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I Verdi di oggi tutelano i regimi che inquinano, non l’ambiente

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Verdi e inquinamento

La coerenza geopolitica ma non ecologica della sinistra

Anche Bonelli, in questi giorni, è intervenuto dicendo che l’Italia dovrebbe smettere di mandare armi all’Ucraina.

E, devo essere sincero, viste le sue posizioni sul nucleare – contrario a priori, con argomenti che spesso scivolano nella disinformazione – e queste uscite, mi è molto difficile non vedere in Bonelli qualcuno di molto vicino alla Russia.

Perché, casualmente, le posizioni contro il nucleare avvantaggiano la Russia, quella stessa Russia che ci ha ricattati con il gas e che oggi, grazie a voci come la sua, trova spazio per la sua propaganda.

E, guarda caso, le sue posizioni sulla guerra coincidono perfettamente con quelle di chi vuole indebolire l’Ucraina e, con lei, l’Europa.

Non è una coincidenza, è coerenza. Una coerenza che, però, non ha nulla a che vedere con l’ecologia, ma molto con la geopolitica.

Bonelli, esponente dei Verdi, è diventato una macchietta che non sta parlando di clima. Sta parlando di Putin, di interessi che nulla hanno a che fare con la salvaguardia del pianeta.

Qualche giorno fa è stata Elly Schlein a presentare un video ridicolo che fingeva di affrontare la questione climatica. Ma siccome Elly Schlein è pavida, il suo video parte con un approccio che è già una resa: “Non dobbiamo abituarci al caldo, dobbiamo prepararci”.

Una bella operazione di cosmesi, un trucco retorico per sembrare sensibili senza dire nulla di concreto. Perché “prepararsi al caldo”, senza affrontare il problema davvero, serve a poco.

È come dire che dobbiamo prepararci a un incendio senza spegnere le fiamme. È una frase che suona bene, che raccoglie like, ma che non propone nulla se non una vaga, generica, inutile rassegnazione.

Perché, al di là delle lamentele sul caldo, il discorso è molto più grave. Stiamo assistendo al collasso di molte catene alimentari, al crollo della popolazione di pesci, coralli, uccelli, all’accumularsi di energia nei mari e negli oceani.

E, per chi non lo sapesse, questo significa che il Pacifico sta preparando El Niño e che nel Mediterraneo avremo fenomeni massicci come tornado, alluvioni, bombe d’acqua.

I meteorologi stanno già dicendo che questo inverno sarà molto pericoloso, molto più di quanto molti immaginino.

E puoi “preparare” la città quanto ti pare per l’estate, Elly: serve a poco se d’inverno la città la devi ricostruire perché l’Arno è esondato, il Po è straripato, le frane hanno spazzato via interi paesi.

Ricordo che ormai Toscana ed Emilia, ogni anno, contano i morti per alluvioni. Eppure, il dibattito pubblico resta fermo a slogan, video patinati, dichiarazioni di circostanza.

Bisogna parlare di questo, affrontare un discorso serio, che tratti dell’emergenza climatica nella sua interezza.

Un discorso che non si limiti a dire “riduciamo le emissioni”, ma che attraversi le fonti energetiche, la deforestazione, il consumo di suolo, l’alimentazione, i trasporti, l’industria.

Un discorso che proponga provvedimenti concreti, parli di intervenire prima che la temperatura salga di 5 gradi prima della fine del secolo, prima che la maggior parte della vita sulla terra – anche quella umana – sia in pericolo.

Questo dovrebbe essere un discorso portato avanti proprio dai Verdi, da chi ha fatto della difesa dell’ambiente la sua ragione di vita politica.

Invece, i Verdi di oggi spendono il loro tempo per difendere Iran e Russia, tra i maggiori produttori di gas serra.

Difendono regimi che inquinano, che distruggono, che non hanno alcuna sensibilità ambientale, ma che sono utili alla loro narrazione antioccidentale. E così tradiscono la loro stessa missione.

Il clima è una questione globale, che richiede soluzioni globali e che non può essere strumentalizzata per fare politica spicciola. E qualcuno dovrebbe avere il coraggio di parlarne.

Ah, scusate: ho detto coraggio. Qualcuno a sinistra ricorda il significato di questa parola?

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