La spropositata reazione del presidente USA alla presa di posizione da contratto del papa
La diplomazia vaticana quasi sempre assume toni smorzati, ovattati al limite del brodetto tiepido perfino quando accadono eventi terribili come le guerre.
Il richiamo alla pace dell’attuale biancovestito è doveroso, ma niente di epocale beninteso. Ma questo ha disturbato alquanto l’inquilino della Casa Bianca e allora tutte le forze politiche lo hanno stigmatizzato per le sue invettive contro Leone XIV.
Guai a chi tocca il pontefice. Se Netanyahu massacra civili e anime innocenti, passi. Se Trump attacca un popolo minacciando di usare armi di distruzione di massa, passi.
Ma se a entrare nel mirino di Washington c’è un papa, apriti cielo. Meloni diventa un’eroina per le sue critiche al tycoon e per sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele.
Vediamo di capire cosa succede.
Trump attacca duramente Leone XIV. Ovvero: quando il parrocchialismo modernista cozza con il ghibellinismo cow boy.
Non solo.
L’alleanza giudaico-protestante tenta con ogni mezzo, guerra inclusa, di ripristinare l’egemonia mondiale perduta, a cominciare dal Medio Oriente.
L’Europa non conta se non per noi poveri sudditi. Di fronte all’alleanza religiosa USA – Israele ci sono Cina, Russia e India, triade assai indigesta sia a livello economico che militare.
E noi cattolici? Siamo imbelli ecumenici, impicciati a fare da balie a immigrati e indigenti.





