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La strana idea di maschilismo del M5S

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La strana idea di maschilismo del M5S

La surreale proposta per “estirpare” il maschilismo nelle scuole italiane

Il maschio italiano, nella visione di chi questo progetto lo ha concepito, è un difetto di fabbrica.

A sei anni il maschio italiano è già tossico. Va rieducato, decostruito, corretto. Ad accorgersene è il M5S, al punto che alla Camera dei Deputati c’è chi ha trovato il tempo per occuparsene.

Il progetto si chiama “Storie spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition”.

Lo promuove la Fondazione Libellula, lo presenta alla Camera la deputata Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle.

L’obiettivo dichiarato è entrare nelle scuole primarie italiane per demolire, il verbo è il loro, “tutti quei luoghi comuni che si radicano già durante la scuola primaria”.

Tradotto: un bambino di sei anni che gioca a fare il supereroe è un potenziale pericolo. Il principe azzurro è uno stereotipo patriarcale. L’eroe che salva qualcuno è una figura da estirpare prima che produca danni.

La parola chiave è “decostruzione”. Non educazione, non formazione, non accompagnamento. Decostruzione.

Come si farebbe con un edificio pericolante. Come si fa con qualcosa che è sbagliato alla radice e va abbattuto per ricostruirlo diverso. Il maschio italiano, nella visione di chi questo progetto lo ha concepito, è un difetto di fabbrica.

Non un essere umano da educare al rispetto, cosa che la scuola e la famiglia fanno da secoli quando funzionano, ma un prodotto mal riuscito da riformattare con il manuale giusto.

Il meccanismo è noto: si prende un problema reale, la violenza sulle donne e lo si usa come leva per giustificare un intervento ideologico che con quel problema non ha alcun rapporto causale.

Nessuno studio al mondo ha mai dimostrato che un bambino che fa il cowboy con la pistola con il tappo rosso, che gioca con la spada di plastica, o che rifiuta la bambola diventerà un uomo violento.

Nessun dato collega il supereroe alla sopraffazione. Ma il dato non serve, quando la premessa è ideologica. Serve il senso di colpa preventivo. Serve che il maschio impari a chiedere scusa prima ancora di avere qualcosa di cui scusarsi.

Ma la rieducazione non si ferma ai libri. C’è chi è andato oltre.

Ci sono madri che scoprono all’asilo che il figlio maschio “si sente femmina” perché gioca con una bambola. Ci sono centri ospedalieri, Careggi a Firenze in testa, che prescrivevano bloccanti della pubertà a bambini di undici anni senza nemmeno una visita neuropsichiatrica, basandosi sulle dichiarazioni dei piccoli pazienti e dei genitori. Bambini. Undici anni. Farmaci che bloccano lo sviluppo sessuale. Sulla base di un’autodiagnosi.

La Società Italiana di Pediatria certifica che fino all’84% dei bambini con disforia di genere desiste spontaneamente con la pubertà. Quattro su cinque. Si risolve da solo. Ma intervenire prima è più comodo, più coerente con il progetto, più redditizio per chi sui “maschi del futuro” ha costruito fondazioni, convegni e carriere.

Intanto, sul versante dell’intrattenimento, la decostruzione ha incassato il suo trofeo più grottesco.

Can Yaman, nel ruolo di Sandokan, ha dichiarato di non rispecchiarsi nel “maschio alfa” e si è definito “maschio sigma”, un termine nato su TikTok.

La Tigre della Malesia, che Emilio Salgari creò nel 1883 per combattere l’oppressione britannica e difendere i deboli, ridotta a una categoria da reel. L’eroe che chiede scusa per essere forte.

C’è un’ignoranza di fondo, in tutto questo, che andrebbe smascherata. Chi vuole eliminare il supereroe dall’immaginario dei bambini non ha mai capito cosa rappresenti. Il supereroe non è mai stato un modello di sopraffazione. È l’esatto contrario. È il modello dell’uomo che si sacrifica per chi non può difendersi da solo.

Ettore difende Troia sapendo che morirà. Enea porta il padre sulle spalle tra le fiamme di una città che crolla. Il Sandokan di Salgari combatte un impero per amore e per giustizia.

Generazioni di bambini italiani sono cresciute con queste figure non perché insegnassero a dominare, ma perché insegnassero a proteggere. A mettersi in mezzo. A pagare un prezzo.

Togliere tutto questo a un bambino di sei anni non produce uomini migliori. Produce uomini che davanti alla violenza girano la testa. Che davanti a una donna in pericolo cercano su Google il numero verde.

Il paradosso è chirurgico: chi pretende di prevenire la violenza sta rimuovendo l’unico modello che insegnava a contrastarla.

La giustificazione dichiarata per tutto questo è una sola: prevenire la violenza sulle donne. L’assunto, neanche troppo nascosto, è che il maschio italiano cresca dentro una cultura di dominio che va estirpata alla radice. Alle elementari, se possibile.

Concediamo pure la premessa, per puro esercizio dialettico. Facciamo finta che il maschio italiano sia davvero da rieducare fin dall’asilo. Perché in Italia il patriarcato è un problema gravissimo. Ma sorge spontanea una domanda: di quale patriarcato stiamo parlando?

Perché mentre il M5S e le femministe decostruiscono il bambino di sei anni che gioca a fare Superman, in Italia vivono 88.500 donne che hanno subito mutilazioni genitali.
Non a Mogadiscio. In Italia.

Sedicimila bambine sotto i 15 anni sono a rischio, novemila delle quali nate sul suolo italiano.

Secondo le stime di ActionAid, circa duemila ragazzine ogni anno sono esposte al matrimonio forzato.

Un terzo delle vittime non ha ancora diciotto anni.

Le comunità coinvolte sono note: somale, egiziane, nigeriane, etiopi per le mutilazioni genitali. Pakistane, albanesi, bengalesi per i matrimoni forzati. Lo sanno tutti. Non lo dice nessuno.

Non sono statistiche. Sono nomi. Saman Abbas, sepolta in un casolare a Novellara perché rifiutava il matrimonio combinato. Hina Saleem, uccisa dal padre a Brescia. Sana Cheema, riportata in Pakistan dall’Italia e ammazzata dalla famiglia.

Dov’è la Fondazione Libellula? Dov’è la deputata Ascari? Dov’è il progetto alla Camera per decostruire il patriarcato che non gioca con le spade di plastica ma taglia il clitoride alle figlie? Silenzio.

Perché decostruire il maschio italiano non costa nulla. Decostruire quello che infibula, costringe al matrimonio e uccide costa conflitto, accuse di islamofobia, carriere.

Insomma, è un progetto che, a voler essere gentili, appare farneticante. E che porta in calce la firma del M5S.

Questo non deve stupire perché è lo stesso partito che ha regalato all’Italia i banchi a rotelle, il Superbonus da 150 miliardi e il Reddito di Cittadinanza.

Così, la rieducazione del maschio di sei anni è solo l’ultima voce di un catalogo delle follie, che hanno prodotto sprechi per oltre 200 miliardi di euro.

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