Servono nuovi percorsi di studio che aiutino ad acquisire competenze pratiche e tecniche
“L’ingegno è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono perché il futuro è di chi lo sa immaginare”.
Enrico Mattei
In Italia non abbiamo più artigiani e tecnici perché, per la formazione professionale, non abbiamo investito negli ITS, Istituti Tecnici Superiori, e negli IPSIA, Istituti Professionali di Stato per l’Industria e l’Artigianato, oggi IP, Istituti Professionali.
Nel tempo, abbiamo abbandonato tutta la formazione professionale dei lavori manuali, dell’ingegno e dell’estro creativo.
Fino a qualche anno fa, ad esempio, fare il cuoco era considerato da sfigati. Oggi, grazie ai format televisivi, è una professione di tendenza e anche inventiva.
Ai miei tempi, chi frequentava la scuola alberghiera era visto come poco di buono.
Tutti andavano allo Scientifico per laurearsi in Economia e Commercio, tutti al Classico per laurearsi in legge e ora vediamo migliaia di cancellazioni dagli albi e dagli ordini professionali per mancanza di clienti.
A mio parere, nell’era della IA è importante tornare a investire negli ITS e negli IPSIA, che formano i tecnici specializzati di cui le imprese hanno bisogno per affrontare la transizione digitale e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi.
Negli ITS e IPSIA si apprendono competenze pratiche: i corsi uniscono la teoria tecnologica a laboratori su progetti reali aziendali.
Oggi, più dell’80% dei diplomati trova una collocazione subito dopo aver concluso il ciclo di studi.
Quando ero ragazzo, l’IPSIA di Fermo era già un pilastro formativo, come lo è oggi.
I primi corsi sono nati nel 1966 come scuola tecnica industriale e sono diventati un’entità autonoma nel 1967. Negli anni Ottanta, l’IPSIA era in piena espansione, preparando intere generazioni di artigiani e tecnici per il distretto calzaturiero e meccanico del fermano.
L’offerta dell’istituto unisce i diplomi quinquennali a qualifiche triennali regionali, coprendo diversi settori strategici. Tuttora, chi si diploma in questa scuola trova lavoro al 95% entro due anni dal conseguimento del titolo di studio, con stipendi ben sopra la media, grazie ai superminimi che le aziende aggiungono in busta paga per assicurarsi i migliori tecnici.
Chi studia negli IPSIA e nelle ITS Academy non avrà problemi di lavoro a causa dell’Intelligenza Artificiale; al contrario, questi profili professionali sono fra i più protetti e richiesti dal mercato.
Il motivo è che i percorsi sono pratici, tecnici e di laboratorio e puntano su competenze che gli algoritmi non riescono a replicare.
Un esempio concreto: nella mia città, Manfredonia, la flotta di pescherecci era di 650 unità, oggi ne restano circa 150.
L’armatore, il motorista navale, il pescatore sono lavori molto duri, ma non ho mai conosciuto un pescatore disoccupato o in difficoltà economica, ovviamente mi riferisco a quelli che vivono e hanno vissuto secondo la regola del buon padre di famiglia.
Se ci fossero stati un IPSIA specifico per la pesca e le attività marittime o corsi professionali mirati la transizione sarebbe stata più agevole e qualificata, anche se non avrebbe potuto fermare il calo numerico della flotta, e avremmo sicuramente avuto un passaggio generazionale assistito.
Uno dei problemi più gravi della marineria italiana è l’invecchiamento dei pescatori.
Un istituto professionale avrebbe attirato giovani, facilitando l’inserimento con pratiche burocratiche più snelle e offrendo quel ricambio generazionale che oggi manca.
In più, la scuola avrebbe potuto formare i pescatori del futuro non solo a “calare le reti”, ma anche a gestire la multifunzionalità a bordo delle imbarcazioni, la trasformazione del pescato, la commercializzazione digitale, l’e‑commerce della filiera e le attività di pescaturismo per i turisti del Gargano.
Un IPSIA avrebbe salvato la cultura e l’economia marittima di Manfredonia, trasformando i pescatori in veri manager del mare, anche se il numero complessivo dei pescherecci sarebbe comunque diminuito per adeguarsi alla reale sostenibilità biologica del Golfo.
A me, onestamente, l’IA non fa paura; anzi, la vedo come un’opportunità per aiutare l’uomo, renderlo più moderno e meno legato al lavoro manuale.
Però, è importante che ci siano nuovi percorsi di studio. Oggi la scuola è un disastro. Non forma più nulla e nessuno. Dobbiamo riformarla, altrimenti rischiamo di distruggere l’umanità.





