Perché la Meloni batte 3 a 0 il campo largo
Ne ero convinto e mi è stata confermata l’esattezza dell’analisi.
L’abolizione della tassa sulle auto è un provvedimento non solo dal sapore elettorale (conferma che si va al voto in primavera?) ma, soprattutto, è di un populismo dichiarato.
Che sia ragionato e coerente, cioè indice di quello che sarà la politica del Governo in questo periodo residuale, anche questo conferma le mie convinzioni.
Mi colpisce come, senza peli sulla lingua, la questione venga pubblicizzata da Meloni in prima persona. Capisco il perché.
La personcina in questione non è una da trincea. Attacca. Sa farlo. Ha deciso che il momento è giunto.
E saranno cavoli amari per una folla plaudente che ricorda Bertolt Brecht: “segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare”.
Messaggi chiari, secchi.
Il provvedimento “riguarda una delle tasse più odiate”: cioè il popolo lo vuole.
Si applica selettivamente (una sola auto, solo per quelle con potenza medio-bassa): cioè è “socialmente giusta”.
È un segnale che diamo (assieme a prossime proposte sul taglio delle accise e, su altro versante, un allargamento della minore IRPEF sul ceto medio) per ridurre il carico fiscale delle famiglie: cioè la presa in giro delle bufale dette dall’opposizione sull’argomento tasse.
Ciliegina sulla torta.
“Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà”: cioè lo sberleffo.
Grande spolvero di critiche. Ma il modo con il quale esse sono formulate dicono di una rabbia rancorosa, non di una critica politica che invece doveva esserci. E poteva esserci.
E che “gli oppositori” non sono in grado di fare: non credo per incompetenza, ma per incapacità di fare politica.
Il problema è che quella critica non la può fare chi ha sfidato solo sul piano del populismo il Governo. E ancora continua su questa strada: di chi è cieco, sordo, da moralismo un tanto al chilo che confonde socialità con politica sociale.
Di chi fa l’elenco della spesa delle cose da fare e non dice una parola su come farlo, da dove prendere la valanga di soldi che servirebbero. E quando fornisce indicazioni, parla degli spiccioli di un conto salato. E sta bene attenta a non pronunciarla neanche la parola “riforma”.
Ripeto quello che ho già detto qualche mese fa: se Meloni dovesse imboccare la strada dei provvedimenti populistici saranno problemi.
L’ha imboccata. E batte 3 a 0 l’opposizione. E continuerà. E Giorgetti è stato dolcemente invitato a stare zitto.
Ed io mi mangio le mani.
Che peccato bruciare un lavoro – e sacrifici di un popolo – che aveva creato condizioni migliori del passato; e una “ricchezza” che si sarebbero potuta reindirizzare alla grande. Inutile illudersi.
In assenza di un progetto alternativo credibile, oggi obiettivamente più difficile perché bisognerebbe sconfiggere un neo-populismo di Governo, ormai, temo, la strada è tracciata.
A scorno di una dirigenza molto meno che mediocre, ma con grandi prospettive di peggiorare.





