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Produttore cinese chip CXMT incluso in lista nera fa causa al Pentagono

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chip CXMT

Le implicazioni commerciali

Il principale produttore di chip di memoria ChangXin Memory Technologies (CXMT) ha intentato una causa contro il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, contestando la sua inclusione nella lista nera del Pentagono che include le “aziende militari cinesi”, segnando l’ultima di una serie di azioni legali intraprese da aziende tecnologiche cinesi per contrastare le restrizioni statunitensi.

La causa, presentata il 28 agosto 2027 presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, vede come imputati il ​​Dipartimento della Difesa e alti funzionari, tra cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth.

CXMT cerca di ribaltare la sua designazione ai sensi della Sezione 1260H del National Defense Authorization Act, sostenendo che la decisione sia stata “arbitraria”, non supportata da prove e che abbia violato i diritti al giusto processo.

L’azione legale fa seguito a un anno turbolento per i rapporti tra CXMT e il Pentagono.

L’azienda è stata inserita per la prima volta nella lista nera nel gennaio 2025.

Nel febbraio 2026, il Dipartimento della Difesa aveva pubblicato un avviso di rimozione di CXMT dalla lista, salvo poi ritirarlo lo stesso giorno.

L’azienda è stata formalmente reinserita nell’aggiornamento di giugno 2026.

Secondo i documenti depositati in tribunale, CXMT sostiene di “progettare, produrre e vendere i propri chip DRAM per uso civile e commerciale, non per uso militare”.

La DRAm (Dynamic Random-Access Memory, o memoria a accesso casuale dinamico) è il tipo principale di memoria volatile utilizzato dai computer e dai dispositivi elettronici per memorizzare temporaneamente i dati in uso e l’azienda ha dichiarato di aver impiegato più di un anno a fornire informazioni al Pentagono per contestare l’inserimento nella lista nera prima di intraprendere un’azione legale.

CXMT non è sola in questa battaglia legale ma si unisce a un elenco crescente di aziende tecnologiche cinesi che hanno contestato le decisioni del Pentagono in merito all’inserimento nella lista nera, tra cui Xiaomi, AMEC (Advanced Micro-Fabrication Equipment Inc.), Hesai, WuXi AppTec, Alibaba e l’altra produttrice di chip Yangtze Memory Technologies.

Esperti legali e analisti osservano che i tribunali statunitensi hanno dimostrato la volontà di ritenere il Dipartimento della Difesa responsabile in casi simili.

In una recente sentenza, un giudice federale ha annullato l’inserimento nella lista nera dell’azienda di intelligenza artificiale Anthropic da parte del Pentagono, ritenendo che l’azione del governo violasse il quadro normativo di riferimento e fosse “arbitraria e capricciosa”.

Le mosse di queste aziende potrebbero mettere alla prova la discrezionalità amministrativa degli Stati Uniti nell’inserire nella “lista nera” le aziende cinesi e le contestazioni legali dimostrano anche la crescente volontà delle aziende cinesi di difendere i propri diritti attraverso procedure legali formali.

L’inserimento nella lista ha significative implicazioni commerciali. Sebbene la lista 1260H non imponga un divieto assoluto sulle transazioni private, esso limita la possibilità per le agenzie governative statunitensi e gli appaltatori della difesa di fare affari con le entità inserite nella lista e può danneggiare gravemente la reputazione aziendale e le partnership globali.

Nonostante le pressioni legali e commerciali, CXMT ha dimostrato una notevole resilienza operativa. L’azienda è recentemente diventata il quarto produttore mondiale di DRAM, in competizione con giganti del settore come Samsung, SK Hynix e Micron.

Secondo il South China Morning Post, essa ha registrato un ritorno all’utile con un aumento del fatturato di quasi dieci volte nel primo semestre dell’anno. https://www.scmp.com/tech/big-tech/article/3365751/cxmt-joins-growing-list-chinese-tech-firms-suing-us-pentagon-over-blacklists?utm_source=rss_feed

L’offerta pubblica iniziale (IPO) a Shanghai, nel luglio 2026, ha visto il titolo salire di circa il 466% nel primo giorno di negoziazione, valutando l’azienda a circa 3.280 miliardi di yuan (485 miliardi di dollari).

Gli osservatori del settore suggeriscono che la strategia di inserimento nella lista nera degli Stati Uniti abbia implicazioni più ampie per la competitività americana.

La produzione di chip negli Stati Uniti è crollata dal 37% nel 1990 al 10% nel 2022, mostrando un declino industriale accelerato cosa che avrebbe influenzato i controlli statunitensi sulle esportazioni di chip per l’intelligenza artificiale verso la Cina, un fallimento che è costato alle aziende americane miliardi di dollari in mancate vendite senza arrestare i progressi della Cina verso l’autosufficienza nel settore dei chip.

Si prevede che la causa metterà alla prova i limiti legali dell’autorità discrezionale del Pentagono nella designazione di società straniere da inserire nella “lista nera” mentre il Dipartimento della Difesa, citando le proprie direttive, ha rifiutato di commentare il contenzioso in corso.

Tale caso potrebbe stabilire importanti precedenti in merito al giusto processo e agli standard probatori nelle designazioni di aziende legate alla sicurezza nazionale.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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