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Obiettivo per le prossime elezioni: semplificare gli schieramenti

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prossime elezioni

Il centro destra aggreghi, come è naturale che sia, Vannacci allo schieramento elettorale

La presunta sinistra si è sciolta per autolesionismo conclamato. La presunta destra è terrorizzata da Vannacci.

Entrambi gli schieramenti fanno la postura della loro campagna elettorale su tutto il variegato mondo della comunicazione – stampa e TV – e si assiste a una campagna elettorale sostanzialmente pro Vannacci.

Basterebbe scegliere con umiltà una maggiore attenzione la frequentazione della vita comune di giovani, anziani, commercianti, artigiani, operai, per coglierne gli umori più palpabili, in un mondo dove il marchio UE di Maastricht ha sedimentato con il suo centralismo burocratico una gestione verticistica di stampo fiscale, finanziario, ambientale, di assoluta improvvisazione dilettantistica e autoritaria e una politica energetica che ha prodotto l’effetto devastante di una delocalizzazione industriale tutta a vantaggio della Cina di Xi Jinping.

Dare priorità a un’impostazione di autoritarismo come la strategia del Green Deal, senza avere manco l’autorità morale derivata da un’investitura democratica attraverso elezione diretta di chi è preposto a gestire un governo come quello determinante dello spazio geopolitico dell’Europa è un atto politico irresponsabile e devastante, che ha prodotto danni per il futuro di lungo periodo.

E ormai evidente sempre più a una larga parte dell’elettorato europeo che questa gabbia, in cui si sono racchiusi ottimati cooptati, previsti dall’UE di Maastricht, ha operato con una supponenza fuori dal comune buonsenso, usando, in molti casi, strumenti come la pratica della censura, la mancanza di un principio democratico, come atti di assoluta non trasparenza.

La terribile vicenda della gestione del COVID-19 e l’amministrazione dei vaccini della Pfizer ne sono stati la prova più lampante e il rifiuto del presidente della commissione di dare elementi per fare chiarezza ne sono la rappresentanza di una testimonianza più evidente.

La vicenda del postura sulla guerra in Ucraina è la rappresentanza di un atto che non ha mai prefigurato la volontà di cercare un percorso di costruzione di una cultura finalizzata a un segno concreto di pace.

Tutte dinamiche che danno il segno di un dirigismo assurdo che si colloca fuori dal perimetro democratico.

È in questo contesto che il prossimo futuro si dovranno svolgere le prossime elezioni democratiche in molti dei 27 Paesi europei.

Elezioni che determineranno – c’è da sperarlo – elementi di chiarezza, in una realtà dove è del tutto evidente che sta per implodere il perimetro autoritario della UE di Maastricht.

Ragion per cui, la cultura politica che vuol esaltare la democrazia elettorale deve sapersi esprimere con il massimo della trasparenza e dare il segno di proposte e schieramenti “semplificati e vincolanti”, come questo come segno di saggezza e di onestà.

Trafficanti dilettanti – il contesto politico italiano ne è stracolmo – non hanno interesse a produrre programmi, priorità di obiettivi da praticare e da sottoporre all’elettorato, anche solo per una semplice postura di rispetto e di semplice trasparenza, ma sono grandi esperti a disquisire e proporre artifici nebbiosi e trappole insensate: questo nella semplificazione serve solo a farsi del male.

Serve capacità di semplificare per sburocratizzare una politica che soffre di clientelismo e di una pletorica burocrazia improduttiva, che è fonte primaria di insicurezza.

Lo testimonia l’incapacità di porre in essere una strategia energetica come elemento decisivo per uno sviluppo produttivo, base concreta che sappia esaltare il ruolo del Italia nel Mediterraneo.

Tradotto in formula programmatica – con buona pace di Marina Berlusconi – il centro destra aggreghi, come è naturale che sia, Vannacci allo schieramento elettorale che va a confrontarsi nelle prossime elezioni politiche e ponga fine a ridicole e insensate commedie.

Una postura semplice che impone, di conseguenza, chiarezza anche nello schieramento del campo largo.

Semplificare per togliere pretesti e diritti di veto nei giochi del post elezioni è una priorità assoluta e un valore per tutti gli elettori di ogni schieramento politico che dia dignità – qualunque siano i risultati – della consultazione elettorale.

Sarebbe terribile pensare che una banda di saltimbanchi sbandati possa avere un potere di dirigismo politico, implementando lo schema fallimentare dello stile di Ursula Von der Leyen, dedotto dal Trattato UE di Maastricht dove la politica si è ritratta, per lasciare spazio alle logiche di un centralismo fiscale funzionale solo al mondo della finanza internazionale e umiliando un possibile percorso produttivo consensuale: caratteristica storico-politico dell’Europa della rinascita post guerra stile CECA oggi serve come riflessione anche storica sul diverso stile del passato.

Siamo attualmente in presenza di travagliati contorsioni e personali – anche di natura ideologica – convinzioni o desideri che impattano contro un esame di realtà che si può risolvere solo tramite libere e democratiche elezioni.

Giocare sull’esaltazione della paura quando si è avvallata spudoratamente la centralità del Green Deal, che ha portato alla delocalizzazione del cuore della storica industria europea in Cina, pretendendo pure di non essere giudicati per questo suicidio politico di immani proporzioni mi sembra un po’ troppo.

Semplificare nella tornata elettorale e mantenere una postura umile serve a tutti i veri democratici, perché le regole democratiche si devono praticare non solo masticare a proprio piacimento.

Forse una semplice domanda dobbiamo porcela: affondare nella noia compiacente che continua ad alimentarsi per coprire al fine i giochi maleodoranti della protervia dilettantistica di politici che mal tollerano il dover fare un consuntivo?

Quindi, semplificare per dare “forza reale” al mandato elettorale e investire una leadership che dia un ruolo all’Italia.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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