Home Opinioni SCRICCHIOLII SINISTRI, DEBITO USA E I RISPARMI DELLE FAMIGLIE

SCRICCHIOLII SINISTRI, DEBITO USA E I RISPARMI DELLE FAMIGLIE

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di Marco Sarli

 
Come qualcuno forse ricorderà ho trascorso gli ultimi quarant’anni occupandomi di economia e finanza pubblicando articoli su Reporter, Il Manifesto, riviste specializzate mensili o trimestrali e curando le Segnalazioni dalla letteratura economica per l’ufficio studi della Banca Nazionale del Lavoro presso la quale sono stato anche economista della sala cambi della stessa banca fino alla fissazione delle parità fisse e irreversibili tra le valute dell’area dell’euro per diventare per diversi anni responsabile dell’ufficio studi di un sindacato dei bancari.
Ma l’esperienza che più mi appassionato è stata la redazione di un blog di Google dal titolo Diario della crisi finanziaria dal settembre 2007 alla fine del 2017, iniziato poche settimane dopo la totale crisi di liquidità sul mercato interbancario europeo in agosto quando un oscuro dirigente della BCE con l’accordo telefonico dei membri del Board della stessa banca inondò l’euribor con centinaia di miliardi di euro. Una crisi di liquidità nata da dissesti quantitativamente marginali nel mercato finanziario statunitense.
Il resto è storia ma furono due anni veramente tremendi nei quali Lehman Brothers falli’, episodio che segnò la fine del mito del too big to fail e che vide l’intervento delle banche centrali di tutto il mondo per evitare il collasso che l’allora presidente francese Sarkozy definì il grande casinò della finanza globale.
Mi scuso per l’enorme premessa, inutile per quanti hanno seguito da 92 paesi del mondo il Diario che veniva spesso ripubblicato da diverse testate online a titolo gratuito e ci tengo a ribadire che non ho mai accettato la pubblicità che Google mi offriva.
Perché interrompo il silenzio durato sei anni proprio ora? Perché in questi ultimi mesi stanno accadendo delle cose che mi fanno pensare che la tregua di questo ultimo quindicennio stia per finire o, meglio, che sia già finita con il fallimento di alcune banche di medie dimensioni, con il salvataggio precipitoso del Credite’ Suisse da parte del governo svizzero e dell’ incorporante UBS, nonché dei quattro giorni di passione del colosso globale Deutsche Bank.
Tutto questo mi fa pensare che le nuove regole del mercato dettate dal gruppo di esponenti delle banche centrali presieduto dall’allora Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi ,e accettate obtorto collo dalle banche globali non stiano funzionando bene soprattutto in un momento nel quale i tassi ufficiali di interesse sono passati in breve tempo da zero al 5,5 per cento e quando l’indebitamento delle famiglie statunitensi ha superato la stratosfera soglia di 17.000 miliardi di dollari in un mercato in cui tutto è indicizzato con le conseguenze che è facile immaginare. Per non parlare di mercati azionari con indici triplicati quando le economie sottostanti cresciute infinitamente di meno. Per ora mi fermo qui sperando con tutti voi che le tre bolle speculative che ho brevemente delineato non scoppino e che soprattutto non scoppino tutte assieme.
 
Ieri mattina ho avuto la fortuna di riuscire a partecipare al filo diretto di Prima pagina su Rai radio tre dove, per esigenze di tempo ho dovuto ridurre all’osso l’intervento ma a cui la brava conduttrice ha replicato aggiungendo come causa delle attuali turbolenze l’operato delle banche centrali, in particolare Federal Reserve e BCE, con decisioni alquanto improvvide che hanno portato da zero a 5,5 per cento i tassi di riferimento della Fed e poco meno quelli applicati dalla BCE, partita in ritardo rispetto alla omologa istituzione statunitense.
Queste decisioni hanno determinato un vero e proprio shock sui mercati del debito pubblico e privato a stelle e strisce e una mazzata per i debiti delle famiglie debiti quasi del tutto indicizzati e giunti alla cifra record di 17 mila miliardi di dollari e con un servizio del debito passato dall’1,5-2 per cento su base annua al 7-7,5 per cosa che riduce la domanda effettiva per consumi e minaccia una crescita esponenziale delle foreclouser (gli espropri immobiliari per mancato pagamento delle rate del mutuo) e di ricorso al Chapter 13 che protegge le imprese dalle richieste dei creditori.

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  • Redazione

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