Home Opinioni Sulla vicenda Moro c’è qualcosa di peggio

Sulla vicenda Moro c’è qualcosa di peggio

0
vicenda Moro

Cosa si cela tra i silenzi dello Stato e gli interrogativi irrisolti?

Il quotidiano “Il Dubbio” ha pubblicato un interessante articolo di Francesco Damato, giornalista di lungo corso che dei “Palazzi” della politica conosce molto e li frequenta fin dagli ormai remoti tempi della Prima Repubblica.
Il titolo dell’articolo già anticipa molto del suo contenuto: “Dopo 48 anni la verità sul caso Moro resta prigioniera (anche) dei silenzi dello Stato”.

L’attacco dell’articolo: “Mi chiedo cos’altro si debba ancora sapere e scoprire del sequestro di Moro, e del suo assassinio di 48 anni fa, per smetterla di parlare solo di delitto di terrorismo, ma anche di delitto di Stato. E ciò per gli errori, le omissioni, forse anche qualcosa di peggio degli uffici preposti alla sua sicurezza: sua, di Moro e dello stesso Stato…”.

È su quel “anche qualcosa di peggio”, che si cercherà di dire qualcosa, anche alla luce di esperienze e conoscenze cumulate per aver seguito la vicenda fin dal suo iniziale svilupparsi.

Da sapere, per esempio, il ruolo giocato nei giorni del rapimento e dopo da uno dei componenti del commando brigatista, Alessio Casimirri: impunito, vive da sempre tranquillamente in Nicaragua, protetto dalle locali autorità che sono giunte a causa sua, a rompere le relazioni con l’Italia.

Casimirri ha goduto e gode tuttora di incredibili protezioni, probabilmente perché è depositario di cose che a distanza di tanti anni ancora non devono essere conosciute.

Da sapere, per esempio, come sono andate esattamente le cose per quel che riguarda il covo brigatista di via Gradoli a Roma. Come mai non venne perquisito.

Chi fece il nome di Gradoli e s’inventò l’incredibile storiella della seduta spiritica per coprire chissà quale fonte bolognese che aveva indicato quel luogo; perché si andò nel paese nel viterbese, e non nella strada romana di Gradoli, dicendo alla vedova Moro che si era posta la domanda, che quella strada non esisteva.

Come sono andate esattamente le cose per quel che riguarda il covo brigatista milanese di via Monte Nevoso, e il ritrovamento a rate dei cosiddetti memoriali di Moro: le copie, ma non gli originali, che ancora non si sa che fine hanno fatto.

Se Moro, oltre che nell’appartamento di via Montalcini è stato detenuto in qualche altro covo brigatista come tutto fa supporre.

Tutti i luoghi chiave della vicenda, via Fani, via Gradoli, via Montalcini, via Caetani, sono pieni di buchi neri e pesanti interrogativi irrisolti, nonostante i tanti processi e le commissioni parlamentari di inchiesta.

C’è un comportamento omertoso da parte dei brigatisti coinvolti nella vicenda: irriducibili, pentiti, dissociati, hanno detto lo stretto indispensabile, quando non potevano negare l’evidenza; e qualcuno di loro ha attivamente contribuito alla costruzione di veri e propri falsi usati per depistare e confondere.

E, da ultimo, quella che sembra essere una costante di ogni vicenda misteriosa. Anche nella vicenda Moro ci sono delle borse di cui si è persa ogni traccia.

Ecco, alla rinfusa qualche riflessione a partire dall’articolo di Francesco Damato su “Il Dubbio”.

C’è ancora altro da sapere e scoprire; che appartiene a quello che Damato definisce “errori, omissioni, forse anche qualcosa di peggio”.

Questa la situazione, questi i fatti.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui