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Dopo il fascismo, da combattere è il neoliberismo

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Il Segretario del PD chiude la Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia ribadendo la forza della coalizione progressista, sfidando il governo Meloni e rispondendo a Conte sulle primarie

Lei, Elly Schlein, non ha dubbi e dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia si scaglia contro questo nuovo temibile nemico: il cattivo e fallimentare neoliberismo.

La Elly ha bofonchiato: “Ha fallito e ha mostrato la sua insostenibilità dal punto di vista economico, sociale, ambientale”.

La Schlein forse non sa di cosa parla, arrivando a stuzzicare l’appetito dei diciottenni rivoluzionari che presto pagheranno sulla propria pelle le conseguenze di anni di statalismo sfrenato in cui intere generazioni sono cresciute col mito del posto fisso negli enti pubblici.

Il liberismo in Italia non è mai stato applicato, lo stesso governo di oggi è tendenzialmente statalista.

Non si vede all’orizzonte un Ronald Reagan o un Javier Milei per i prossimi 1000 anni.

La Schlein si scaglia contro il liberismo e lo fa nel Paese in cui gli imprenditori, quelli che creano la ricchezza delle nazioni e mandano avanti la baracca, sono visti come il male assoluto.

Un Paese in cui l’opposizione insorge se il governo di centrodestra si permette di alzare la soglia del regime forfettario per far respirare i vessati per antonomasia, le partite IVA.

Un Paese in cui chi fa impresa è un eroe assoluto, forse un buon samaritano stritolato dalle lungaggini burocratiche, dalla giustizia lumaca e dall’invidia sociale, con la ‘vocazione’ di diventare il bancomat di Stato.

Un Paese in cui il più liberista degli schieramenti ha un posto riservato nel partito unico della spesa pubblica, che unisce tutti attorno allo scontro sul come spendere le risorse, pur di utilizzarle come strumento di consenso politico.

Spesa, spesa, solo spesa.

Circa 1.200 miliardi all’anno, a fronte di un debito pari al 140% del PIL che produce una crescita reale in punti percentuali dello zero virgola.

Un Paese in cui mai nessuno vince le elezioni promettendo tagli e alleggerimenti: vince sempre e solo chi fa la lista del supermercato.

Un Paese in cui il cuneo fiscale grava sulle spalle dei lavoratori, ma soprattutto delle imprese che non riescono ad assumere.

Un Paese in cui l’aliquota fiscale di chi ha lo stipendio lordo di 2.500 euro è la stessa di quella che a Parigi scatta per chi lo ha di 8.000.

Un Paese che non mette al centro dell’agenda la ricetta per sostenere il sistema benché abbia un macigno a suo carico: la produttività.
Un Paese nel quale regna una pressione fiscale fra le più alte, se non la più alta.

Un Paese nel quale è impossibile fare impresa a causa di regole, regolette, adempimenti, burocrazia in stile sovietico e norme varie.

E la Schlein parla di liberismo in Italia?

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