
Il dato politico dell’elezione di Ursula von der Leyen (maggioranza 361; voti a favore 401; voti contrari 284) si legge nel suo messaggio di ringraziamento.
Ursula ha differenziato nei suoi ringraziamenti la “piattaforma” tra il PPE, i socialisti e Renew, e dall’altra parte i Verdi, che, per il veto del PPE, non entrano formalmente a far parte della sua maggioranza.
Forte dell’egemonia del PPE a trazione tedesca, Ursula non ha dovuto fare molto per ottenere i voti necessari alla sua rielezione, con un margine di ben 40: ha fatto vaghe promesse a tutti.
È già chiaro che la priorità della nuova Commissione Ursula non sarà il Green Deal, ma la competitività e la prosperità, in particolare facilitando la vita alle imprese. Sull’immigrazione è stata confermata la linea dell’Europa fortezza, con la possibilità di accordi per esternalizzare la gestione dei migranti in paesi terzi. Gli strumenti di debito comune per finanziare la doppia transizione climatica e digitale non compaiono nemmeno tra le ipotesi. Gli Eurobond per la difesa non sono stati nemmeno presi in considerazione.
Il dato politico è che i Verdi e i liberali di Renew rischiano di non vedere nulla di concreto rispetto alle loro richieste per votare Ursula.
D’altra parte, Ursula è ben nota per le sue “marce indietro”.
I Verdi, che non hanno una coalizione formale, un programma politico congiunto e un accordo formale di coalizione, hanno ammesso che linee politiche programmatiche di Ursula “non sono in linea con le loro priorità sul Green Deal e l’ambiente”.
Anche i liberali di Renew sono divisi al loro interno, con la componente tedesca FDP che si è scontrata con quella francese macronista, sulla valutazione dei passati 4 anni di Ursula e con i tedeschi che vogliono vedere ridurre il debito comune europeo e applicare formule di laissez-faire per la competitività e la prosperità delle imprese.
Anche nel campo socialista ci sono vari distinguo, ad esempio il neoeletto Tarquini (PD) ha votato per Ursula ma contro la mozione per permettere alle armi fornite all’Ucraina di colpire la Russia in profondità.
Insomma, è il PPE da solo a governare i processi UE, e Ursula è la sua punta di lancia (per questo abbiamo visto un raggiante Weber).
Le nomine nelle commissioni parlamentari importanti dimostreranno che il PPE prenderà tutto. Gli altri gruppi che hanno votato per Ursula riceveranno pochino (o nulla), data la posizione minoritaria che avranno nella futura Commissione e lo spostamento a destra dentro il Parlamento europeo e dentro il Consiglio.
Ursula intende contribuire a rafforzare l’egemonia del PPE (e della Germania) già con la composizione della sua nuova Commissione.
Non è per caso, infatti, che Ursula prevede lo spacchettamento degli enormi poteri che aveva concentrato il commissario francese Thierry Breton (Renew) in due o tre portafogli. Per non avere problemi esteri (si pensi al conflitto aspro con l’attuale spagnolo Borrel), il capo designato al SEAE (l’estone Kaja Kallas) avrà poteri di “coordinamento” ma non di spesa finanziaria, contratti e amministrazione che resteranno nelle mani di una potente unità (FPI-Foreign Policy Instrument) che nella realtà risponde direttamente al gabinetto di Ursula. Inoltre, creando un commissario per la Difesa (senza fondi a debito), uno per il Mediterraneo (non si capisce per fare cosa), uno per il Commercio (che non avrà responsabilità per le sanzioni che restano decise “collegialmente” dal gabinetto Ursula e amministrate da FPI), il potere effettivo su esteri, difesa e sicurezza non sarà nel SEAE ma nel gabinetto della stessa Ursula.
La nuova Commissione Ursula avrà almeno tredici commissari del PPE, che dovrebbero essere affiancati da due commissari dell’ECR.
In caso di votazioni dentro il collegio la maggioranza è assicurata per la destra.
Nella Commissione i socialisti saranno tre, o forse quattro se il lussemburghese Nicolas Schmit sarà nominato dal governo conservatore del suo paese per compensare il fatto che Olaf Scholz non ha potuto scegliere un esponente dei verdi per permettere l’elezione di Ursula. I commissari liberali saranno cinque o sei, con competenze che rischiano di essere ridimensionate.
Sulle promesse di Ursula a Giorgia di includere l’Italia tra i Vicepresidenti esecutivi della Commissione non se ne farà nulla (FdI ha votato contro). L’eventuale creazione di Vicepresidenti esecutivi della Commissione si potrà valutare una volta assegnati i portafogli. Quale sarà il programma di lavoro della nuova Commissione Ursula?
La nostra impressione è che tutto resterà sufficientemente vago, aspettando le elezioni di americane di novembre. Un dato politico già certo è che Ursula sarà libera di fare ciò che vuole, con un grande debito di riconoscimento nei confronti del PPE che ha permesso la sua rielezione.
Nella fotografia Manfred Weber





