
Nella esortazione Laudate Deum, che di Dio si occupa poco, mentre si occupa moltissimo di clima e di politica internazionale, Jorge Mario Bergoglio insiste sul fatto che «vanno favoriti gli accordi multilaterali tra gli Stati».
Argomento quanto mai di attualità, a fronte del fallimento del globalismo, del mondialismo e delle ideologie ad essi connesse, elaborate nelle arie rarefatte di Davos e nelle ristrette stanze della cupola finanziaria.
Con gesuitico incedere, sembrerebbe che Jorge Mario Bergoglio sia contrario ad un accentramento di poteri, quando scrive: “Non giova confondere il multilateralismo con un’autorità mondiale concentrata in una sola persona o in un’ élite con eccessivo potere: «Quando si parla della possibilità di qualche forma di autorità mondiale regolata dal diritto, non necessariamente si deve pensare a un’autorità personale»”.
Tuttavia ecco, poche righe dopo, arrivare quello che è il vero intendimento di chi siede sul Soglio di Pietro e che, occupandosi di politica internazionale, intende rafforzare i poteri sovranazionali, proprio in linea con le logiche mondialiste e globaliste.
“Parliamo soprattutto – dice Bergoglio – di «organizzazioni mondiali più efficaci, dotate di autorità per assicurare il bene comune mondiale, lo sradicamento della fame e della miseria e la difesa certa dei diritti umani fondamentali». Il punto è che devono essere dotate di una reale autorità per “assicurare” la realizzazione di alcuni obiettivi irrinunciabili. Così si darebbe vita a un multilateralismo che non dipende dalle mutevoli circostanze politiche o dagli interessi di pochi e che abbia un’efficacia stabile”.
In questa visione la politica, gli Stati, le nazioni, la democrazia sono stati cancellati. Nessuno potrà più discutere gli orientamenti del Nuovo Ordine Mondiale. Orwell è entrato direttamente tra gli ispiratori della esortazione.
Ovviamente le vere intenzioni vengono annegate in continui richiami di cambiamenti volti a evitare che il potere dei pochi potenti diventi maggiore, ma ciò non toglie che il messaggio fondamentale che sta nascosto in una quantità di affermazioni edulcoranti sia uno solo: verticalizzazione del potere.
Con una gesuitica abilità Bergoglio ci vuol consegnare ad una Onu più efficace e stabile, ad una Oms più efficace e stabile, ad un’Unione europea più efficace e stabile. Meglio ad un Nuovo Ordine Mondiale, ad un potere sovranazionale che si legittima da sé.
L’Onu è ormai un carrozzone costoso e inutile, bloccato dai veti incrociati, che sforna proclami che nessuno segue e che ha organizzazioni che producono sostanzialmente benefici per chi e dipendente o consulente.
Mentre Hamas lanciava l’offensiva contro Israele l’apparato delle Nazioni Unite dedicato alla Gender equality and women’s empowerment rilanciava il titolo della “Giornata mondiale del lesbismo”, e si occupa di argomenti come: “Trans lesbians are lesbians too”.
Una discussione prioritaria per il pianeta.
L’Onu oltre ad essere un ente inutile è un ente sovranazionale che propaga la cultura woke, cancro che corrode la tradizione occidentale della quale il cristianesimo è parte importante, anche se non unica.
Veniamo all’Oms. L’Organizzazione mondiale della sanità è ormai un ente sovranazionale in mano a Bill Gates e alle multinazionali del farmaco. Nel corso della pandemia ha detto tutto e il contrario di tutto, mentre alcuni dei suoi esponenti consigliavano i governi con un unico scopo: vaccinare. Stendiamo un velo pietoso sugli effetti dei vaccini, sull’esperimento di controllo sociale tentato e in parte riuscito sulle popolazioni occidentali.
Tutto questo è noto a Bergoglio o finge di non saperlo? Lo sa.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, nano politico e militare, i disastri della Grecia sono il paradigma di un’azione tesa a impoverirci e a renderci, se possibile nullatenenti e, in quanto tali, felici.
Del resto già nelle encicliche precedenti Bergoglio ha stigmatizzato la proprietà privata, in perfetta linea con le tesi di Davos.
Tuttavia Bergoglio non si ferma alle organizzazioni note, che sembrano inefficienti alla bisogna.
Ne vuole altre e senza citarla recita una laude alla Cina.
E infatti, nel capitolo: “Riconfigurare il multilateralismo” afferma: “Più che salvare il vecchio multilateralismo, sembra che oggi la sfida sia quella di riconfigurarlo e ricrearlo alla luce della nuova situazione globale. […]. Non si tratta di sostituire la politica, perché d’altra parte le potenze emergenti stanno diventando sempre più rilevanti e sono di fatto in grado di ottenere risultati importanti nella risoluzione di problemi concreti, come alcune di esse hanno dimostrato nella pandemia [leggi Cina, ndr]”.
Il paradigma cinese di controllo sociale che piace tanto alla finanza globalista e a Davos sembra essere anche il punto di riferimento di Bergoglio.
Ed ecco, subito dopo, una dose di zucchero: “Proprio il fatto che le risposte ai problemi possano venire da qualsiasi Paese, per quanto piccolo, conduce a riconoscere il multilateralismo come una strada inevitabile”.
Qual Paese piccolo ha oggi voce in capitolo? Un mistero che serve solo a zuccherare il peana alla Cina. Tattica gesuitica.
“Il mondo – dice Bergoglio – sta diventando così multipolare e allo stesso tempo così complesso che è necessario un quadro diverso per una cooperazione efficace. Non basta pensare agli equilibri di potere, ma anche alla necessità di rispondere alle nuove sfide e di reagire con meccanismi globali a quelle ambientali, sanitarie, culturali e sociali, soprattutto per consolidare il rispetto dei diritti umani più elementari, dei diritti sociali e della cura della casa comune. Si tratta di stabilire regole universali ed efficienti per garantire questa protezione mondiale. Tutto ciò presuppone che si attui una nuova procedura per il processo decisionale e per la legittimazione di tali decisioni, poiché quella stabilita diversi decenni fa non è sufficiente e non sembra essere efficace. In tale contesto, sono necessari spazi di conversazione, consultazione, arbitrato, risoluzione dei conflitti, supervisione e, in sintesi, una sorta di maggiore “democratizzazione” nella sfera globale, per esprimere e includere le diverse situazioni. Non sarà più utile sostenere istituzioni che preservino i diritti dei più forti senza occuparsi dei diritti di tutti”.
Eccoci ancora una volta giunti al punto: meccanismi globali, regole universali e “tutto ciò presuppone che si attui una nuova procedura per il processo decisionale e per la legittimazione di tali decisioni, poiché quella stabilita diversi decenni fa non è sufficiente e non sembra essere efficace”.
Bergoglio, come si può ben vedere, vuole una sorta di governo mondiale, che detti regole precise e sia in grado di legittimare le sue decisioni.
Cosa c’è di diverso dal Nuovo Ordine Mondiale che vanno propagandando a Davos e che è stato inaugurato, come idea di dominio, da Bush padre e perseguito dal mondialismo finanziario?
Se togliamo la continua spruzzata di zucchero che correda le affermazioni più significative, la cruda realtà è questa. Ed è amara.





