di Antonio Foccillo
C’è ancora qualcuno che è disponibile ad ascoltare con attenzione i politici di tutti e due gli schieramenti. Io penso proprio che sono pochi. Questi ripetono sempre gli stessi argomenti e si fermano al quotidiano senza un minimo di prospettiva. La destra, per la verità, nonostante gli sforzi della Meloni, ha dei personaggi che sono improponibili ed ogni volta che aprono bocca fanno solo danni. La sinistra ha un vuoto di idee. Attacca gli altri quando vogliono intervenire sulle stesse tematiche che loro stessi, quando hanno governato, hanno affrontato riducendo prerogative, tutele e libertà.
Non voglio fare come i vecchietti che si siedono sulla panchina e dicono ai miei tempi, decantando tutto il positivo del passato. Ma pur mettendocela tutta devo francamente dire che la politica non mi appassiona più.
Ieri sera un ministro, in una televisione, ripeteva: gli italiano vogliono; noi dobbiamo rispondere agli italiani; italiani, italiani, italiani… dopo che per anni riconosceva solo i lumbard e disprezzava gli altri cittadini, in particolare quelli del sud. Poi con una prosopopea tutta sua ripeteva come un mantra: io non troverò pace se non farò … io mi impegnerò …, quasi come fosse l’unico ministro. Questo atteggiamento fa allontanare sempre di più da questi politicanti presuntuosi e privi di qualsiasi strategia mobilitante.
Ma non è il solo. Ho voluto fare un esempio di come, in questi ultimi trent’anni della vita politica italiana una parte rilevante del ceto politico ha fatto nascere le ragioni dell’antipolitica. È sotto gli occhi di tutti come la qualità della rappresentanza sia profondamente degradata e come questo processo degenerativo non abbia trovato
Purtroppo nel nostro Paese oggi vengono fuori le magagne di un assurdo attacco a tutto quello che aveva garantito, nella prima repubblica, democrazia, sviluppo, benessere e partecipazione, sulla base di una demagogia anticasta che poi si è rivelata falsa quando ha puntato i riflettori su coloro che l’avevano alimentata. Quei personaggi, di tutti i partiti erano giganti, mentre ogni sono solo gnomi.
Con questa demagogia distruttiva la Politica è uscita perdente, e le strutture di partito si sono sempre più scollate dai loro rappresentati, chiudendo sedi e sostituendo ai confronti gli slogan al punto che i partiti sono quasi del tutto scomparsi e a loro si sono sostituiti i leader. Ai valori delle singole ideologie si sono sostituiti gli interessi di una personalità, al posto di un simbolo quindi un nome e cognome. Ma come fa un partito a portare avanti una battaglia per dei diritti di qual si voglia natura, se basta una semplice sconfitta elettorale a cancellare quello stesso partito? In sostanza siamo rimasti soli e più deboli!
Di fronte a questa situazione che rischia di diventare drammatica, bisogna chiedere con decisione a tutte le forze responsabili di smetterla, di tornare a ragionare con la testa e non con gli umori più bassi. Bisogna reagire per ricostruirne l’autorevolezza e la legittimazione della Politica, quella con la P maiuscola e ricostruire una ripresa dei soggetti tutti della democrazia. Ristabilire le connessioni della società alle istituzioni, in assenza delle quali la convivenza civile viene meno e una comunità politica si sfalda, precipitando nella decivilizzazione.
La democrazia deve essere rifondata per tenere a bada l’economia di mercato. Oggi purtroppo viviamo in una società in cui vige l’estinzione del discorso pubblico, soppiantato dalle simulazioni di una politica ridotta a reality, relegando i cittadini al ruolo passivo di spettatori, cui è consentito – ogni tanto – solo l’applauso o il fischio, il che ha fatto regredire la partecipazione a tifo da stadio.
In aggiunta la “deriva leaderistica” ha concorso pesantemente a rafforzare questa espropriazione del diritto di poter partecipare alle decisioni collettive, autonomamente e criticamente, producendo crescenti fenomeni di rigetto nei confronti di “questa” politica, misurabile nell’aumento esponenziale del non-voto o di movimenti anticasta la cui identità viene mistificata parlandone in termini di “antipolitica”.
Non si può dimenticare quello che è avvenuto durante la Pandemia. Dove la politica ci ha tolto molte libertà Costituzionali e siamo arrivati a dover giustificare addirittura le uscite dalla propria abitazione, anche per andare a fare la spesa con verifiche delle forze di polizia anche sulla quantità, qualità degli acquisti e il lugo dove erano stati fatti. Controlli di tutti i generi e con tutti gli strumenti. Forse già abbiamo dimenticato quello che è successo. Sembrava di stare in un film di fantascienza e invece era tutto vero!
Con questi provvedimenti hanno diviso le persone fra buoni e cattivi con la relativa caccia all’untore, con un green pass che autorizzava a lavorare ed avere lo stipendio. Le stesse famiglie, anche nei momenti più belli, quelli delle feste non hanno potuto stare insieme. Hanno lasciato morire le persone senza il conforto dei propri cari.
Ogni giorno passato in quarantena aumentava la solitudine e l’alienazione e soprattutto, il bisogno di riacquistare la libertà di abbracciare un parente o un amico; il sentire il profumo di un fiore nella pienezza della primavera; il farsi una risata insieme ad un amico; il fare una passeggiata; il vedere ed ascoltare il mare; l’inerpicarsi in un sentiero di montagna: il partecipare ad un evento.
In questa situazione di criticità si sono devastate, non solo le nostre certezze, ma anche la nostra economia, determinando in questa clausura, come si può facilmente intuire, che ogni momento si vivesse con un misto di sentimenti quali l’angoscia, la paura e la speranza.
Se fossimo stati nella prima repubblica la Politica non si sarebbe potuto permettere queste restrizioni e certamente si sarebbe opposta a questo deleterio disegno. Si stanno vedendo, proprio in questi giorni, quanti misfatti sono stati perpetratati nei confronti della democrazia e dei cittadini.
È sempre più importante allora avviare un’ampia riflessione sulla libertà e sulla democrazia perché si rischia, come avvenuto con questi provvedimenti governativi, non contrastati da nessuna forza politica e sindacale, di incidere profondamente su diritti fondamentali e costituzionali.
Lo strumento dell’esercizio della democrazia deve essere funzionale al rinnovamento della politica e quindi devono essere i cittadini ad assumersi – dopo aver esaurito l’orgia distruttiva in atto – il compito di risanare il Paese dal punto di vista etico, reinvestendo sé stessi entro il sistema politico e assumendo pienamente le proprie responsabilità pubbliche per divenire protagonisti della trasformazione del Paese. Il problema del potere è reale.
Se non si fa così non vedo come uscire a breve da questa deriva. Non vedo neanche all’orizzonte qualche autorità morale, etica e professionale che possa invertire la tendenza. Forse ci vorranno anni e anni.
Nel frattempo cosa si può fare: bisogna mettere insieme appunto le persone che hanno ancora idee e proposte di come ricostruire una società più giusta, più equa e più rappresentativa di tutte le realtà, sconfiggendo i falsi profeti di un mondo migliore che esiste solo per i loro interessi. Senza pensare a denominare questo stare insieme che aprirebbe nuovi conflitti personali e puntare tutto sui problemi reali e nello stesso tempo individuare e proporre strategie per uscire da questa morta gora.
Infine, va aperta una scuola di alta formazione per i giovani per riavvicinarli alla Politica e istruirli per farli diventare funzionali ad un nuovo modo, quello vecchio, di svolgere da protagonisti l’azione Politica.




