
di Filippo M. Leonardi
Nella Divina Commedia sono presenti degli elementi che testimoniano una indiscutibile influenza da parte della tradizione cabalistica. Innanzitutto vi troviamo il simbolismo dell’albero rovesciato che si riferisce al cosiddetto albero delle Sephiroth, già identificato con l’albero al centro del Paradiso terrestre. Nel libro dello Zohar è scritto chiaramente che l’Albero della Vita si estende dall’alto verso il basso. Dante Alighieri, nel descrivere il suo viaggio nell’oltretomba, indica varie volte la presenza di un albero rovesciato.
Prima di raggiungere la sommità della montagna del Purgatorio, sulla cui cima si trova il Paradiso terrestre, Dante incontra due alberi capovolti che sono l’immagine riflessa dei due alberi del giardino dell’Eden: l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il primo albero è chiaramente capovolto poiché cresce come un abete, ma verso il basso: “e come abete in alto si digrada / di ramo in ramo, così quello in giuso, / cred’io, perché persona sù non vada.” [Purgatorio, XXII, 133-135]. Del secondo albero non si dice esplicitamente che sia capovolto, ma lo si evince dal fatto che deriva dall’albero della conoscenza, che si trova più in alto: “Trapassate oltre sanza farvi presso: / legno è più sù che fu morso da Eva, / e questa pianta si levò da esso” [Purgatorio, XXIV, 115-117]. In effetti anche Botticelli, nelle sue bozze per l’illustrazione della Divina Commedia, rappresenta entrambi gli alberi come capovolti.
Dopo aver raggiunto la cima del Purgatorio e attraversato la cortina di fuoco che protegge il guardino dell’Eden, Dante assiste ad una processione simbolica che giunge ai piedi di un albero senza foglie dalla strana forma: “La coma sua, che tanto si dilata / più quanto più è sù, fora da l’Indi / ne’ boschi lor per altezza ammirata.” [Purgatorio, XXXII, 40-42]. A differenza dei due alberi precedenti, questo albero appare crescere diritto, ma si allarga verso l’alto, assumendo la forma di un cono rovesciato. Dante sottolinea questo aspetto facendolo apparire come un rebus da risolvere: “Dorme lo ‘ngegno tuo, se non estima / per singular cagione esser eccelsa / lei tanto e sì travolta ne la cima.” [Purgatorio, XXXIII, 64-66].
Un altro elemento caratteristico della mistica ebraica è il carro simbolico che appare nella visione del profeta Ezechiele. Egli vede quattro esseri viventi, poi chiamati Cherubini, ciascuno dotato di quattro ali cosparse di molti occhi e tetramorfo, cioè con quattro facce diverse, di uomo, di leone, di toro e d’aquila. Dietro ogni cherubino c’è una ruota vorticante e sopra di essi c’è un trono, perciò i cabbalisti ci videro la rappresentazione di un carro trionfale, in ebraico merkavah. Del trono circondato da quattro esseri ne parlò anche il profeta Isaia che però li descrisse con sei ali e li identificò con i Serafini. La stessa immagine ricorre anche nel libro dell’Apocalisse in cui i quattro esseri viventi hanno sei ali, ma invece che tetramorfi, ognuno di essi ha una faccia diversa: di leone, di toro, di uomo e di aquila. Nella tradizione cristiana i quattro animali furono associati ai quattro Evangelisti.
Dante descrive il carro su cui viaggia Beatrice, trainato da un grifone, come avente due sole ruote, ma è scortato dai quattro esseri viventi, dotati di sei ali e ricoperti d’occhi. Non si dilunga nella descrizione ma dichiara esplicitamente che si tratta degli stessi esseri della visione di Ezechiele: “A descriver lor forme più non spargo / rime, lettor; ch’altra spesa mi strigne, / tanto ch’a questa non posso esser largo; / ma leggi Ezechiel, che li dipigne / come li vide da la fredda parte / venir con vento e con nube e con igne.” [Purgatorio, XXIX, 97-102].
Quando il carro trionfale raggiunge il centro del Paradiso Terrestre, il grifone si gira e lega il timone del carro all’albero che vi si trova nel mezzo: “E vòlto al temo ch’elli avea tirato, / trasselo al piè de la vedova frasca, / e quel di lei a lei lasciò legato.” [Purgatorio, XXXII, 49-51]. Pertanto si stabilisce un evidente legame tra il carro e l’Albero della Vita, due simboli caratteristici e fondamentali della tradizione cabalistica.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
– Sefer ha-Zohar, parshat beha’alotka, 12536.
– Dante Alighieri, Divina Commedia: Purgatorio.
– Sandro Botticelli, Divina Commedia: Purgatorio, XXII e XXIV, disegno 1485/90.
– Filippo M. Leonardi, Arbor Inversa Microcosmica, Urbania, 2020.





