di Gianvito Caldararo
.Molti sono i fronti che il Governo di Giorgia Meloni, ha aperto e che dovranno essere gestiti. In primis, vi è il PNRR, sul quale il governo è impegnato a chiedere una certa revisione, che non è ancora chiara e ben definita. Purtroppo, sulla sua attuazione i tempi cominciano a rallentare e le rate non vengono incassate nei tempi previsti, perché fornire l’elenco degli obiettivi previsti è sempre più complicato, stante gli atavici problemi dell’inefficienza della Pubblica amministrazione.
Come pure, l’utilizzo delle risorse ricevute avviene con una esasperata lentezza, nonostante le modifiche apportate al Codice degli appalti. Accanto a questo rilevante problema del PNRR, il Governo ha da gestire una delega fiscale, una riforma della giustizia, la proposta di Calderoli sull’autonomia differenziata, una riforma costituzionale in direzione del presidenzialismo, una nuova legge elettorale, che restituisca agli elettori il voto di preferenza, e una questione sociale che rischia di divenire esplosiva. E come se non bastasse, vi è il problema della ricostruzione della regione Emilia-Romagna.
E nel mentre il Governo è impegnato su tali problemi, è costretto a partecipare alla definizione di un nuovo “Patto di stabilità”, che dando credito alle dichiarazioni dei principali esponenti della Commissione europea, si tratta di un nuovo Patto di Stabilità e Crescita che “associa al necessario risanamento delle finanze pubbliche, cioè l’indebitamento, un altrettanto necessario sostegno agli investimenti”.
In estrema sintesi, significa che i Paesi membri beneficeranno di un percorso di aggiustamento di bilancio più graduale se “si impegneranno nei loro piani a realizzare una serie di riforme e di investimenti conformi a criteri specifici e trasparenti”.
La speranza di Bruxelles è di far approvare il nuovo Patto entro fine anno in modo che i primi piani nazionali di risanamento del debito pubblico possano essere preparati in vista del 2025, cioè un anno prima della data di scadenza del PNRR. E proprio in relazione a tali piani di risanamento, essendo il nostro Paese tra i più indebitati dell’UE, il ministro Giorgetti, ha già pubblicamente avanzato la richiesta per l’Italia della “Golden Rule” temporanea (Regola d’oro o Regola aurea).
Nel contesto della finanza pubblica, l’espressione della “Golden Rule” sta a significare che l’indebitamento pubblico è ammesso solo per le spese di investimento. In parole semplici significa che solo gli investimenti possono essere finanziati in disavanzo.
La Golden Rule, in passato è stata rivendicata da Mario Monti, il quale non è mai riuscito ad ottenerla per la forte opposizione degli altri Stati membri. Ora vedremo se il ministro Giorgetti, con il sostegno del Commissario Gentiloni, sarà più fortunato di Monti.
Resta da precisare che tale regola, per un paese come l’Italia con un forte indebitamento, non consente una grande discrezionalità e manovra, anche perché pur in presenza della sua applicazione più generosa, la regola aurea prevede che il saldo corrente del bilancio pubblico, cioè la differenza tra entrate e spese correnti, debba essere in pareggio.
Per ora l’Italia assiste allo scontro tra la Francia e la Germania sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea. La Francia che alza le barricate contro ogni automatismo, mentre la Germania chiede paletti numerici prestabiliti e uguali per tutti.
Prima o poi l’Italia sarà chiamata a scegliere tra Parigi e Berlino, tra il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Scholz. E chissà se la Meloni, non riesca a svolgere un efficace ruolo di mediazione tra i due leader.
Comunque vada, dobbiamo deciderci, una volta per sempre, che un piano di graduale rientro del debito pubblico è necessario, anche per mantenere alta la fiducia sul mercato finanziario, dal momento che un terzo dei titoli del nostro debito pubblico è nelle mani di istituzioni finanziarie estere, che potrebbero fare il bello e il cattivo tempo e mandare a benedire la “Golden Rule”.




