamata arbor raritatis, albero della rarità, perché sono pochi quelli che scelgono la via virtuosa della filosofia mentre la maggior parte sono sviati dalla cupidigia. Il diagramma rappresenta altresì il percorso della vita umana che attraversa le fasi di infantia, pueritia e adolescentia prima di biforcarsi. Anche in questo caso, come per San Gerolamo, la scelta morale avviene al momento della maturazione sessuale. D’altra parte la denominazione di albero richiama la vicenda di Enea ma è anche un chiaro riferimento al simbolismo biblico dell’albero duale della scienza del bene e del male.

Questo intreccio di simboli classici e biblici è testimoniato anche nell’arte sacra: in un capitello dell’ambulacro della chiesa romanica di Notre-Dame du Port a Clermont-Ferrand in Francia (fine XII sec.) sono raffigurati Adamo ed Eva con interposto un albero biforcato, nel momento della tentazione.

Il mito di Ercole al Bivio risale ad un racconto del sofista Prodico citato da Senofonte nel libro II dei Memorabili: il giovane Eracle si trova al bivio della sua vita, dovendo scegliere tra due donne: da una parte la Virtù (Ἀρετή) e dall’altra la Felicità (Εὐδαιμονία) detta anche Vizio (Κακία). Questo simbolismo si sovrappone a quello della lettera pitagorica, come indicato da Geoffrey Tory nel 1529: “Non voglio qui dimenticare che Ypsilon fu inventata un tempo dal nobile filosofo nativo dell’isola di Samo, chiamato Pitagora. Questa lettera è la rappresentazione morale di Ercole, al tempo in cui era nella sua giovane età cosiddetta adolescenza, vagando un giorno pensieroso per i campi, giunse ad un grande sentiero che si divideva in due altri sentieri, uno molto largo e l’altro molto stretto. E sul largo vide una donna di nome Voluttà che gli tendeva la mano per farlo entrare. Sul cammino stretto c’era una dama chiamata Virtù, che similmente voleva farlo entrare e camminare per la sua via”. Tory inserisce una illustrazione del bivio in forma di Y in cui la diramazione destra, graficamente più stretta, è avvolta da una vegetazione spinosa e presidiata dalle tre fiere dell’inferno dantesco: la lonza, il leone e la lupa. Per l’altra via, più larga, una volta arrivati in cima dove si trovano pietanze e bevande, si ricade in basso verso le fiamme.

Il tema di Ercole al bivio è ripreso in una incisione XVI sec. del fiammingo Sadeler Jan il Vecchio che raffigura il Principe Massimiliano I di Baviera nelle sembianze di Ercole che deve decidere fra due donne, una in abiti succinti con gioielli e ventaglio di penne di pavone, simbolo del vizio, l’altra con abiti casti e con il capo coperto, a rappresentare la virtù. Sullo sfondo si intravede una roccia su cui è incisa chiaramente la lettera Y.

Da notare che nel dipinto di Tiziano del 1515 intitolato “Amor Sacro e Amor Profano” il simbolismo delle due donne è invertito: la donna vestita rappresenta l’amor profano, mentre la donna nuda è l’amor sacro. Qui evidentemente si associa la virtù alla verità, che è nuda, cioè priva di parti nascoste. Fra le due donne c’è Eros, rappresentato come un bambino alato.

Tutti questi elementi simbolici convergono nella Sesta lama degli Arcani Maggiori dei Tarocchi, in particolare nella versione dell’esoterista Oswald Wirth che corrisponde alla lettera waw, che è la sesta lettera dell’alfabeto ebraico. Questa carta è denominata gli Amanti, ma più precisamente designa l’Innamorato, poiché non rappresenta una coppia, bensì un uomo che deve scegliere tra due donne. Ricorre anche il simbolismo del bivio che ha la sua rappresentazione grafica nella forma della lettera Y o, in questo caso, del suo equivalente nell’alfabeto latino che è lettera V come figura della sola biforcazione. Nella sua versione dei Tarocchi, Wirth riporta chiaramente, ai piedi dell’Innamorato, un bivio a forma di V rovesciata. Sopra l’Innamorato si libra in aria Eros alato pronto a scagliare la sua freccia.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

– Virgilio, Eneide, VI, 540-543.

– Persio, Satira 3, 56-57.

– Lattanzio, Divine istituzioni, VI, III.

Servii grammatici qui feruntur in Vergilii Carmina Commentarii, Vol. II, Aeneidos Librorum VI-XII Commentarii, In aedibus B. G. Tevbneri, Lipsiae, 1884. Commento su Eneide VI, 136.

– San Gerolamo, Lettera CVII, 6 : A Leta – Come educare la figlia.

– Geoffrey Tory, Champ Fleury: auquel est contenu l’art et science de la deue et vraye proportio des lettres, 1529.

– John Dee, Monas Hieroglyphica, Guliel. Silvins Typog. Regius, Excud. Antuerpiae, 1564.

– Christiane L. Joost-Gaugier, Measuring Heaven, Cornell University, Ithaca, 2006 > Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull’arte, Arkeios, Roma, 2008.

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