
di Matteo Sarli
Donne e uomini avvisati mezzo salvati. Ovvero cosa potrebbe accadere se le tre bolle speculative globali dovessero, malauguratamente scoppiare tutte assieme!
Nell’esposizione procederò in estrema sintesi come accadeva nel meeting settimanale della Direzione Finanza della Bnl, mentre avevo un po’ più di tempo nelle riunioni mattutine della sala cambi nella quale ricoprivo il ruolo di economista di sala, riunioni che si svolgevano rigorosamente prima dell’orario di lavoro.
Ho già esposto le mie preoccupazioni in precedenti articoli che sottolineavano l’esistenza di quelle che io ritengo, in base alla mia esperienza decennale, tre grandissime bolle speculative a livello globale: quella dell’ azionario a stelle e strisce (ma presente, seppur in misura meno accentuata nei principali listini azionari All Over the World.
Ricordo assai bene lo scoppio della bolla tecnologica negli Stati Uniti che portò in un breve volgere di tempo il NASDAQ da 5 mila punti a 2.500 punti e ricordo che a frenare la caduta, grazie all’intervento massiccio della Federal Reserve e la rete solidaristica del Gotha dell’economia e della finanza globali che non impedirono una vera e propria ondata di fallimenti delle società tecnologiche più fragili ma consenti’ all’indice di non sprofondare a meno di metà del massimo sovra indicato.
Se quello fu un vero e proprio schock per il mercato globale non fu nulla a paragone di quanto accadde nel terribile biennio 2007-2008 un periodo che credo talmente presente alla pur scarsa memoria dei risparmiatori e investitori, se non per dire che cadde in quell’infausto periodo la favola del Too Big to Fail, leggi fallimento di Lehman Brothers, una delle Big Five che Hank Paulson e le altre consorelle affondarono all’insegna del mors tua vita mea.
Ricordo en passant che lo stesso NASDAQ è oggi a 15 mila mentre il Dow Jones Industrial sfiora i 34 mila punti e allora faticava a reggere il livello dei diecimila.
Sarebbe facile dimostrare che tali andamenti hanno poco a che con l’andamento del GNP Usa nonché con l’evoluzione di gran parte delle società quotate in entrambi i listini ma sono in vacanza e non dispongo della strumentazione per dimostrare l’enunciato che resta così al livello di analisi fondamentale e non di quella analisi tecnica cui, peraltro, non ho creduto.
Per lo stesso motivo, mi asterrò dall’articolare l’analisi delle altre due bolle quella dell indebitamento pubblico e privato a stelle e strisce, se non per dare due cifre monstre che li collocano, rispettivamente, a 34 mila e 17 mila miliardi di dollari sui quali impattano gli aumenti dei tassi d’interesse ufficiali che da zero sono passati ad un provvisorio 5,5 per cento, mentre per l’immobilare vale il discorso di cui sopra!





