
di Paolo Zanotto
La funzione ammaestratrice dell’esperienza storica è sintetizzata nella celebre locuzione latina Historia magistra vitae. Marco Tullio Cicerone, a cui la paternità della frase va attribuita, sosteneva infatti che «la storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità».[1] Sostanzialmente tutte le civiltà tradizionali, d’altra parte, hanno vissuto e interpretato il cammino storico come il susseguirsi di cicli discendenti: dalla pienezza primordiale della “età dell’oro” alla devastazione sociale dell’“età oscura”.[2] René Guénon ha illustrato come l’autentica rappresentazione del tempo sia proprio quella fornita dalla concezione tradizionale dei cicli cosmici, che coincide essenzialmente con quella di un tempo “qualificato”.[3] Una visione che ben si concilia con la particolare concezione cristiana, la quale a sua volta contempla l’avvicendarsi dei cicli cosmici, come cripticamente rivelato da san Giovanni Evangelista: «Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima s’erano dissolti e il mare non c’era più».[4] Pur inquadrando il caos e le tenebre che contraddistinguono gli eventi dell’era moderna e post-moderna in un’ottica tradizionale, riconducendoli così a una concezione ciclica degli eventi storici che concede loro una necessità contingente nel contesto di un ordine più vasto, nondimeno Guénon spronava a non subirne passivamente gli effetti ma piuttosto ad attivarsi nella possibile prospettiva di un loro prossimo superamento.[5]
La più recente e drammatica applicazione dell’ideologia scientista durante la “pandemia” di SARS-CoV-2 è stata una terribile esperienza, che ha confermato in pieno la veridicità di come «[l]’ossessione moderna per la salute e la sicurezza riflette la convinzione che questa breve vita sia tutto ciò che abbiamo e che l’oscurità della morte debba essere tenuta a bada con ogni mezzo disponibile. La tecnologia medica fornisce mezzi sempre più efficaci per rimandare l’inevitabile; ma il risultato di questi progressi non ha nulla a che fare con la felicità, piuttosto il contrario. Le persone i cui corpi hanno dato segno di essere in procinto di cedere vengono sottoposte a torture poco differenti da quelle inflitte in paesi in cui la tortura è parte della politica statale. Si dice che ciò sia nell’interesse del paziente. Più spesso, non è altro che un’opportunità per i medici di dimostrare la propria abilità nell’interesse del “progresso”».[6]
Le recenti acquisizioni nella Fisica quantistica hanno indotto a rivalutare la concezione propria di antiche tradizioni orientali secondo cui il mondo sarebbe puramente un’illusione. Da parte sua Heschel, riappropriandosi indirettamente di concetti platonici, ha spiegato come il mondo sia, piuttosto, “un’allusione”.[7] Cosicché i fatti storici, conformandosi in ciò alla “legge di corrispondenza”, esprimono a proprio modo le “verità superiori”. Al di là della loro realtà concreta, pertanto, essi detengono anche un’innegabile valenza simbolica ed è proprio in quest’ottica peculiare che la disciplina storica andrebbe inquadrata: «la storia, a condizione che sia intesa come conviene, ha, come tutto il resto, il suo posto nella conoscenza integrale; ma può avere un valore soltanto se permette di trovare, nei fatti contingenti che sono il suo oggetto immediato, un punto d’appoggio per sollevarsi al di sopra di essi».[8]
Il “metodo fenomenologico” si fonda sul rifiuto del casuale e dell’arbitrario nella Storia umana: «Tutto ciò che avviene ha un significato che sta sotto i fenomeni e appare solo attraverso di essi».[9] Al punto che Emanuele Samek Lodovici osservava come «quando si voglia leggere la storia in un modo diverso dalla semplice historía, dalla registrazione dei fatti la più analitica possibile, è d’uso rifarsi alla fenomenologia hegeliana; e questo perché il filosofo di Tubinga ha enunciato con una sensibilità sismografica un principio di prima grandezza. Ovvero che i fatti non sono soltanto tali; le opere d’arte, gli avvenimenti, i personaggi storici non sono soltanto rappresentativi di se stessi, ma sono rivelativi, hanno un contenuto e un senso che va al di là della loro pura empiricità. Qualcuno ha ricordato a questo proposito l’esempio più lampante contenuto nella stessa Fenomenologia dello Spirito, quello della Rivoluzione Francese. Ad uno sguardo superficiale la danza macabra delle teste che saltano durante il Terrore non può essere che un fatto, ma ad Hegel questo dice qualcosa di più: chi adopera la ghigliottina, come in genere chi si vale del terrore di massa a scopi profilattici per purgare la piazza da velleità particolari non sa che dietro il saltare di ogni volere individuato, di cui è simbolo la singola testa, si nasconde un’astuzia della Storia che può far trionfare l’Universale, il Tutto (l’unico vero!) solo a patto che non vi siano individui isolati a comandare».[10]
Il “significato della Storia” è strettamente legato al tempo e alla sua evoluzione ciclica, la cui realtà naturalmente non esclude che questo significato e tale evoluzione siano dotati anche di un ulteriore significato assai più profondo, di natura metafisica e sovrastorica. Gli eventi storici stessi posseggono un valore eminentemente simbolico, cioè esprimono una “realtà altra” occultata in se stessi; ed è proprio questo valore intangibile che costituisce la loro autentica ragion d’essere, al punto che senza di esso perderebbero completamente quel significato per apparire come meri dati ridotti alla categoria di semplici aneddoti privi della maggior trascendenza e, di conseguenza, quel “senso storico” verrebbe meno, ridotto ai suoi aspetti più insignificanti. È pertanto evidente come in qualunque indagine approfondita svolta sugli eventi che si manifestano nella Storia – così come nella Geografia con cui essa è indissolubilmente legata – dovrebbe avere sempre la precedenza il punto di vista metafisico. Se infatti il fondamento e la causa del mondo visibile è il mondo invisibile, o “intelligibile” nel senso in cui lo intendeva Platone, nulla esiste nel piano storico che non abbia la propria origine e radice ultima in un’idea di ordine superiore. La Storia Vera è dunque Archetipica e da essa deriva la Storia umana, inseparabile dalla Storia Universale, che si esprime in tutte le dimensioni del tempo e dello spazio.[11]
Decifrare l’intimo significato degli eventi storici che abbiamo attraversato negli ultimi tempi è quindi il compito di quanti intendano realmente prendere in mano le redini della propria esistenza, anziché limitarsi a viverla passivamente trascinati per forza d’inerzia da potenze oscure alle quali attribuiscono l’improprio nome di “Caso”.
[1] «Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis»: Cicerone, De Oratore, II, 9, 36.
[2] Cfr. Gaston Géorgel, Les Quatre Âges de l’Humanité (Exposé de la Doctrine Traditionnelle des Cycles cosmiques), Milan, Arché, 1976 [1ª edizione: Besançon, Éditions Servir, 1949], trad. it. Le quattro età dell’umanità. Introduzione alla concezione ciclica della storia, Nuova Edizione, Rimini, il Cerchio iniziative editoriali, 2022 [1ª edizione: 1982].
[3] «La véritable représentation du temps est celle qui est fournie par la conception traditionnelle des cycles, conception qui, bien entendu, est essentiellement celle d’un temps “qualifié”»: René Guénon, Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, Paris, Librairie Gallimard, 1950 [1ª edizione: 1945], Chapitre V, pp. 44-45, trad. it. Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Edizione bilingue francese-italiano, Barcellona, Logos, 2023 [1ª edizione: Torino, Edizioni Studi Tradizionali, 1969], p. 45.
[4] Apocalisse, 21, 1. Il testo giovanneo, del resto, è confortato da altri passi del Nuovo Testamento e conferma quanto già contemplato nella tradizione anteriore: «Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria» (Isaia, 65, 17); «Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia» (2 Pietro, 3, 13).
[5] «Per questo cominceremo con il mostrare che i caratteri di quest’epoca sono proprio realmente quelli che le dottrine tradizionali hanno indicato in ogni tempo per il periodo ciclico al quale essa corrisponde; e questo equivarrà anche a mostrare che ciò che è anomalia e disordine da un certo punto di vista è tuttavia un elemento necessario di un ordine più vasto, un’inevitabile conseguenza delle leggi che reggono lo sviluppo d’ogni manifestazione. Del resto, diciamolo subito, non è questa una ragione per limitarsi a subire passivamente il turbamento e l’oscurità che sembrano momentaneamente trionfare, giacché, se fosse così, dovremmo soltanto restare in silenzio; ve n’è una, al contrario, per lavorare, per quanto si possa, a preparare l’uscita da quest’“età oscura” di cui molti indizi permettono già d’intravedere la fine come più o meno prossima, se non addirittura del tutto imminente. […] I disordini parziali non possono non esserci, perché sono elementi necessari dell’ordine totale; ma, malgrado ciò, un’epoca di disordine è, in sé stessa, qualcosa di paragonabile a una mostruosità, che, pur essendo la conseguenza di certe leggi naturali, è nondimeno una deviazione e una sorta di errore, o un cataclisma, che, benché risultante dal naturale corso delle cose, è tuttavia, se lo si considera isolatamente, uno sconvolgimento e un’anomalia. La civiltà moderna, come tutte le cose, ha forzatamente la sua ragion d’essere, e, se è veramente quella che termina un ciclo, si può dire che è ciò che dev’essere, che giunge a suo tempo e a suo luogo; ma nondimeno dovrà essere giudicata secondo la parola evangelica troppo spesso mal compresa: “Occorre vi sia scandalo, ma guai a colui per il quale succede lo scandalo!”»: René Guénon, La Crise du Monde moderne, Paris, Éditions Gallimard, 1946 [1ª edizione: Paris, Éditions Bossard, 1927], Avant-propos, pp. 19-20 e Chapitre I, p. 42, trad. it. La Crisi del Mondo moderno, Edizione bilingue francese-italiano, Barcellona, Logos, 2023 [1ª edizione: Milano, Editore Ulrico Hoepli, 1937], pp. 5-6 e p. 19.
[6] «The modern obsession with health and safety reflects the belief that this brief life is all we have and that the darkness of death must be held at bay by every available means. Medical technology provides increasingly effective means for postponing the inevitable. The result of these advances has no connection with happiness, quite the contrary. People whose bodies have signalled that they are ready to close down are subjected to tortures little different to those inflicted in lands where torture is a part of state policy. This is said to be in the patient’s interest. It is, more often, no more than an opportunity for medical practitioners to prove their skill in the interest of “progress”»: Gai Eaton, Remembering God: Reflections on Islam, Foreword by Seyyed Hossein Nasr, Cambridge (MA), The Islamic Texts Society, 2012 [1ª edizione: 2000], Part I, Chap. 2 “Lords of Misrule”, p. 37 (traduzione dello scrivente).
[7] «The World is an Allusion»: Abraham Joshua Heschel, Man Is Not Alone: A Philosophy of Religion, New York, Farrar, Straus and Young, 1951, Part I, Chap. 3, pp. 19-24, trad. it. L’uomo non è solo. Una filosofia della religione, Introduzione di Cristina Campo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2001 [1ª edizione: Milano, Rusconi Editore, 1970], pp. 31-34.
[8] «[…] l’histoire, à la condition d’être envisagée comme il convient, a, comme tout le reste, sa place dans la connaissance intégrale, mais elle n’a de valeur, sous ce rapport, qu’en tant qu’elle permet de trouver, dans les contingences mêmes qui sont son objet immédiat, un point d’appui pour s’élever au-dessus de ces contingences»: René Guénon, Autorité spirituelle et Pouvoir temporel, Paris, Les Éditions Véga, 1947 [1ª edizione: Paris, Librairie Philosophique J. Vrin, 1929], Chap. Premier, pp. 23-24, trad. it. Autorità spirituale e Potere temporale, Milano, Luni Editrice, 1995 [1ª edizione: Milano, Rusconi Editore, 1972], p. 20.
[9] Emanuele Samek Lodovici, Metamorfosi della gnosi. Quadri della dissoluzione contemporanea, Prefazione di Vittorio Mathieu, Milano, Edizioni Ares, 1991 [1ª edizione: 1979], p. 6.
[10] Ibidem.
[11] Cfr. Francisco Ariza, El Simbolismo de la Historia. Una Perspectiva Hermética de la Tradición de Occidente, Zaragoza, Libros del Innombrable, 2018.





