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Ex Ilva, confronto ministero – imprese

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Ex Ilva

Orsini: “Valutiamo una cordata italiana”

A cura di Agenzia Nova

Un incontro “serio e proficuo” nel corso del quale sono state poste le basi per valutare “le condizioni per una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base”.
Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, al termine del tavolo sull’ex Ilva convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit).

La riunione, presieduta dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è stata convocata per fare il punto sulle prospettive degli stabilimenti ex Ilva e ha riunito i principali rappresentanti del sistema industriale e siderurgico italiano, insieme ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia.

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini con il direttore generale Maurizio Tarquini, il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, il presidente di Federmeccanica Silvano Simone Bettini, il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma, Antonio Marcegaglia per il gruppo Marcegaglia, Alessandro Banzato per Acciaierie Venete, il presidente del gruppo Pittini Federico Pittini, il presidente del gruppo Feralpi Giuseppe Pasini, il presidente di Afv Acciaierie Beltrame Antonio Beltrame, il presidente di Danieli Alessandro Brussi con la vicepresidente Anna Mareschi Danieli e l’amministratore delegato di Ferriera Valsabbia Ruggero Brunori.

“Dietro all’Ilva oltre agli occupanti e alle persone, ci sono filiere importantissime di prodotti”, ha detto ancora il numero uno di viale dell’Astronomia.

Il governo intanto ha preso atto della decisione della Corte d’Appello di Milano sulla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva e ha aggiornato il percorso della gara.

“Dobbiamo necessariamente prendere atto della decisione della Corte d’Appello di Milano, che dispone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, a cui i commissari straordinari devono dare attuazione”, ha detto – secondo fonti presenti al tavolo – il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in apertura dei lavori del Tavolo Taranto al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

“Il provvedimento della Corte d’Appello è stato già inserito nella data room e quindi ai partecipanti alla gara. Alla luce del nuovo scenario – ha osservato Urso – Jindal ha presentato una proposta aggiornata sull’intero perimetro aziendale, che tiene conto della chiusura dell’area a caldo che i commissari stanno valutando”, ha aggiunto il ministro.

Il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, ha ribadito la necessità di una presenza pubblica nella governance dell’ex Ilva.

“È fondamentale che ci sia la presenza dello Stato”, ha affermato, spiegando di uscire dal tavolo “peggio di come sono entrato”.

Secondo Decaro, inoltre, è necessario garantire che le risorse pubbliche siano impiegate “nella tutela dei posti di lavoro”.

A fargli eco è intervenuto il sindaco di Taranto, Piero Bitetti: “Ci esprimeremo solo davanti a una proposta concreta, con un piano di investimenti garantito dallo Stato”.

Per il primo cittadino servono tutele per i lavoratori, interventi su amianto ed esodi e un progetto “che eviti gli esuberi e costruisca un futuro economico per l’area”.

Bitetti ha inoltre indicato come direttrici del post-Ilva lo sviluppo di porti, rinnovabili, università e infrastrutture, sostenendo che, dopo l’ordinanza della Corte d’Appello di Milano, “non c’è più tempo per lo scaricabarile”.

Dal fronte industriale, il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, ha ribadito la necessità di mantenere operativa l’area a caldo.

“L’Italia non può permettersi di chiudere l’area a caldo’, ha affermato. Per lui la transizione verso un modello basato su forni elettrici e Dri richiede tempi compresi tra tre e cinque anni: “In questo tempo, se saremo bravi a costruire i nuovi progetti, molti avranno bisogno di acciaio”.

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  • Redazione

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