
In Italia si è cominciato a guardare con nuovo interesse alle riserve minerarie che sono nel sottosuolo del Bel Paese, ma oltre a quelle, ci sono giacimenti energetici bloccati da tempo a causa delle proteste e di veti di varie istituzioni.
Tra questi quelli del petrolio piemontese che giace nel sottosuolo di un territorio di 728 chilometri quadrati, che insiste nel comune di Carpignano Sesia e potrebbe fornire 245 milioni di barili di oro nero.
Il giacimento è stato ed è bloccato dalle proteste locali, iniziate nel 2012.
Il petrolio, scoperto grazie ad una perforazione esplorativa dell’Eni, ha prodotto una richiesta di permesso di ricerca, denominato “Carisio”, del quale l’Eni era co-titolare con l’irlandese Petrolceltic- avviato nel febbraio del 2004.
Successivamente Eni ha deciso di ceder le quote maggioritarie del permesso di ricerca petrolifero Carisio.
La procedura autorizzativa del progetto di trivellazione presentato da Eni, si era spinta fino al via libera ambientale concesso con decreto interministeriale nel giugno 2016.
“Carpignano Sesia 1” poteva essere il primo di un vero e proprio campo petrolifero in sviluppo decennale, destinato ad alimentare, probabilmente, la raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi, via Trecate, sede di un centro olio, con pozzi produttivi.
Nel dicembre del 2015 la Regione Piemonte ha approvato una delibera che sancisce il no definitivo allo sfruttamento del giacimento, dando parere negativo al Ministero dello sviluppo.
Eni comunque non ha abbandonato il Novarese.
Dal novembre 2017, con un investimento di 7,5 milioni di euro, è stato riavviato il Centro olio di San Martino di Trecate, nell’ambito del progetto di riconfigurazione impiantistica. La struttura trecatese è stata trasformata in uno stabilimento più sostenibile dal punto di vista ambientale e con costi di gestione in linea con la produzione attuale dell’unico pozzo riavviato, il Tr19, che eroga 600 barili al giorno.
A San Martino di Trecate lavorano 28 addetti e 20 lavoratori sono riconducibili all’indotto esterno. Nel Novarese è attivo pure l’Istituto Donegani che per Eni rappresenta un’eccellenza, con all’attivo 150 ricercatori e una ventina di risorse esterne nell’indotto.





