
L’Ucraina ha invaso una porzione del territorio russo nell’oblast di Kursk con quella che in termini tecnici militari è definibile come “un’infiltrazione” (Paolo Capitini – Parabellum).
Per ora niente di più.
Sono stati impegnati 1.500 uomini, probabilmente appartenenti a sette o otto brigate (se fossero state impegnate le brigate sarebbero stati all’incirca 20 mila, ma così non è).
Un obiettivo militare è difficile da capire, mentre un obiettivo politico potrebbe essere meglio comprensibile.
Entrando nell’oblast di Kursk gli ucraini hanno inferto un vulnus alla sorveglianza russa, dimostrando che nessun posto è sicuro. L’umiliazione della Russia è evidente, così come lo è la sorpresa, ma spesso le umiliazioni si trasformano in aggressività e, quindi, in un boomerang per chi le infligge.
La sorpresa riguarda anche gli Stati Uniti che paiono non essere d’accordo con quanto hanno fatto gli ucraini. Lo dimostrano i commenti dell’Atlantic Council (vedi articolo su questo stesso numero del giornale) e l’imbarazzo dell’ISW (Insititute for the study of war).
“ISW, nella sua analisi dei fatti, dichiara che non farà previsioni su cosa le forze ucraine potrebbero o non potrebbero fare o dove o quando potrebbero farlo. ISW continuerà a mappare, tracciare e valutare le operazioni man mano che si svolgono, ma non offrirà informazioni sulla pianificazione, le tattiche o le tecniche ucraine. ISW non è pronta a mappare il controllo del territorio all’interno della Russia in questo momento e mapperà invece gli eventi osservati associati all’incursione ucraina nel territorio russo, nonché l’estensione massimalista delle affermazioni e dei resoconti non verificati sulle avanzate ucraine. Le affermazioni massimaliste e i resoconti non verificati sulle avanzate ucraine all’interno della Russia non rappresentano il territorio che ISW valuta che le forze ucraine abbiano conquistato o controllato”.
Tanto riserbo non riesce a nascondere l’imbarazzo di chi è stato preso alla sprovvista e di quel che accade, probabilmente, non ne sa niente.
Veniamo all’Unione Europea che, come al solito, ha dato l’ennesima dimostrazione di chi è capace solo di esprimere commenti a sproposito.
Se si dedicassero alla misurazione delle cozze farebbero meno danni.
Un portavoce della Commissione europea, rispondendo alle domande dei giornalisti sull’incursione ucraina nella regione russa di Kursk, ha affermato: “L’Ucraina sta combattendo una legittima guerra di difesa contro l’aggressione illegale” della Russia “e, nel quadro di questo legittimo diritto a difendersi, ha il diritto di colpire il nemico ovunque ritenga necessario sul suo territorio, ma anche nel territorio nemico”.
La sbandamento intellettuale, strategico e politico dell’Unione Europea è stato messo a nudo dalle dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto ospite di Radio Anch’io su Rai Radio Uno. “Nessun Paese – ha detto Crosetto – deve invadere un altro Paese. Dobbiamo mantenere questa linea”.
Quindi, cara Unione Europea, ha toppato come sempre.
“Il nostro tentativo – ha aggiunto il ministro italiano – è quello di dire che deve cessare l’attacco russo, che si devono ripristinare le regole del diritto internazionale. Non vogliamo un conflitto che diventa ancora più duro, che si sposta anche sul territorio russo e che allontanerà sempre di più la possibilità di un cessate il fuoco, che è la precondizione per un percorso di pace. Il punto di arrivo è sempre quello che ci ha spinto ad aiutare l’Ucraina dopo l’invasione russa, quello di ripristinare il diritto internazionale, come principio generale”.
Se la posizione è che nessun Paese deve invadere un alto Paese, coerenza vuole che anche l’Ucraina non debba invadere il territorio russo.
Affermare, come fanno i guerrafondai europei, che l’Ucraina ha il diritto di entrare in territorio russo significa solo voler allargare il conflitto.
Cosa, del resto, che sta avvenendo anche in teatri lontani e impensabili, con la presenza di forze ucraine in Sudan, Mali e Niger. Presenza che ha già prodotto la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi africani e Kiev e che trasforma gli ucraini in mercenari.
Rimane un mistero, per ora, a quali equilibri interni ed esterni risponda l’iniziativa ucraina, chi intende delegittimare, a quali obiettivi politici non solo interni risponde.
Non è impossibile che ci siano pezzi dell’establishment americano che intendono allargare il conflitto. Non è impossibile che gli inglesi, da sempre su posizioni contrarie ad una trattativa, come è dimostrato dalle posizioni di Boris Johnson che bloccò un possibile accordo già predisposto nel 2022, abbiano messo le loro manine nell’impresa.
Tutto, per ora, è possibile, perché se gli ucraini, dopo aver inflitto un danno di immagine, si ritirano, monetizzano il successo, ma se rimangono e insistono, allora rischiano di complicarsi la vita, dovendo distrarre risorse dal fronte sud, dove i russi sono in piena avanzata.
Nel frattempo gli ucraini, prendendo in ostaggio la stazione di pompaggio del gas vicino a Sudzha, hanno già fatto un danno agli alleati, visto che il prezzo è immediatamente lievitato.
L’Ucraina, secondo il Washington Post, controlla la stazione di misurazione del gas di Sudzha, a circa 8 km all’interno della Russia. Secondo la fonte del giornale americano è tuttavia improbabile che la stazione – ultimo punto di spedizione operativo per il gasdotto che trasporta gas russo in Europa passando per l’Ucraina – sia utilizzata come leva nella guerra, perché il gasdotto attraversa comunque l’Ucraina e Kiev avrebbe potuto interrompere i flussi in qualsiasi momento in passato.
C’è, infine, un risvolto messo in evidenza da Mirko Campochiari e dal generale Paolo Capitini nella live di giovedi sera di Parabellum: la possibile attivazione dell’articolo 7 del Otsc (Csto). L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva è un’alleanza militare creata il 15 maggio 1992 da sei nazioni appartenenti alla Comunità degli Stati Indipendenti.
L’articolo 7 del trattato funzione in modo simile all’art.5 del Trattato Nato.
L’intervento ucraino sul suolo russo potrebbe dare il destro a Putin per invocare, anche solo in chiave propagandistica, il Trattato, dichiarando al contempo lo stato di guerra e la mobilitazione generale.
Se accadesse gli ucraini avrebbero regalato alla propaganda russa un’occasione formidabile.
Il Cremlino, infatti, ha già fatto innalzare il livello d’allerta da “regionale” a “federale” e l’Ucraina ha dichiarato che 20mila persone devono essere evacuate dalle aree al di là del confine con la regione russa di Kursk, per il timore di rappresaglie.
Già ieri volavano sul terreno occupato dagli ucraini gli aerei russi e c’erano notizie di spostamenti di unità della Vdv russa e dei reparti della Wagner di stanza in Bielorussia. Nella regione di Kursk è arrivata ieri ed è subito entrata in azione contro le forze ucraine la brigata internazionale “Pjatnashka” (Il Cinque, o La Mano), una formazione irregolare di veterani formatasi nel 2014, all’inizio della guerra nel Donbass. La brigata “Pjatnashka” prese d’assalto e conquistò Avdiïvka all’inizio dell’offensiva russa all’inizio del 2024.
L’effetto propaganda, nel frattempo, è già iniziato. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ha detto che la Russia deve rendere l’operazione militare “esplicitamente extraterritoriale” e dovrebbe includere la presa di Kiev. “Da questo momento in poi – queste le sue parole su Telegram – l’operazione militare speciale deve diventare esplicitamente extraterritoriale. Non si tratta più di un’operazione per riconquistare le nostre terre e punire i nazisti. Noi possiamo e dobbiamo muoverci più a fondo nell’Ucraina esistente, attraverso Odessa, Kharkiv, Dnepropetrovsk, Nikolayev. Verso Kiev e oltre”. “Ci fermeremo – ha concluso – solo quanto lo riterremo accettabile e vantaggioso”.
Pare assai possibile che dietro le quinte si muovano forze che non vogliono che si addivenga ad un cessate il fuoco e ad una sorta di tregua coreana e che la vicenda ucraina sia anche il modo per provare i rapporti di forza tra blocchi occidentali contrapposti.
Vedremo nei prossimi giorni gli sviluppi.





