La riera dell’equilibrio e dell’armonia
Nonostante la costante e progressiva secolarizzazione della società, soprattutto occidentale, molti hanno ricercato, e tuttora ricercano, risposte non meramente razionalistiche e pervase da materialismo, esplorando vie eterodosse, diverse da quelle offerte dai comuni ambiti religiosi e spirituali.
Le organizzazioni riguardanti quelle che noi chiamiamo religioni sviluppano insegnamenti per la massa dei fedeli e, solo in parte, insegnamenti riservati a un ambito più ristretto e selezionato.
Il primo aspetto, in genere, è connesso ai dogmi, alla morale e alla ritualità; il secondo riguarda le componenti mistiche che consentono di avvicinare il numinoso e il divino.
In un certo senso si potrebbe dire che il misticismo è la via interiore, la dimensione “nascosta” delle grandi tradizioni religiose: la kabbalah nel giudaismo, il sufismo nell’islam e l’insegnamento dei grandi santi nel cristianesimo (Teresa d’Avila, Meister Eckhart, ecc.), per limitarsi solo alle cosiddette religioni del libro.
Poiché le religioni, in particolare in Occidente, hanno perso gradualmente la loro dimensione simbolica, avvalendosi, forse troppo, del pensiero razionale, del dogma e avversando l’utilizzo degli archetipi/simboli e dell’esperienza diretta (mistica), le stesse, per taluni, non soddisfano le esigenze derivate dal desiderio di acquisire una piena realizzazione spirituale e animica.
In particolare, penso che questo sia stato peraltro significativamente influenzato, riferendosi al cristianesimo, da quanto avvenuto nel XVI secolo, nel corso del quale venne alla luce il protestantesimo, che palesò un’avversione anche per il pensiero mitico, cui rispose il cattolicesimo con la Controriforma, elaborata nel Concilio di Trento, dalla quale scaturì una sorta di dogmatica teologica, che, di fatto, escluse l’intuizione e l’esperienza diretta, pretendendo di spiegare e delimitare il tutto attraverso la scolastica tomista.
Questa, probabilmente, è una delle ragioni per le quali alcune persone cercano il sacro nei movimenti mistico-esoterici, nell’esoterismo, ovvero in correnti che utilizzano il pensiero simbolico, ai quali viene attribuito un interesse correlabile ai percorsi spirituali.
Per definire sinteticamente tali percorsi, molti utilizzano l’aggettivo “esoterico”, derivato dal greco ἐσώτερος (esoteros, interiore), che significa, appunto, andare all’interno, quindi entrare per poi scoprire e capire l’insegnamento riservato e offerto a coloro che vengono ammessi, ovvero agli adepti.
Il sostantivo “esoterismo” fu, per così dire, coniato nel diciannovesimo secolo, esattamente nel 1828, dallo studioso luterano e alsaziano Jacques Matter nella sua “Storia critica dello gnosticismo”; detto termine indica un ambito di pensiero, ovviamente di natura spirituale, che, nel senso comunemente inteso, non fa riferimento a una determinata religione.
L’esoterismo è un ambito difficilmente definibile, proprio per la sua eterogeneità, i molteplici aspetti considerati e i susseguenti indirizzi seguiti.
Non può essere considerato una dottrina, per la sua natura variegata, sia nei modi che nell’approccio; forse, può essere ritenuto una modalità e una disposizione mediante le quali ricercare, individuare, capire e comprendere, nel profondo del proprio essere, ambiti non comunemente esplorati e, soprattutto, riferibili alla particolare individualità di ciascuno.
L’esoterismo consente di cogliere la conoscenza presente in ogni tradizione filosofica e religiosa. Proprio perché tutto si riferisce all’essere umano ogni specifica tradizione non può che incentrarsi su di lui.
I capisaldi su cui si fondano questo complesso di conoscenze e pratiche sono evidentemente antiche quanto l’uomo ed è per questo che, talvolta, si fa riferimento alla tradizione primordiale per riferirsi, in tal modo, alla mitica età dell’oro, nella quale taluni ritengono che l’individuo possedesse una conoscenza, diretta e consapevole, che, in seguito, si disperse nelle diverse correnti religiose.
Senza addentrarsi in un excursus storico, è forse utile ricordare tra i cardini di quest’insieme, quelli che hanno avuto un più vicino e particolare rilievo in ambito occidentale, tra i quali basta rammentare quanto scaturito dal “corpus”, elaborato nel secondo e terzo secolo, sia mediante la gnosi sia con l’ermetismo, che riscopriamo nel Rinascimento.
La riscoperta dei testi greci dell’antichità, soprattutto del Pimandro e del Corpus Hermeticum, tradotti da Marsilio Ficino su suggerimento di Cosimo de’ Medici, è una delle basi del pensiero, che affonda le sue radici nella tradizione, in questo caso correlata al leggendario Ermete Trismegisto, che, nell’ambito del pensiero medesimo e del sentire, sarà parallelo alle concezioni dominanti.
I primi pensatori moderni combinano ancora scienza e sacro, ragione e immaginazione. Cartesio stesso afferma di aver immaginato il suo famoso metodo che costituirà il paradigma della scienza sperimentale.
L’Occidente, anche all’interno delle religioni, separa il sacro della ragione.
L’immaginario e il pensiero simbolico non vengono più considerati; si abbandona, così, l’insieme dei simboli ereditati dal Medioevo e da questo dall’antichità.
L’uomo occidentale si separa dalla natura, che non considera più come essente e pulsante, ma oggetto da utilizzare e trasformare a proprio piacimento. Quindi, non si sente ospite del mondo cui appartiene, ma padrone.
Inizia, così, il processo che porta alla secolarizzazione, che confligge con la formidabile capacità di immaginazione dell’essere umano, che ha consentito di simbolizzare le idee e cose, originando arte, scrittura e religione.
Nel contempo, proprio per questo bisogno, comincia una sorta di “ritorno dell’irrazionale”, in realtà, una riemersione di quanto rimosso dall’uomo moderno, il quale, forse per sua natura di miti e simboli, necessita del nostro lavoro, collettivo e individuale; cosa, peraltro, sottolineata da Carl Gustav Jung e dall’antropologo Gilbert Durand.
Lo scienziato svedese Emmanuel Swedenborg con le sue visioni, influenza molti pensatori, tra cui i filosofi dell’illuminismo, attraverso una sorta di spiritualità emotiva, che, ad esempio, non parte dalla semplice lettura di un testo ma da un’emozione interiore.
Si ampliano i gruppi che utilizzano una metodologia iniziatica. Ed ecco i tanto favoleggiati Rosacroce, che pubblicano nel 1614 il famoso manifesto di Christian Rosenkreutz, che rende noto l’obiettivo di armonizzare universalmente gli esseri umani, a loro volta influenzati dai Templari, la cui regola dell’ordine militare e religioso fu scritta da San Bernardo da Chiaravalle nel 1129.
Ispirata forse dai Rosacroce e certamente dalla corporazione dei costruttori appare la Massoneria, che nasce ufficialmente nel 1717, a Londra, ove vede la luce il nucleo originario modernamente inteso, seppur riferito a una tradizione antica.
Questi gruppi, insieme ad altri meno noti, i cosiddetti di frangia, diedero un importante contributo all’avvento di una vera e propria rivoluzione intellettuale, letteraria e artistica, che avvenne a cavallo del diciottesimo e diciannovesimo secolo, in particolare con il romanticismo tedesco.
Romanticismo che può essere considerato il primo grande movimento collettivo di “ri-spiritualizzazione” del mondo, soprattutto occidentale, in contrapposizione alla concezione materialistica, meccanicistica e disincantata, che comunque domina anche oggi nell’attuale civiltà, specialmente quella occidentale.
La cultura esoterica, quasi carsica, che, ovviamente, ne ha ereditato tutte le varie forme, l’esoterismo dell’antichità, del rinascimento e del diciottesimo secolo, continua a ricercare anche nel prosieguo la conciliazione tra spirito e scienza.
Molteplici furono, come sempre, le espressioni, tra le quali, quella occultista (Eliphas Lévi, Papus, ecc.), quella spiritista (Allan Kardec), quella teosofica (Blavatsky) e quella antroposofica (Steiner).
Movimenti che nella prima parte del ventesimo secolo persero una significativa capacità di comunicare e, quindi, d’influenzare.
Nella seconda parte del di tale secolo si rivitalizza il desiderio di accrescere la spiritualità attraverso quella che viene definita new age, con cui unificare il pensiero occidentale con quello orientale, ritenuto più autenticamente spirituale, al fine di riportare l’uomo nel suo ambito di appartenenza all’insieme universale.
Come spesso è accaduto, tale ambito culturale orienta questa nuovo sentire alternativo più verso il futuro che verso il passato. Esso ricerca e annuncia, appunto, l’avvento della nuova era, segnatamente quella riferita all’Acquario, l’unico segno astrologico nel quale è rappresentato un essere umano e non un animale, mediante cui simboleggiare l’avvento di un unico riferimento spirituale e umanistico, universalmente condiviso.
È significativo che mediante tale movimento new age e attraverso i mass media, si sia verificata una diffusione che è andata ben al di là della cerchia degli addetti ai lavori, ampliando le varie concezioni in una società ormai globalizzata: il sacro e il divino, certamente più personalizzato e identificabile come una sorta di “anima del mondo”, ovvero con una forte energia.
Tale processo evolutivo ha ovviamente interessato il tradizionale concetto di religione, riguardo alla quale si comincia a delineare un’unità trascendente della stessa, in quanto le varie fedi sono sostanzialmente ritenute poco differenziate.
Si comincia a sperimentare il divino in se stessi, considerando le corrispondenze universali e quelle tra gli esseri cosiddetti intermedi, come gli angeli o gli spiriti fondamentali della natura…
Si riformula il vecchio concetto di anima del mondo, correlandolo e legandolo all’individualismo moderno.
Non a caso, oggi, i libri più venduti sono ispirati e riferiti all’esoterismo: Il Signore degli Anelli, Harry Potter o Il Codice da Vinci.
Soprattutto, il testo di Dan Brown è accattivante, ma è bene anche ricordare che presenta aspetti positivi e negativi.
Sviluppa sì l’immaginazione e la dimensione simbolica riferita anche alla religione, ma talvolta offre un’interpretazione distorta attraverso informazioni errate o disinvoltamente esposte solo per catturare il lettore e la sua ingenua permeabilità.
Com’è evidente per molti, si utilizza la sperimentata modalità che prevede la rappresentazione di azioni e moventi promossi dalle forze della cospirazione, proprio perché il “milieu” esoterico si è anche e sovente formato ai margini dei vari ambiti religiosi ufficiali e, quindi, è stato sempre avversato a causa del suo preteso potere perturbatore e sovversivo.
Ovviamente, gli esoteristi per difendersi delle “chiese ufficiali” si sono difesi sostenendo che sono attaccati e, non di rado, perseguitati, in quanto in possesso di una verità nascosta, che non può essere rivelata. L’argomentazione ha una sua base reale, ma, soprattutto, è seducente e, dunque allettante.
Il romanzo di Brown contiene cose molto giuste, come l’occultamento del sacro femminile. Aspetto questo da non ignorare, né, tantomeno, da sottovalutare per la sua oggettiva importanza riferita alla femminilizzazione del divino, alle concezioni connesse all’anima del mondo, all’immanenza del divino stesso e alle sue emanazioni, che sono, appunto, rappresentazioni degli archetipi femminili.
Ancora oggi in questo mondo tutto è variegato. Alcuni adottano anche una concezione settaria, che si basa sulla pretesa di considerarsi gli eletti, gli iniziati che possiedono la verità unica, contrapposti al resto dell’umanità ancora ignorante.
Non di rado, come ha acutamente osservato Umberto Eco nel libro Il nome della Rosa, si è in presenza di una specie di ossessione interpretativa avente una natura religiosa, come quella rappresentata dai monaci, che attribuiscono le uccisioni avvenute nel loro monastero come una realizzazione delle profezie apocalittiche.
Arriviamo, così, a un grande coagulo, a un grande ritorno, a volte semplice moda dell’esoterismo nella società contemporanea, soprattutto occidentale, che non deve essere un bisogno derivato dalla desiderio di magia e irrazionalità.
Dovrebbe essere un tentativo con cui dare equilibrio all’essere umano, specialmente a quello post industriale, post globale, forse “post tutto”, relativamente alle sue funzioni sia immaginarie che razionali; una proporzione armoniosa tra la sua polarità logica e quella intuitiva, anche per evitare che, come ha ci ha detto Edgar Morin, non si trasformi da Homo Sapiens a Homo Demens.





