Home Politica LA PROFEZIA DI VENTOTENE E L’IPOCRISIA DELLA SINISTRA PROGRESSISTA

LA PROFEZIA DI VENTOTENE E L’IPOCRISIA DELLA SINISTRA PROGRESSISTA

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Merkel Hollande Renzi a Ventotene

Nella fotografia, Merkel, Hollande e Renzi a Ventotene

Gli ipocriti della sinistra vanno in pellegrinaggio a Ventotene collegando, ipocritamente, ben sapendolo, il Manifesto di Altiero Spinelli (comunista espulso dal Pci nel 1937 in quanto troskista), del libero pensatore di Giustizia e Libertà Ernesto Rossi e del socialista Eugenio Colorni all’Unione Europea di oggi, quella nata a Maastricht come IV Reich travestito.

L’idea degli estensori del Manifesto era che dalle rovine del nazismo e del fascismo dovesse sorgere un partito rivoluzionario europeo che desse vita ad una unione che eliminava le cause che avevano portato gli Stati alla guerra e all’oppressione dei popoli.

L’Unione Europea non è nata sulla base dell’azione di un partito rivoluzionario e socialista, ma in base all’accordo di Stati che hanno dato spazio, per un trentennio, all’egemonia tedesca, con la connivenza di quella francese, e a un colosso burocratico che ha le stesse caratteristiche di quelle imputate agli Stati dagli estensori del Manifesto.

In questo senso il Manifesto è profetico, in quanto ha delineato le caratteristiche del mostro che i feticisti dell’Unione Europea continuano a far derivare dalle idee espresse a Ventotene, ben sapendo che il mostro di Bruxelles è identico ai mostri descritti dai confinati a Ventotene.

In questi giorni molti si sono occupati della parte propositiva del Manifesto, ma è interessante molto di più quella di analisi, in quanto, quando tratta di nazioni e di stati, si ha l’esatta situazione dell’attuale condizione nella quale il mostro di Bruxelles ha messo gli europei.

Nel Manifesto si legge: “La nazione non è ora più considerata come lo storico prodotto della convivenza di uomini che, pervenuti grazie ad un lungo processo ad una maggiore unità di costumi e di aspirazioni, trovano nel loro stato la forma più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro di tutta la società umana; è invece divenuta un’entità divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possano risentirne”.

L’Unione Europea è esattamente questa, con la sua religione green, con l’elenco dei peccati e dei peccatori, con le punizioni dei reprobi, con la caccia alle streghe, con la totale indifferenza per le conseguenze sociali dei suoi atti e, anzi, per dichiarazione dei suoi pensatoi (Davos, Bildeberg, Gruppo dei Trenta) ci porta ad essere poveri e, in quanto tali, felici. Anche la deriva guerrafondaia è esattamente quella imputata agli Stati da Spinelli, Rossi e Colorni.

Entità divina non a caso adorata dai credenti del progressismo incivile.

Nel Manifesto si legge: “Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali”.

Traduci in bruxellese, con qualche aggiornamento sui ceti parassitari, e trovi la fotografia dell’Unione Europea, dei gruppi tecno finanziari, delle multinazionali monopolistiche che “nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina”.

Trentamila burocrati, con altrettanti lobbisti alle costole e una serie di scandali sono, nel complesso, quello che a Ventotene era stato detto degli Stati nazionali.

“In conseguenza di ciò – proseguono gli autori del Manifesto -, lo stato, da tutelatore della libertà dei cittadini, si è trasformato in padrone di sudditi tenuti a servizio, con tutte le facoltà per renderne massima l’efficienza bellica. Anche nei periodi di pace, considerati come soste per la preparazione alle inevitabili guerre successive”.

Sembra la cronaca odierna, con la von der Leyen che dopo averci imposto il green, la farina di grilli e la carne fatta in laboratorio, la misura delle cozze e il tappo di plastica ancorato alla bottiglia, ora ci vuole imporre le armi per combattere Putin, che, pensate un poco quanto siamo alla follia, ci invaderà, ma fra dieci anni.

Diceva quello: o sei fesso o mangi i sassi.

Come si fa a dire e anche solo a pensare che Putin ci invaderà tra dieci anni e nello stesso tempo dire che la Russia è in crisi. Un giorno combatte con le pale, un altro invaderà il Portogallo. Perché non subito, visto che ora siamo disarmati e gli Usa ci hanno abbandonati. Abbandonati? Chi l’ha detto? No, gli Usa vogliono solo che paghiamo il conto della difesa, ma nella Nato ci restano e comandano, alla faccia di Kaja Kallas.

Per Starmer e per Macron non c’è spazio. Sono gregari e restano gregari.

A dimostrazione che in Europa si parla a vanvera, presentando il nuovo velivolo, il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha affermato: “Questo caccia invia un messaggio molto chiaro e molto diretto ai nostri alleati: non andremo da nessuna parte. E ai nostri nemici: saremo in grado di proiettare la nostra potenza in tutto il mondo senza ostacoli per le generazioni a venire”.

Il prossimo futuro della difesa è fatto di F47 nei cieli d’Europa. Il riarmo serve alla Germania per non sprofondare nella crisi più nera e la von der Leyen passa con disinvoltura dai fiori ai cannoni. Altro che Putin, dal quale, gira gira, la Germania spera di avere di nuovo il gas a prezzi bassi.

Proseguiamo con la lettura del manifesto: “È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le riserve materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti”.

Che pensassero ai borghesucci asserragliati nelle zone Ztl alla moda milanese?

E poi: “La storia viene falsificata nei suoi dati essenziali, nell’interesse della classe governante. Le biblioteche e le librerie vengono purificate di tutte le opere non considerate ortodosse. Le tenebre dell’oscurantismo di nuovo minacciano di soffocare lo spirito umano”.

Cancel culture, abbattimento di statue, woke, pagliacciate alla francese durante le Olimpiadi, proibizione della letteratura russa perché Putin ha invaso l’Ucraina, come se Gogol o Tolstoj fossero militari dello zar in azione nel Donbass.

Tutto questo sotto gli occhi del Parlamento europeo, della Commissione, del kombinat burocratico senza che qualcuno facesse e faccia una piega.

Dulcis in fundo, giusto per chiudere in bellezza: “Questa reazionaria civiltà totalitaria, dopo aver trionfato in una serie di paesi, ha infine trovato nella Germania nazista la potenza che si è ritenuta capace di trarne le ultime conseguenze”.

Scrivevano dei neocon? Dei globalisti? E, infine, profeticamente della Germania che, dopo aver imposto agli europei il IV Reich economico, ora pensa di nuovo ad essere una grande potenza militare? Cosa aspettiamo, il V Reich per capire che stiamo andando verso la realizzazione della profezia?

Poco importa che Altiero Spinelli sia stato nel 1943 fondatore del Movimento Federalista Europeo e poi co-fondatore dell’Unione dei Federalisti Europei e che abbia ricoperto diversi incarichi nelle istituzioni comunitarie e italiane, tra cui: membro della Commissione europea dal 1970 al 1976, poi del Parlamento europeo.

Poco importa che Altiero Spinelli sia stato promotore di un progetto di trattato istitutivo di un’Unione Europea con marcate caratteristiche federali che venne adottato dal Parlamento europeo nel 1984.

https://www.movimentoeuropeo.it/images/Documenti/gp_eudor_PDFA1B_AX0084001ITC_001.pdf.it_compressed.pdf

Non più un’Europa frutto di una rivoluzione diretta da un partito rivoluzionario, ma un’Unione Europea frutto di accordi tra gli Stati.

Poco importa che l’Unione Europea uscita dai Trattati di Maastricht non abbia nulla a che fare con quella ipotizzata a Ventotene.

La sinistra, che vive di feticci, va a Ventotene per farci credere che la baronessa Ursula von der Leyen sia l’eroina del partito rivoluzionario europeo che guida l’Unione Europea nata dalla sollevazione dei popoli guidati dal partito teorizzato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni.

Avanti di questo passo a Cinecittà sarà allestito un Palazzo Chigi di cartapesta dove un Governo Schlein siederà in seduta permanente per garantire gli italiani dal fascismo, dopo aver ricacciato Giorgia Meloni all’opposizione, riducendola a volantinare alla Garbatella.

Si cercano comparse.

A Cinecittà arriveranno capi di Stato e, soprattutto Macron, che finalmente potrà ristabilire i collegamenti con gli aspiranti alla Legion d’Onore e Merz, in versione Angela, per dirci quali compiti dobbiamo fare al mattino, quali al pomeriggio e quali alla sera.

Noticina finale.

Ve lo ricordate Wolfgang Schäuble, quello che ha ridotto alla fame la Grecia per poi pentirsi? La Germani è anche questo. Lasciamola riarmare e prepariamoci alla guerra. Del resto ne ha fatte due mondiali nel secolo scorso e non c’è due senza tre.

Voi vedere che finiamo a Ventotene?

 

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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