
di Giovanni Fasanella
Commentando il mio post di ieri (“Italia, sovranità popolare, Europa”), una gentile lettrice osserva:
«Giovanni, come sai, ogni qual volta, si è parlato in questi anni di esercito europeo, oltre Atlantico si è levata una voce: la NATO è l’esercito europeo. Dovete portare la spesa al 2% del Pil.
Peccato che l’alleanza sia a trazione anglo-americana … ma non è appunto un caso».
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Carissima,
è un nodo che prima o poi, meglio prima, le classi dirigenti europee dovranno affrontare pubblicamente con Usa e Gran Bretagna. Magari chiedendo la convocazione di una nuova “conferenza di pace” per rinegoziare, preso atto del superamento dei contesti internazionali post-bellici, i termini dell’alleanza tra Unione Europea e gli anglo-americani. Uso un paradosso naturalmente. Ma a mio avviso, nella sostanza, le cose stanno così.
La Nato fu fondata subito dopo il Secondo conflitto con l’obiettivo di proteggere l’Occidente democratico dai paesi comunisti del Patto di Varsavia. Uno scudo necessario, che tuttavia aveva come presupposti almeno due vincoli imposti dai vincitori (Usa e Uk) agli sconfitti (Italia e Germania) nella Conferenza di Parigi del 1946-‘47: cioè, lo status di nazioni a sovranità limitata e il divieto di adottare una propria, autonoma politica della sicurezza e della difesa. Nel frattempo però, caduto il Muro di Berlino, molte cose sono cambiate.
Non esistono più comunismo, Urss e Patto di Varsavia. La Nato ha mutato di fatto la propria natura: da alleanza difensiva, si è trasformata in un’alleanza offensiva. L’Europa ha preso la forma di un’entità politica, anche se il processo unitario sconta dei ritardi gravissimi e non più tollerabili.
Non esiste più, infine, il mondo bipolare disegnato a Yalta, poiché si sono moltiplicati i protagonisti della scena internazionale.
Dunque, è tutta un’altra storia. E il rifiuto di prenderne atto provocherà in futuro conflitti a catena. Questo significa che dobbiamo rompere con Stati Uniti e Gran Bretagna? No, ovviamente: resta un rapporto strategico. Ma vanno ridiscussi i termini dell’Alleanza. E il presupposto per farlo è che l’Europa acquisti sempre più peso politico-militare, emancipandosi dalla sua condizione di dipendenza.





