La suggestione… e se centrodestra e Futuro Nazionale si dovessero accordare per Meloni Premier e Vannacci Presidente della Repubblica?
Quando alla scadenza naturale della XIX Legislatura manca oltre un anno, tutti i contendenti in campo sono già in campagna elettorale, naturalmente con strategie diverse, anche in virtù degli attuali rapporti di maggioranza e opposizione.
Ancora più che nel 2022, il teatro di scontro sono sempre più i social, con gli altri canali di comunicazione praticamente azzerati. Televisione compresa.
Tribuna elettorale, nata nei primi anni 60, ormai non esiste più da oltre un decennio come trasmissione del giovedì sera, restando come formula limitata solo agli appuntamenti con le urne e spostata, perlopiù, su RAI Parlamento.
Così come, l’ultimo confronto televisivo tra due candidati Premier fu quello del 2006 tra Berlusconi e Prodi.
Anzi, anche quegli spezzoni che arrivano dalla televisione, oggi sono consumati più sui social, che li rendono virali, che sul medium originario.
Ma come si stanno muovendo i principali attori della politica nostrana, in vista delle prossime politiche?
Come dicevamo, le strategie sono fortemente diverse, vuoi per il diverso ruolo in seno al Parlamento, vuoi per il modo stesso di intendere il confronto politico.
Il centrodestra fa parlare, innanzitutto, i numeri di quattro anni di governo.
Se è vero che non tutte le promesse elettorali sono state mantenute, soprattutto per voragini di bilancio ereditate, alcuni numeri smentiscono chiaramente chi vorrebbe sostenere che il Governo Meloni non abbia fatto niente.
Qualche esempio.
Partiamo dal rapporto deficit/PIL.
Quello ereditato nel 2022, quando Meloni si è insediata, si attestava all’8,6%, con il peso, soprattutto, del bonus edilizio, stimato, complessivamente, tra i 132 e gli oltre 170 miliardi di euro.
Se consideriamo che la Legge di Bilancio 2026, Legge n. 199 del 30 dicembre 2025, impegna, complessivamente, 22 miliardi di euro, stiamo parlando di un indebitamento che, da solo, nella migliore delle ipotesi, vale 6 leggi di bilancio.
Ciononostante, il rapporto deficit/PIL nel 2025 si è abbassato al 3,1%, di poco sopra quel 3% che avrebbe portato l’Italia a uscire sotto la soglia prevista dal Patto di Stabilità, obiettivo che, invece, dovrebbe essere centrato quest’anno, con una stima che va dal 2,7% al 2,9%.
Congiuntura internazionale? Non esattamente.
Questo Governo si trova in un contesto caratterizzato da due guerre che stanno influendo, in modo pesante, sulle economie europee, in particolare per quanto riguarda il costo dell’energia.
Ovviamente, ci riferiamo al conflitto in Ucraina, iniziato proprio nel febbraio 2022, e a quello in Iran, nel febbraio 2026.
Buoni anche i numeri che riguardano lo spread, arma usata per sovvertire un Governo Berlusconi, che, attualmente, si attesta intorno agli 85 punti, quando a fine 2022 era circa 230 punti.
Se guardiamo il tasso di disoccupazione, a metà del 2026 è del 5,7%. Nel 2022 era dell’8,1%.
Il tasso di occupazione è al 62,9%, nel 2022 era al 60,1%.
Il tasso di inattività scende al 33,2%.
L’indice FTSE MIB a fine agosto ha chiuso a 52.751,00 punti, mentre il 30 settembre 2022 chiudeva a 20.692 punti.
Il 5 agosto 2022 Moody’s abbassava il rating a Baa3, con l’outlook che, contemporaneamente, passava da stabile a negativo. Con le proteste dell’allora Governo Draghi.
Nel novembre 2025, Moody’s ha alzato il giudizio sull’Italia da Baa3 a Baa2. Si è trattato del primo upgrade per l’Italia da parte dell’agenzia statunitense dal maggio 2002, interrompendo una lunga fase di stasi o revisioni al ribasso. La decisione, come motiva l’agenzia, riflette il miglioramento dei conti pubblici, il controllo del deficit e la spinta propulsiva legata agli investimenti del PNRR.
Standard & Poor’s, invece, ha alzato il giudizio BBB+ nell’aprile 2025, nel gennaio e nel maggio 2026, ha confermato il rating a BBB+, migliorando l’outlook a positivo, visto il consolidamento del bilancio statale e il calo degli effetti legati al Superbonus, guarda caso introdotto dal Governo Conte II.
Al 30 settembre 2022 gli occupati erano 23 milioni e 95 mila, mentre a fine luglio 2026 sono saliti a 24 milioni e 370mila.
La spesa per la sanità è salita dai 125 miliardi del 2022 ai 143 miliardi del 2025.
Gli sbarchi di migranti irregolari nel 2022 erano 105.131; nel 2024 e nel 2025 si sono praticamente dimezzati, attestandosi attorno ai 66.300.
Il dato è in ulteriore miglioramento. Alla metà di luglio 2026 i migranti sbarcati via mare sono stati 15.323, meno della metà rispetto ai 33.116 dello stesso periodo del 2025.
Ci fermiamo, non è nostra intenzione fare l’apologia del Governo Meloni, solo qualche numero in risposta all’affermazione secondo la quale questo Governo in 4 anni non ha fatto niente.
Dati reali e poco pubblicizzati rispetto a tanti dati falsi messi in giro e resi virali dalle opposizioni e ricondivisi, in modo ossessivo, sui social, come se bastasse ripetere all’infinito una bugia per farla magicamente trasformare in realtà.
Dall’altro lato, invece, cosa abbiamo?
Il cosiddetto campo largo non ha ricevuto una buona accoglienza nelle consultazioni amministrative, tranne laddove il centrosinistra avrebbe vinto anche candidando Paperino.
Al momento, non ha un programma condiviso, ma, anzi, mette in evidenza una serie di differenze marcate su questioni fondamentali.
Forti distanze sull’invio di armi in Ucraina, sui finanziamenti alla spesa militare e sui rapporti con la NATO.
Il M5S adotta una linea più pacifista/critica, mentre il PD è su posizioni più atlantiste. Linee differenti anche riguardo al Governo israeliano e alle dinamiche mediorientali. Per non parlare di divergenze sulle politiche industriali, sul fisco e sulla rappresentanza sindacale o sul mercato del lavoro.
Non sono d’accordo nemmeno su come chiamarsi.
A Conte non piace l’etichetta campo largo. Preferisce campo giusto, visto che, come tutta l’area, crede di essere dalla parte giusta della storia. Ma poi, quale delle tante storie delle tante anime peregrine del centrosinistra?
Anche perché non hanno ancora un leader e non hanno deciso in che modo sceglierlo, se con le primarie o con un tavolo di concertazione.
A maggior ragione, non si sa quale siano eventuali modalità delle primarie.
Con o senza ballottaggio?
Con o senza voto online?
Il programma deve essere scelto prima o lo definisce il leader?
Per la serie: contiamoci, individuiamo il premier e poi si vede. Forse…
Meravigliosamente surreale la proposta di Roberto Speranza, che lancia l’idea di un diciottenne o di un partigiano; non si sa fino a che punto sia da intendere in modo provocatorio.
L’unico collante sembra essere la sete di potere, l’intento di battere la Meloni, come qualcuno continua a ripetere.
La verità di fondo è che le forze di centrosinistra, soprattutto il PD, sono in astinenza da gestione e rischiano di disintegrarsi con altri 5 anni di opposizione.
L’unico obiettivo, dunque, è il potere.
L’unico tratto distintivo comune a questi soggetti è l’ingiustificata pretesa di superiorità culturale e morale.
Prima ho scoperto che non posso ascoltare Guccini e De André, perché, non votando il centrosinistra, non li posso capire. Ho chiesto anche ad Alice De André sulla sua pagina social cosa mi consigliasse di sentire, ma non mi ha risposto. Sono settimane che non ascolto musica per paura di sbagliare.
Adesso, uno che, visto il titolo di studio, ha passato meno ore in aula come discente rispetto alle mie spese come docente, mi dice che sono ignorante e poco scolarizzato.
Ma una volta, la sinistra non era dalla parte di chi stava peggio?
Ma poi… sono puntualmente dalla parte dei criminali e contro le forze dell’ordine. Vedi Bologna o Cosenza. Stanno ripudiando l’ideologia woke per non irritare gli estremisti islamici, individuati come principale target elettorale.
Ancora… sentendo i nomi di quelli che sono possibili candidati, più che comporre delle liste sembra che stiano allestendo dei freak show. In definitiva, al momento, danno l’idea di una becera ammucchiata con il solo scopo di governare, sapendo solo sventolare lo spauracchio del fascismo. Che poi, come diceva bene già Pasolini, oggi l’antifascismo è solo l’alibi per commettere atti fascisti.
Discorso a parte per Vannacci, la vera novità dello scenario politico italiano.
Sicuramente si sta dividendo con il centrodestra tutti gli insulti degli illuminati progressisti che stanno addirittura raccogliendo firme e facendo esposti per farlo dichiarare fascista.
Per la serie: siamo così democratici che vogliamo la libertà di pensiero, nel senso che sei libero di pensarla come diciamo noi, altrimenti sei fascista.
Le bugie sul programma di Vannacci si sprecano.
Da un lato i vertici che lanciano slogan e meme, sapendo di mentire.
Dall’altro una pletora di soggetti che li amplifica in modo acefalo, senza premurarsi di verificarne la veridicità.
Vannacci è razzista, secondo questa narrazione, per cui, ogni atleta italiano o italiana vincente, con un colore della pelle che non sia bianco latte e che abbia un avo anche lontano di origini straniere, diventa una rivalsa su di lui.
Come nasce questa cosa?
Vannacci ebbe semplicemente a dire che Paola Egonu non ha i tratti somatici dell’italiano medio.
Affermazione razzista?
No, ovvietà!
Se mi trasferisco in Cina e mi dicono che non ho i tratti somatici del cinese tipico non mi offendo. Semplicemente perché è vero.
A proposito della Cina.
Non esistono fatti che siano balzati all’onore della cronaca per presunti episodi di intolleranza nei confronti di cittadini cinesi in Italia.
Eppure, la Cina è al quarto posto per il numero di persone arrivate in Italia, dopo Romania, Albania e Marocco.
Forse perché non vanno in giro a spacciare droga, a violentare ragazzine, ad aggredire in gruppo persone senza motivo, a spaccare auto o a defecare in strada?
Altra questione quella dell’aborto.
Vannacci, il programma è consultabile online, non vuole abolire la Legge 194/78.
Che, fra le altre cose, non introduce il diritto all’aborto, ma lo depenalizza, date certe condizioni.
Vuole solo creare una rete tra soggetti pubblici e privati che possa mettere in condizioni una donna di non abortire per motivi economici e sociali.
Le ragioni per insultare Vannacci sono tante e tutte ugualmente travisate.
Segno che al centrosinistra fa paura. E molto.
Perché, sostanzialmente, riesce a dire alla gente quello che la gente vuole sentire.
Pone al centro i problemi reali.
Dall’altra parte, invece, c’è chi annuncia che come primo atto ci sarebbe il riconoscimento dello Stato della Palestina, mentre il bisogno dell’Italia è quello della sicurezza, di un’energia che costi sempre meno, perché possa non gravare in modo così forte sul bilancio delle famiglie.
Trivelle ferme. Nucleare bloccato. Centrali a carbone idem. Colpa di chi?
Mentre Vannacci, dal canto suo, avanza delle proposte che hanno tanto buon senso.
Fa paura perché nei sondaggi sta volando.
C’è chi lo dà oltre l’8%.
Uno dei sondaggi più recenti dell’Istituto Piepoli, dà Fratelli d’Italia al 28%, Forza Italia al 7,5%, Lega al 6%. Un centrodestra, con altre forze minori, che raggiungerebbe il 43%, più o meno alla pari del campo largo.
PD al 20,5%, M5S al 12,5%, AVS al 6,5%.
Posto che crediamo che i Cinque Stelle siano ben sotto quella previsione, visti gli ultimi risultati, quello che è emerge è una situazione sostanzialmente in bilico.
Partendo dal presupposto che in oltre un anno possono cambiare tante cose, la riflessione che balza subito all’occhio è che Vannacci nel centrodestra chiuderebbe la partita senza troppi dubbi. Visto che Futuro Nazionale è dato dallo stesso sondaggio al 7% ed è in costante crescita.
A dire il vero, ci sembra che una soluzione del genere possa dare vantaggi sia al centrodestra che a Vannacci stesso.
Una vittoria più o meno certa per la Meloni. La possibilità di avere più rappresentanti e dei ministri per Vannacci.
Gli equilibri?
Non troppo complicati da trovare. Meloni Premier e Vannacci Vice e Ministro della Giustizia.
Ma il tavolo è ben più ampio, visto che, dopo poco più di un anno dalle politiche, dovrà essere eletto un nuovo Presidente della Repubblica.
Girano nomi di trombati e di amici dei banchieri.
Come gira il nome della stessa Giorgia Meloni, che, però, si ingesserebbe in un ruolo istituzionale.
Sinceramente non sappiamo quanto la coalizione possa rinunciare a una leadership i cui pregi sono riconosciuti da tutto il mondo tranne che dal centrosinistra italiano.
A Meloni auguriamo di ascendere al Colle, ma tra qualche decennio, come definitiva consacrazione della sua brillante carriera politica.
Il centrodestra avrebbe tutti i numeri per decidere.
E, allora, la suggestione diventa forte.
L’accordo potrebbe mettere sul tavolo un’intesa di più ampio raggio.
Meloni Premier, Vannacci Presidente della Repubblica.
Mentre da una parte c’è chi non sa nemmeno come si chiama, dall’altra ci sarebbe chi programma i termini di un’alleanza da oggi al 2029.





