Home Politica estera Premier Svezia si dimette: spoglio assegna 176 seggi al centrosinistra

Premier Svezia si dimette: spoglio assegna 176 seggi al centrosinistra

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Elezioni Svezia

Chiuso il conteggio con 176 seggi contro 173, il conservatore Ulf Kristersson ha rassegnato le dimissioni

Ora Magdalena Andersson deve cucire una maggioranza tra quattro partiti che concordano su poco.

Tre seggi. 176 contro 173.

Lo spoglio definitivo delle elezioni svedesi, chiuso poco dopo le 13 di oggi con il distretto di Göteborg, ultimo dei 6.626 a consegnare il conteggio, ha messo nero su bianco quel che la notte elettorale di domenica lasciava intendere: il blocco di centrosinistra guidato dall’ex premier socialdemocratica Magdalena Andersson ha la maggioranza del Riksdag, il parlamento monocamerale di 349 seggi che elegge il primo ministro.

Il premier conservatore Ulf Kristersson non ha aspettato. Appena chiaro il risultato ha inviato la lettera di dimissioni al presidente del Riksdag Andreas Norlén — la figura che, come il capo dello Stato in Italia, conduce le consultazioni per il nuovo governo.

«Ora è il presidente del Parlamento che guiderà la fase successiva verso un nuovo governo. Chiedo di essere sollevato dalla carica di primo ministro perché quel lavoro possa iniziare immediatamente», scrive Kristersson nel testo riferito da Reuters. Il suo esecutivo resta in carica per gli affari correnti.

Ma il leader dei Moderati, nella stessa lettera, lascia un avvertimento: i risultati «possono aver complicato le condizioni per la formazione del prossimo governo», perché le promesse incrociate fatte dai partiti in campagna elettorale «potrebbero costituire ostacoli a tutte le coalizioni immaginabili».

Servirà, aggiunge, «apertura costruttiva da tutti i partiti» per far tollerare un premier e approvare il bilancio. Non è cortesia istituzionale: è la fotografia del negoziato che comincia.

Il conteggio finale dei voti anticipati e dall’estero, riferisce il quotidiano in lingua inglese The Local con l’agenzia svedese TT, ha anche spostato un seggio dai Socialdemocratici al Partito della Sinistra.

Un dettaglio che pesa: rafforza al tavolo la leader della sinistra radicale Nooshi Dadgostar, la prima a rivendicare la vittoria.

«Il popolo svedese ha votato per mandare via Tidö – il patto che per quattro anni ha legato il governo ai Democratici svedesi, la destra nazionalista – e ci ha dato un mandato chiaro per il cambiamento», ha detto.

Quattro partiti, poco in comune

I Socialdemocratici hanno già convocato gli altri tre partiti d’opposizione – Sinistra, Verdi e Centro – a una riunione. Il Centro, formazione liberale di campagna che con la sinistra radicale condivide quasi soltanto l’avversione per l’ultradestra, non ha ancora confermato la partecipazione.

È lì che si gioca la partita vera: Andersson ha tre seggi di margine e nessuno da perdere. «Dobbiamo sederci e definire la direzione di un governo rossoverde», ha detto la segretaria dei Verdi, Katrin Wissing.

Andersson, economista che guidò il governo fino al 2022 e portò la Svezia alla porta della Nato, aveva avviato i contatti già lunedì, parlando di un «processo lungo e difficile».

Un consiglio le è arrivato mercoledì da Göran Persson, l’ex premier socialdemocratico, davanti alla sede del partito in Sveavägen a Stoccolma: meglio negoziare bene con i tre alleati che chiudere in fretta, e farlo con «umiltà».

Anche perché i Socialdemocratici, pur primo partito, escono dalle urne con il peggior risultato da oltre un secolo.

Il voto di domenica 13 settembre, il primo dall’ingresso nella Nato nel 2024, ha punito soprattutto i Democratici svedesi di Jimmie Åkesson: 11 seggi in meno, il primo arretramento dalla fondazione, proprio quando puntavano a entrare al governo.

Fuori dai giochi, ma non dal dibattito: le loro posizioni su immigrazione e criminalità sono ormai patrimonio comune, anche a sinistra.

Dalla maggioranza uscente, intanto, nessuno concede la partita. «Il premier, giustamente, ha rassegnato le dimissioni.

E ora?

Al momento nessuno ha la maggioranza in Parlamento», ha detto la leader dei Cristiano-democratici Ebba Busch. «I rossoverdi non hanno vinto automaticamente il potere di governo».

In collaborazione multimediale con Notizie Geopolitiche

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  • Redazione

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