In azione gli inviati di Trump. Possibile un accordo se inglesi e Unione Europea non si mettono di traverso – Isteria baltica con scandalo estone – La grande fuffa di Lipsia
Secondo l’agenzia di stampa russa Tass, oggi e domani i negoziatori di Trump, Witkoff e Kushner, saranno prima a Mosca e poi a Kiev.
La conferma viene anche da Zelensky. Per i due inviati si tratterebbe della prima visita in Ucraina, dopo diversi viaggi a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin e altri alti funzionari russi.
“Ci aspettiamo di vedere qui a Kiev i rappresentanti del presidente degli Stati Uniti. – ha dichiarato Zelensky in un videomessaggio -. È molto importante. È importante che gli Stati Uniti rimangano attivi. Siamo pronti a incontrarli in Ucraina, al livello appropriato e per discussioni sostanziali”.
L’annuncio della Tass arriva dopo le parole di Putin sulla possibilità di un accordo per porre fine alla guerra. Secondo il presidente russo, alcuni Paesi tra cui Stati Uniti e Cina sono pronti a sostenere una soluzione pacifica. Per il capo della Federazione russa, “in definitiva, il problema deve essere risolto dai Paesi coinvolti nel conflitto: Russia e Ucraina. Questo è l’approccio corretto. Tuttavia, siamo grati a tutti coloro che stanno cercando di contribuire al raggiungimento di una soluzione. C’è una possibilità? A mio parere, sì”.
“I contatti con l’Ucraina stanno continuando – ha detto il presidente russo -. Sono in corso i contatti con i rappresentanti dell’Amministrazione statunitense nominati da Trump per il dialogo con la Russia” e questo dialogo “sta funzionando”, ha aggiunto.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “per quanto posso capire, percepire e vedere, è orientato verso un lavoro positivo e costruttivo”, ha affermato ancora.
A Vladivostok il presidente russo ha ribadito che le “minacce di attacchi contro aerei civili” da parte dell’Ucraina sono “una manifestazione di terrorismo di Stato”.
Martedì sera il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che da sempre punta all’escalation su suggerimento dei guerrafondai europei, aveva avvisato le compagnie aeree e le assicurazioni che i cieli russi “non sono più sicuri”, annunciando un aumento della presenza di droni lanciati da Kiev nello spazio aereo russo.
Secondo il presidente russo il “dialogo con USA per Ucraina sta funzionando” e Donald Trump, presidente degli USA, è orientato a “un lavoro positivo e costruttivo” con la Russia.
In questo quadro di ripresa dell’azione diplomatica l’Unione Europea si comporta come una struttura di guerrafondai dediti solo all’escalation della guerra in Ucraina per nascondere il loro fallimento totale.
Un mondo di zombie della politica e dell’economia punta sulla prosecuzione della guerra per tentare di sopravvivere alla morte per cancrena auto procurata.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa, nel corso della conferenza stampa al termine dell’incontro con il presidente della Romania, Nicușor Dan ha affermato che “è chiaro a tutti gli europei che la nostra sicurezza collettiva è strettamente legata alla sicurezza del confine orientale, compreso il Mar Nero. Le recenti violazioni dello spazio aereo romeno così come gli incidenti che coinvolgono i droni navali sono motivo di profonda preoccupazione. Continueremo a stare saldamente al fianco della Romania perché comprendiamo che la sicurezza della Romania è la sicurezza dell’Europa nel suo complesso. La nostra unità nel sostenere l’Ucraina non sarà spezzata dai tentativi della Russia di intimidirci o dividerci”.
Il portavoce della Commissione Christian Wigand rispondendo alle domande dei giornalisti ha affermato: “La Russia non ha mostrato alcun segno concreto di voler porre fine alla guerra. Luglio e agosto sono stati i mesi più letali per i civili in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala. Naturalmente, continueremo a collaborare strettamente con i nostri partner per fornire ulteriore supporto all’Ucraina e sostenere qualsiasi iniziativa in tal senso”.
La Commissione dopo aver constatato il calo “significativo” dei visti ai cittadini russi, ha affermato che “importante è che scendano ancora”.
Il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert, ha detto che i visti rilasciati ai cittadini russi nell’Ue sono scesi da circa 4 milioni prima della guerra in Ucraina a circa 618mila lo scorso anno. Si tratta di “un calo chiaro, massiccio e significativo. È molto importante – ha aggiunto – che i numeri restino bassi e che scendano ulteriormente”. La Commissione ha ricordato che dal 2022 è sospeso integralmente l’accordo di facilitazione dei visti con Mosca e che agli Stati membri sono state fornite linee guida per dare minore priorità alle domande dei cittadini russi e rafforzare i controlli di sicurezza e alle frontiere.
Ovviamente non manca l’isteria baltica. Il Ministro degli Esteri lettone ha affermato che “l’espansione verso Est della Nato è falso pretesto della propaganda russa”.
Il ministro a ministra degli Esteri lettone Baiba Braze, ha affermato: “La Russia non era minacciata dalla Nato. Nel 2022 l’ingresso dell’Ucraina nella Nato non era neppure sul tavolo. Non c’era alcuna prospettiva concreta che l’Ucraina diventasse membro dell’Alleanza. La Nato è un’alleanza per la pace. Si basa sulla Carta delle Nazioni Unite ed è un’organizzazione di autodifesa, quindi non ha una postura offensiva.
Il suo scopo è difendere i Paesi membri ed è per questo che, da quando la Nato è stata fondata nel 1949, nessuno ha attaccato la Nato”. Secondo Braze, quella dell’allargamento dell’Alleanza è dunque “un falso pretesto, perché ciò che l’Ucraina voleva era essere un Paese libero, democratico ed europeo. Ed era proprio questo che per la Russia era inaccettabile. Questa è stata la ragione dell’invasione. Tutte queste falsità e la disinformazione sulla Nato sono propaganda russa”.
Ottimo contributo baltico ai possibili colloqui di pace, come si vede.
L’isteria baltica arriva anche dalla Lituania, che creerà due complessi ospedalieri fortificati per eventuale emergenza bellica. Il governo lituano ha infatti approvato ieri un progetto che prevede la fortificazione di alcuni complessi ospedalieri delle città di Vilnius e Kaunas, trasformandoli in centri strategici per la fornitura di servizi sanitari in caso di emergenza bellica o di altro genere.
Commentando la decisione, il primo ministro lituano, Mindaugas Sinkevicius, ha affermato che la fortificazione di complessi ospedalieri seguirà modelli analoghi già operativi in Ucraina e in Israele e dei cui esperti la Lituania si avvarrà per la realizzazione dell’opera. Calcoli preventivi indicano che il costo complessivo dei lavori di fortificazione dovrebbe aggirarsi sui 300 milioni di euro.
Nel frattempo, in Estonia, come contributo alla pace rubano.
Il ministro della Difesa estone, Hanno Pevkur, si è dimesso in seguito a uno scandalo sull’acquisto di munizioni destinate all’Ucraina e alle critiche della Corte dei conti sulla gestione complessiva della spesa militare. Pevkur, esponente del Partito riformista del premier Kristen Michal, ha confermato le dimissioni durante un programma televisivo mattutino, secondo quanto riportato dall’emittente pubblica Err. La decisione arriva dopo la pubblicazione, il 28 agosto, di un rapporto della Corte dei conti e la rivelazione del quotidiano Eesti Ekspress secondo cui l’Estonia ha avviato un’azione legale contro un’azienda indiana alla quale erano stati versati in anticipo 70 milioni di euro per la fornitura di proiettili d’artiglieria destinati all’Ucraina. Secondo il giornale, l’impresa non avrebbe né prodotto né venduto alcun proiettile, nonostante i responsabili estoni degli acquisti per la difesa negoziassero con la società dal 2024 e avessero già effettuato pagamenti anticipati.
La grande fuffa tedesca, nel frattempo, diventa ogni giorno più evidente.
L’annuncio del governo di Berlino, che ha attribuito a Mosca la responsabilità del tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia, non poteva non avere conseguenze a livello interno in Germania, a pochi giorni dall’atteso voto regionale in Sassonia-Anhalt. Il partito dato per favorito nei sondaggi, l’Afd, ha ripetutamente chiesto un legame più stretto con il Cremlino e, soprattutto, che petrolio e gas a basso costo torni a fluire verso la Germania, nonostante l’incessante offensiva di Mosca contro l’Ucraina.
Il portavoce per la politica estera, Markus Frohnmaier, ha accusato ora il governo di classificare gli atti di sabotaggio “in base alla convenienza politica”. Pur avendo “intensificato la controversia contro la Russia nel giro di pochi giorni”, ha affermato, l’attacco del 2022 al gasdotto Nord Stream, per il quale si sospetta che agenti ucraini siano responsabili del sabotaggio di una via fondamentale per il trasporto del gas russo verso la Germania, è finora rimasto senza conseguenze. “Questa non è una politica di sicurezza coerente, ma piuttosto un doppio standard in politica estera”, ha affermato Frohnmaier, aggiungendo di essere convinto che il governo userà l’incidente di Lipsia “come giustificazione per un sostegno ancora maggiore all’Ucraina e un coinvolgimento ancora più profondo della Germania in questa guerra”.
L’AfD, ha esortato il governo a rendere pubbliche le prove del coinvolgimento della Russia, affermando che finora non ci sono.
Critiche sono piovute anche da sinistra, e in particolare dal parlamentare della Linke, Dietmar Bartsch, per il quale i sospetti di un coinvolgimento russo non giustificava la decisione del governo di chiudere il consolato russo a Bonn e l’ampio centro culturale russo a Berlino, né renderanno la Germania più sicura. Al contrario, essi accresceranno il rischio di una “grande guerra” imminente.
Dura la risposta a Berlino della Russia. Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo Dmitry Medvedev ha messo in guardia la Germania da una possibile escalation nei rapporti con Mosca, esortando Berlino ad adottare una linea più equilibrata nei confronti della Russia. “Mi sembra – ha dichiarato Medvedev, citato da Interfax – che debbano ravvedersi e adottare una linea molto più equilibrata, invece di cercare di entrare direttamente in uno scontro con il nostro Paese”.
Secondo l’ex presidente russo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e alcuni esponenti del suo governo avrebbero intrapreso “la strada dell’oblio dei risultati della Seconda guerra mondiale”, nonostante fino a poco tempo fa, a suo dire, la posizione di Berlino fosse diversa. “L’attuale cancelliere federale e i suoi collaboratori, di fatto, stanno portando avanti la triste opera dei loro predecessori”.
Mentre i guerrafondai cercano di mettere i bastoni tra le ruote di un possibile processo di pace. Uno stop all’entrata di Kiev nell’Unione arriva dall’Ungheria.
Il primo ministro ungherese, Peter Magyar, ha detto che l’Ucraina non è pronta ad aderire all’Unione europea, poiché è impegnata in attività militari e deve ancora soddisfare la condizione posta dall’Ungheria relativa al ripristino dei diritti della minoranza ungherese nella Transcarpazia.
“L’Ucraina è un Paese in guerra, è chiaramente non pronta ad aderire all’Ue. Qualunque cosa i leader dell’Ue o gli Stati membri cerchino di far credere all’Ucraina, ritengo che sia sbagliato”, ha dichiarato Magyar durante un briefing governativo.
Ovviamente sul fronte guerrafondaio non poteva mancare il duo Burnham e Macron.
Il premier britannico Andy Burnham e il presidente francese Emmanuel Macron hanno discusso i prossimi passi per accelerare la creazione di linee di assemblaggio locali in Ucraina per i missili a lungo raggio Storm Shadow/Scalp, che utilizzano tecnologia britannica.





