Il decadimento mentale generale
Dalla seconda metà degli anni ’90 si misura, nelle scuole, un calo costante delle capacità cognitive, cioè dell’intelligenza, dei ragazzi.
Un calo che è notevolmente accelerato con la diffusione dell’Intelligenza Artificiale – il che suggerisce un’atrofia mentale conseguente alla delega ad essa delle attività cognitive precedentemente svolte con la propria testa.
Se per i vostri figli vi sta bene così, o se siete convinti che la colpa sia solo degli effetti indesiderati dei vaccini pediatrici, per voi l’articolo finisce qui. Altrimenti, continuate a leggere.
Il neuropsichiatra e ricercatore Norman Doidge (in particolare nei suoi testi sulla neuroplasticità, come Le carte del cervello / The Brain That Changes Itself e Le guarigioni del cervello / The Brain’s Healing Powers), analizza l’impatto dell’abuso di TV, computer, videogiochi e social media sullo sviluppo cerebrale dei bambini focalizzandosi sul principio chiave della neuroplasticità: “neuroplastic competitive principle” (il cervello si modella in base all’uso e i circuiti non usati regrediscono o vengono sovrascritti).
Ecco la sintesi delle sue rilevazioni riguardo alle tre aree cognitive da lui indicate in fatto di attenzione, memorizzazione, dipendenza, ragionamento:
– Frammentazione dei circuiti attentivi: i media digitali e i videogiochi forniscono stimoli rapidi, iper-coinvolgenti e continui rilasci di dopamina. Il cervello infantile, che è nella fase di massima plasticità, adatta la propria struttura cerebrale a stimoli brevi e mutanti.
– Incapacità di sostenere l’attenzione endogena: quando al bambino viene chiesto di concentrarsi su compiti a basso stimolo visivo/uditivo (come la lettura o la lezione frontale), il circuito attentivo fatica a rimanere ingaggiato, manifestando sintomi del tutto simili all’ADHD.
– Saturazione del carico cognitivo: la fruizione continua di contenuti multimediali e il multitasking (passare da un’app o da uno schermo all’altro) sovraccaricano la memoria di lavoro.
– Mancato consolidamento a lungo termine: Senza pause e tempi morti (essenziali per far sedimentare le informazioni nell’ippocampo), il passaggio dei ricordi dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine viene compromesso, portando a una conoscenza superficiale e volatile.
– Atrofizzazione del pensiero sequenziale: la lettura di un libro o la costruzione di un ragionamento logico richiedono un’elaborazione sequenziale e lineare (deep reading). Lo scorrimento rapido (scrolling) e il linguaggio frammentario dei social o dei videogiochi abituano la mente a un’elaborazione visivo-associativa e parallela, ma superficiale.
– Perdita della capacità di astrazione: il cervello incontra difficoltà nell’inseguire argomentazioni complesse che richiedono più passaggi logici consequenziali, tendendo a cercare la ricompensa informativa immediata anziché la sintesi concettuale.
In sintesi, per Doidge il pericolo non è solo l’informazione assorbita, ma il cablaggio fisico del cervello (hardwiring) che si adatta a ritmi frenetici, compromettendo la capacità di concentrazione profonda e riflessione autonoma.
Il fattore dopamina
Come interagisce, soprattutto nei fanciulli, il circuito fisiologico della dopamina con le stimolazioni dell’uso del telefono cellulare, delle chat, dei reel, etc.?
L’interazione tra la tecnologia digitale (smartphone, reel, notifiche) e la neurobiologia della dopamina si basa sul dirottamento del sistema di ricompensa del cervello.
Per comprendere appieno come questa dinamica agisce nei fanciulli e nei giovani adolescenti, è necessario chiarire una diffusione errata sul ruolo della dopamina e poi osservare la specifica vulnerabilità del cervello in fase di sviluppo.
A differenza di quanto comunemente si crede, la dopamina non è il neurotrasmettitore della gratificazione o del piacere immediato (ruolo svolto prevalentemente dalle oppioidi endogene ed endocannabinoidi).
La dopamina è la molecola della salienza, della ricerca e del desiderio (wanting). Il suo compito evolutivo è guidare l’azione verso uno stimolo rilevante, anticipando una potenziale ricompensa.
Nella vita reale, essa si attiva quando avvertiamo una risorsa (cibo, interazione sociale), spingendoci a fare uno sforzo per ottenerla. Nella vita davanti allo schermo: si attiva anticipando il contenuto successivo.
Le leve neuro-comportamentali dei media digitali sono la chiave.
I reel, le chat e i social network integrano meccanismi specificamente progettati per stimolare picchi dopaminergici continui:
– La ricompensa variabile intermittente: modellata sulla logica della slot machine, la mente non sa se il prossimo reel sarà noioso, divertente o esilarante. Questa imprevedibilità genera la massima scarica dopaminergica possibile: la possibilità incerta del “premio” stimola la ricerca ossessiva molto più di una certezza.
– L’assenza di “punti di arresto” infinite scroll: Eliminando i confini naturali (come la fine di un capitolo o di un programma televisivo), l’azione di swippare risponde a un loop di feedback continuo. La dopamina non cessa di fluire perché c’è sempre un “dopo” imminente.
– La validazione sociale iper-rapida: nei fanciulli, il bisogno di appartenenza al gruppo è primario. Like, risposte alle chat e notifiche rilasciano dopamina segnalando approvazione sociale e potenziale inclusione.
I fanciulli hanno una vulnerabilità specifica. Nei bambini e nei pre-adolescenti si verifica un’asimmetria maturativa profonda a livello cerebrale, segnatamente tra il Sistema Limbico / Nucleo Accumbens (sede dell’Emozione e della Curiosità), che s sviluppa presto, e la Corteccia Prefrontale (sede della ponderazione e dell’autocontrollo), che matura fino a circa 25 anni (guarda caso, nell’antica Roma era quella la maggiore età), onde risulta uno squilibrio nell’autocontrollo: le aree subcorticali preposte al circuito della ricompensa (come il nucleus accumbens) sono già estremamente reattive e ricettive alla dopamina nell’adolescenza, mentre, al contrario, la corteccia prefrontale, deputata all’autocontrollo, alla valutazione delle conseguenze e alla capacità di ritardare la gratificazione, completa lo sviluppo solo intorno ai 20 – 25 anni.
Chiedere a un bambino di autoregolarsi di fronte a un dispositivo seducente come uno smartphone è biologicamente irrealistico, quindi errato, rispetto alle sue capacità strutturali.
Dobbiamo pure fare i conti con il fenomeno dell’Adattamento Recettoriale e Desensibilizzazione: l’esposizione cronica a stimoli ad altissima frequenza comporta una sovrastimolazione dopaminergica, dalla quale il cervello tenta di difendersi riducendo la sensibilità o il numero dei recettori dopaminergici (fenomeno detto di down-regulation).
Di conseguenza, le attività della vita reale, essendo caratterizzate da ritmi più lenti e gratificazioni differite (leggere un libro, ascoltare una lezione, fare un gioco di costruzione, conversare), appaiono improvvisamente piatte o ‘pallose’, proprio perché la soglia minima di stimolazione richiesta è stata artificialmente innalzata.
Quando il dispositivo viene sottratto improvvisamente a un fanciullo, si assiste spesso a crisi di rabbia o pianti incontrollati. Questo fenomeno si spiega fisicamente con quanto detto dinanzi: il crollo immediato dei livelli di dopamina genera una sensazione di astinenza o privazione improvvisa.
Subentra una risposta di stress mediata da cortisolo e adrenalina. Il bambino non sta semplicemente protestando per un capriccio, non è una protesta ‘psicologica’: egli sta veramente male perché sta oggettivamente vivendo un brusco calo chimico all’interno del proprio circuito di gratificazione.
Rimedi realistici, cioè su basi neuroscientifiche
Per disinnescare l’impatto del crollo dopaminergico e prevenire le reazioni di rabbia nei fanciulli, le strategie educative devono tenere conto dei meccanismi cerebrali sopra descritti.
Potere sostituire la cessazione brusca con un “ponte cognitivo” Interrompere improvvisamente un fanciullo mentre guarda reel o gioca significa spezzare a metà un loop dopaminergico in pieno flusso.
Invece di ordinare «Spegni subito!», connettersi prima al loro mondo. Avvicinarsi, guardare per 30 secondi cosa stanno facendo e fare una domanda sul contenuto.
Questo aiuta il cervello a passare dallo stato di trance reattiva a uno stato di ingaggio sociale relazionale, abbassando la carica dopaminergica in modo graduale prima di chiudere lo schermo.
Potete sostituire l’incertezza con la prevedibilità (niente sovraccarico prefrontale. I fanciulli non hanno ancora la corteccia prefrontale matura per monitorare il tempo trascorso.
Potete utilizzare timer visivi (es. una clessidra o un orologio analogico con settore colorato) invece di indicazioni astratte come «ancora 5 minuti».
Concordare prima il numero esatto di video o la fine di un episodio specifico. La prevedibilità trasforma il punto di arresto da un’imposizione arbitraria dell’adulto a un confine esterno oggettivo.
Per creare una transizione con ricompense “analogiche”, tenendo presente che rimuovere uno schermo lascia un vuoto chimico immediato, bisogna non passare dal telefono a un’attività a bassa stimolazione come fare i compiti o riordinare la stanza.
Meglio far seguire allo schermo un’attività che rilasci dopamina in modo fisiologico: movimento fisico, un gioco strutturato, la preparazione del cibo insieme, o un’interazione sensoriale.
Aiuterà costituire tempi e aree senza dopamina: rimuovere del tutto gli schermi nei primi 60 minuti dopo il risveglio e nei 60 minuti prima di dormire (per evitare l’alterazione del ritmo circadiano da luce blu).
Definire spazi della casa completamente privi di tecnologia, come il tavolo da pranzo e le camere da letto durante la notte.
Rischi e cautele per noi adulti
Gli adulti sono meno proni alla desensibilizzazione rispetto ai fanciulli, ma non ne sono affatto immuni. La differenza non sta nella chimica di base della dopamina – che funziona allo stesso medesimo modo a qualsiasi età – ma nella struttura cerebrale che riceve e gestisce questo segnale.
Un cervello adulto possiede una corteccia prefrontale completamente sviluppata e mielinizzata (la mielina è la sostanza elettro-isolante che, nel corso dell’adolescenza, ricopre gli assoni dei neuroni).
Ciò fornisce strumenti cognitivi superiori: capacità di astrazione, previsione delle conseguenze a lungo termine, pianificazione e autocontrollo top-down.
L’adulto avverte la spinta a continuare a scorrere i contenuti, ma possiede la struttura neurologica per valutare lo stop («Devo lavorare», «Si è fatto tardi»).
Inoltre, nel fanciullo il cervello si trova in una fase di estrema plasticità sinaptica. Le reti neurali si stanno modellando in base all’ambiente: se l’ambiente offre stimoli ad altissima frequenza, il cervello si tara su quella soglia come fosse la “normalità”.
Nell’adulto la struttura neurale è già ampiamente formata, rendendo l’adattamento ricettoriale più lento e meno pervasivo sul piano strutturale.
Infine, gli adulti hanno un repertorio consolidato di attività che il cervello riconosce come gratificanti (carriera, relazioni profonde, hobby, traguardi personali). Questo diversifica le fonti di dopamina, riducendo la dipendenza da un’unica fonte digitale.
Nonostante queste protezioni biologiche, la desensibilizzazione dopaminergica negli adulti si manifesta chiaramente, seppur con forme diverse, innanzitutto nello spostamento della soglia di attenzione (Brain Fog digitale): l’uso prolungato di contenuti brevi genera anche negli adulti una ridotta tolleranza alla noia e allo sforzo cognitivo prolungato (difficoltà a leggere libri complessi, seguire riunioni lunghe o mantenere la concentrazione senza controllare il telefono).
Il controllo prefrontale dell’adulto, inoltre, è una risorsa metabolica limitata. A fine giornata, con la fatica decisionale accumulata, la capacità inibitoria crolla e l’adulto diventa vulnerabile ai cicli di ricompensa intermittente esattamente come un fanciullo.
Su scala sociologica, non andiamo bene
Una proiezione sociologica e psicologica della società di domani – plasmata dall’architettura neurologica di una generazione cresciuta sotto stimolazione dopaminergica ad alta frequenza – evidenzia una transizione profonda nelle dinamiche individuali, relazionali e istituzionali.
Se il contesto culturale ed educativo attuale non interviene con contromisure strutturali, l’impatto di questa “neuro-riplasmazione” all’ingiù si manifesterà su diverse direttrici fondamentali.
Frantumazione dell’attenzione sostenuta e Crisi dell’Urdoxa husserliana.
La conseguenza cognitiva primaria sarà la contrazione dell’attenzione continuativa e della capacità di sostenere il pensiero complesso a lungo termine (lavoro analitico, saggistica, progettazione complessa).
Avremo cioè un processo di rincretinimento che punta a una società come quella ironicamente descritta nel film Idiocracy, e prodotta da due principali meccanismi:
Passaggio dalla logica sequenziale alla logica associativa rapida.
La mente abituata allo swipe sviluppa una preferenza per l’architettura a frammenti. La pazienza cognitiva necessaria per comprendere la complessità (processi giuridici, testi filosofici, analisi macroeconomiche) diventerà una competenza rara e altamente valorizzata.
Mutata percezione del contesto generale
Per le precedenti generazioni, il mondo reale costituisce la base primaria dell’esperienza quotidiana e la tecnologia ne era un’estensione. Per i cittadini di domani, cresciuti immersi nei flussi algoritmici, l’esperienza sintetica, mediata dallo schermo, diventa il piano primario della percezione sociale, mentre la realtà fisica rischia di essere vissuta come una parentesi a bassa stimolazione e ad alta frizione.
Il degrado nei vari ambiti
Nel mondo virtuale, le interazioni sociali mediate dagli schermi offrono il controllo: si può silenziare, bloccare, rispondere in ritardo o interrompere a piacimento.
La presenza fisica e la dialettica reale, al contrario, sono imprevedibili, dense di segnali non verbali e non programmabili. In una società algoritmicamente plasmata, le relazioni interpersonali rischiano di strutturarsi secondo il modello del consumo di contenuti.
L’incapacità di tollerare l’inconveniente, la noia o il disaccordo nel rapporto con l’altro porterà a una maggiore fragilità dei legami affettivi e sociali. Alla propensione a disimpegnarsi da essi.
Al contempo, la ridotta tolleranza alla frustrazione dopaminergica rende sgradevole la gestione del dissenso articolato. Ciò favorirà la nascita di bolle sociali sempre più omogenee e la tendenza ad abbandonare i contesti negoziali al primo elemento di attrito.
Il mercato del lavoro e la produzione economica subiranno una riorganizzazione strutturale per adattarsi ai nuovi assetti cognitivi: noi ‘anziani’ abbiamo costruito il nostro mondo attraverso sforzi prolungati, differimento dei risultati e delle gratificazioni.
Le generazioni ‘dopaminergizzate’, nel complesso, sono già ora poco o punto capaci di tali prestazioni, richiedono lo stimolo continuo, la dopamina immediata, i piccoli e frequenti feedback; perciò per loro i processi lavorativi dovranno essere riprogettati in micro-obiettivi con sistemi di rendicontazione e feedback immediato per mantenere l’impegno dei lavoratori comuni.
La capacità di concentrazione profonda e sostenuta (deep work) e l’attitudine al differimento della gratificazione diventeranno i principali fattori di distinzione di classe e di potere / compenso economico.
Si delineerà un divario netto tra chi consuma flussi algoritmici e chi possiede le strutture cognitive per progettarli, dirigerli e analizzarli. E sottrarsi al loro condizionamento.
L’impatto sul piano civico e politico sarà probabilmente il più incisivo. La politica si è storicamente fondata sul dibattito ideologico, sulla mediazione e sulla costruzione di progetti a lungo termine.
Già da decenni questi suoi tratti si stanno spegnendo, mentre si afferma il modello spettacolarizzato e personalizzato. Una cittadinanza abituata a scariche dopaminergiche continue già oggi risponde prioritariamente a stimoli ad alta intensità emotiva (paura, indignazione, trionfalismo).
L’azione politica tende a ridurre ulteriormente lo spazio per il ragionamento programmatico, trasformandosi in una sequenza di campagne perenni basate sulla reazione immediata.
L’assuefazione ad algoritmi di ‘raccomandazione’ che anticipano i desideri e selezionano i contenuti riduce l’esercizio quotidiano della scelta autonoma.
Questo può generare una naturale disposizione ad accettare architetture di scelta (nudge) e forme di controllo sociale automatizzato, percepite non come limitazioni della libertà, ma come semplificazioni dell’esistenza.
La schiavitù vissuta e capita come comodità e deresponsabilizzazione non teme nuovi Spartachi!
Elitismo: nuove e forti basi
Oltre alle suddette tendenze prevalenti nella società, è prevedibile l’insorgere di forti reazioni opposte di minoranza, che in realtà già ora osserviamo, quali la nascita di movimenti culturali, pedagogici e filosofici che rivendicheranno il diritto alla lentezza, alla disconnessione e al recupero della corporalità.
Intanto, le classi dirigenti e le famiglie con alto capitale culturale ed economico già limitano drasticamente l’esposizione dei figli alla tecnologia pervasiva nell’infanzia, promuovendo scuole basate sulla scrittura manuale, sulla dialettica verbale, sullo studio dei classici e sull’esperienza pratica, riservando la tecnologia all’uso critico e strumentale.
In sintesi, la società di domani finirà probabilmente per dividersi in modo marcato non solo sul piano economico, ma su quello neurologico: da un lato un’ampia fascia di popolazione cognitivamente indebolita, iper-stimolata, reattiva, con un apparato neurale e neuro-recettoriale degradato, e facilmente guidabile attraverso i circuiti della gratificazione immediata; dall’altro, una minoranza in grado di custodire la capacità di concentrazione, l’autocontrollo prefrontale e la visione strategica a lungo termine, nonché di sfruttare le debolezze mentali della maggioranza.
La psicologia ben conosce esercizi per il rafforzamento e riabilitazione delle funzioni cognitive: attenzione, memoria, introspezione, decentramento, padroneggiamento di sé.
Farò qui alcuni sommari e parziali accenni, riservando a un futuro scritto gli approfondimenti soprattutto in relazione dei problemi nuovi, apportati dalle tecnologie cibernetiche
Per sviluppare una vera resistenza cognitiva e preservare il pensiero critico nei fanciulli immersi nell’ecosistema digitale, i genotori, le istituzioni educative e la pedagogia non possono limitarsi a una sterile demonizzazione dello schermo o al semplice proibizionismo.
È necessario un cambio di paradigma: la pedagogia deve trasformarsi in una palestra di strutturazione dell’attenzione e di de-automatizzazione del pensiero.
Se l’architettura digitale spinge verso la velocità, l’emotività reattiva e la frammentazione, la risposta educativa deve fondarsi su tre pilastri neuro-pedagogici fondamentali.
Per contrastare la sintassi frammentata dei social media, la pedagogia critica deve rimettere al centro la costruzione della parola e del ragionamento strutturato.
La ginnastica dell’argomentazione (Dibattito e Dialettica): si tratta introdurre fin dalla scuola primaria la pratica del dibattito regolato.
Imparare a sostenere una tesi, e subito dopo dover argomentare la tesi opposta (dissòi lògoi), costringe il cervello a uscire dalla reazione emotiva immediata.
Questo esercizio, che ritorna all’educazione classica dell’antica Roma, stimola il controllo top-down della corteccia prefrontale, insegnando a distinguere tra un’idea e l’emozione che essa suscita, e a distinguere i fatti cognitivi ed emotivi propri da quelli dell’ambiente sociale circostante – insegna il ragionare e il comunicare strategici, finalizzati, strumentali, laddove la gente comune non attiva il ragionamento e comunica per esprimere se stessa, senza calcolare conseguenze e scopi.
Scrittura manuale e sintassi complessa: le scuole di molti paesi stanno già ritornando alla lavagna multimediale alla scrittura manuale, la quale non è un retaggio del passato, ma un potente stabilizzatore cognitivo.
Scrivere a mano attiva circuiti motori e visivo-spaziali che rallentano il pensiero in modo fecondo, costringendo il fanciullo a pianificare la frase prima di eseguirla. Allena e facilita la memorizzazione, soprattutto delle lingue straniere.
E la composizione di testi articolati rieduca la mente alla logica sequenziale (causa/effetto, premessa/conclusione) contro la logica associativa rapida degli algoritmi.
Gioverà anche una pedagogia della “Frizione Cognitiva” e del Differimento, Adversarial, Conflittuale.
Poiché gli ambienti digitali e scolastici sono progettati per eliminare ogni frizione e offrire gratificazioni immediate, la scuola deve diventare il luogo in cui la frizione viene deliberatamente reinserita e valorizzata, invertendo l’indirizzo irenista (di negazione/rimozione della conflittualità, della violenza, degli interessi contrapposti, della menzogna strumentale) che è stato affermato nell’ambito del politicamente corretto.
Non si matura se non si impara a fare i conti col fatto che la vita sociale è impastata di sangue, soldi e sterco.





