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La ruota del tempo

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La ruota del tempo

L’umanità in attesa di rivelazione

L’ultimo giro interpretativo della ruota del mondo, nel senso cronologico, ha avuto inizio con Kant e l’idealismo tedesco.

E, tuttavia, l’ultimo scritto del filosofo, “Per la pace perpetua”, rappresenta in realtà soltanto un semplice auspicio, un augurio, un’idea.

Tradita, ma, innanzitutto, affondata e inabissatasi più e più volte lungo il corso della storia è, pertanto, non solo recente.

È, forse, inutile discutere allora con tutti coloro che, volutamente e pervicacemente, continuano a ignorare la realtà e, in specie, una realtà siffatta. Ma, anche così va il mondo.

Giunto al termine del suo percorso di vita, Socrate disse a Simmia che era stanco di continuare a raccontare favole e, pertanto, aveva deciso, come accadde poi, di bere la cicuta e, quindi, “uscire dal mondo”.

Secoli di idealismo e di ideologismo ci hanno condotti dove siamo, qui e ora, e, in etern,o come suggerirebbe pur sempre Parmenide.

Durante gli ultimi tre secoli e più, abbiamo conosciuto un numero mai così ingente di guerre. E, nonostante tutto questo, stiamo ancora qui a raccontarci favole, in contrasto con la realtà quotidiana e il peso della sua manifestazione, visibile e invisibile, ben noto agli iniziati.

È passato quasi un secolo da quando Aldous Huxley s’interrogava sulla possibilità della nascita di un mondo nuovo, e di un uomo nuovo. E, quindi: sempre la stessa storia in forme diverse, così che la gloria di Ovidio e delle sue “Metamorfosi” duri in eterno. Amen.

Nel mondo letterario, che appartiene alla stessa narrazione filosofica, “Il mondo nuovo” di Huxley ha avuto numerosi precursori: Atlantide, “la Repubblica” di Platone, la Città di Dio dell’Apocalisse (e di tanti suoi seguaci), l'”Utopia” di Tommaso Moro, la terra degli Houyhnhnm di Jonathan Swift, “La macchina del tempo” di H. G. Wells, ecc. ecc. Tutte immagini di una nuova età dell’Oro e di una nuova Terra – promessa e non realizzata.

Allorquando Isaac Newton s’interrogava su come fosse possibile che una forza agisse al di là dei confini pensati allora dalla fisica – e cioè contro i criteri della “concretezza” e della “corrispondenza biunivoca” degli enti -, egli si astenne dal dare una spiegazione che, a suo dire, sarebbe stata ritenuta una pura fantasia.

Non era così, ma occorreva necessariamente una prova sperimentale che, in ordine al principio della gravità, ne confermasse la reale o concreta esistenza. Altrimenti, il caos l’avrebbe fatta da padrone!

E, quindi, un’idea, in specie quella della gravità, non priva di una “prova finitistica”, così l’avrebbe detta Kurt Godel in merito al “Programma completo” della matematica di Hilbert.

E, così via, “Il mondo nuovo” di Huxley è diventato un mondo fatto non più di atomi duri e pesanti, ma di quanti. E, tuttavia, abbiamo già sperimentato e acquisito numerose prove che ci confermano il funzionamento di questo nuovo mondo.

L’AI ha fatto già passi da gigante, tali da rendere possibile il nuovo assalto alla nuova sede degli dèi e la conquista dell’antico scettro del potere sul cosmo o mondo nuovo.

Nel suo ultimo saggio, dal titolo “Sull’eguaglianza di tutte le cose”, il fisico Carlo Rovelli conclude: “Alla fine di ‘Paradiso perduto’, Milton ci regala l’immagine di Eva e Adamo, appena cacciati dall’Angelo con la spada infuocata (…) ‘versarono qualche lacrima naturale, ma le asciugarono/presto/il mondo era intero davanti a loro, dove scegliere/il loro luogo per riposare, affidandosi al destino:/e loro, mano nella mano, con passi lenti e vagabondi,/lasciando il paradiso, si incamminarono per il loro/solitario cammino’. Siamo ancora così”.

E sempre qui e ora.

E allora, come giudicare i fatti presenti e le attese future?

Suggerirei: in modo concreto e a noi corrispondente.

Nel frattempo, la ruota continua – eternamente e inesorabilmente – a girare.

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