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I TAROCCHI ESPRESSIONE DELLA TRADIZIONE

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di Augusto Vasselli

L’origine dei tarocchi è certamente misteriosa, alcuni pensano che queste carte abbiano avuto origine nella antica Cina, oppure nell’India vedica o nell’antico Egitto, ove si narra che il dio Thoth avrebbe tramandato le 22 lame (carte), che Mosè avrebbe conosciuto e poi trasmesso al suo popolo ispirando, peraltro, anche attraverso i significati contenuti negli stessi, la Kabbalah.

Secondo altri autori ne viene ipotizzata una origine ancora differente, attribuita alternativamente alla cultura caldea, araba, greca, tzigana e persino di natura extraterrestre o angelica.

Una ulteriore ipotesi, tra le tante, ci dice che tali carte sarebbero apparse nel corso del quinto secolo in Cina, ove da lì hanno seguito la via della seta verso il Medio Oriente, ambito nel quale hanno preso il nome di “naïbs” (dall’arabo naab, profezia), per poi arrivare in Europa, attraverso la Spagna moresca.

Ma nessuno può affermare con certezza ove sono state create queste carte, chi è stato colui che le originate, in quale arco temporale e in che forma. Lo stesso si può dire riguardo la paternità culturale, rivendicata da gruppi etnici o riguardo le influenze religiose, iniziatiche, etiche, morali e sinanco politiche.

L’origine della parola “tarocchi” è altrettanto misteriosa. Taluni pensano che derivi termine Tar (percorso) e da Ro (reale), quindi via regale, di egizia memoria. Non possiamo neanche escludere che possa derivare dal latino rota, appunto ruota, o da torah, la legge mosaica, né tantomeno da tariqa, il luogo ove i sufi praticano la loro ritualità. Il termine è stato, altresì, correlato al sanscrito tat/taro, stella fissa, e al cinese tao, via o sentiero.

Al di là del mistero riguardante le origini i tarocchi, che nel medioevo erano, peraltro, chiamati “trionfi”, cioè carte dei trionfi, essi sono stati conosciuti in diversi ambiti culturali ed hanno continuato un loro vero e proprio cammino evolutivo, sia riferito alla rappresentazione delle singole lame che alla loro interpretazione.

I tarocchi più vicini a quello che oggi conosciamo sarebbero nati nel nord Italia, nel quattrocento, nelle città tra le più culturalmente attive, quali Bologna, Milano, Firenze e Ferrara, per poi diffondersi, dapprima nelle varie corti europee, grazie agli scambi culturali e commerciali.

Durante il Rinascimento, i tarocchi rappresentavano le istruzioni morali e spirituali, le condizioni umane e i più importanti corpi celesti (le varie virtù erano rappresentata da forza, giustizia, temperanza; le condizioni umane attraverso l’imperatore, l’imperatrice e il matto; i pianeti dalle stelle, la luna e il sole).

I tarocchi, cui si fa riferimento anche dal punto di vista tradizionale, conosciuti anche come tarocchi di Marsiglia, comprendono i cosiddetti arcani maggiori e gli arcani minori. I primi sono rappresentati da 22 carte e i secondi da 56, per un totale di 78.

Dal punto di vista appunto tradizionale ed esoterico gli arcani maggiori sono considerati la modalità di trasmissione di significativo rilievo ed importanza, in quanto essi danno un reale valore aggiunto, non meramente divinatorio, ai tarocchi, il che li fa distinguere evidentemente da un normale gioco di carte.

Le carte, o lame, sono, come a molti noto, le seguenti: il bagatto,  la papessa, l’imperatrice, l’imperatore, il papa, l’innamorato, il carro, la Giustizia, l’eremita, la ruota della fortuna, la forza, l’appeso, la morte, la temperanza, il  diavolo, la torre, le stelle, la luna, il sole, il giudizio, il  mondo e il folle (ovvero il matto).

Figure che assommano una natura religiosa, pagana, politica, laica e mistica, che è sicuramente la risultante di una evoluzione derivata dall’apporto di diverse civiltà orientali ed occidentali, permeate da un forte simbolismo. I tarocchi sono e sono stati, quindi, non un qualcosa di statico e di definitivamente compiuto, ma qualcosa di “vivo”, non essendo solo un gioco o uno strumento divinatorio, ma anche e forse principalmente uno strumento di trasmissione di insegnamenti più sottili e profondi.

Con la graduale diffusione delle conoscenze tradizionali occidentali i tarocchi, oltre che riferimento per pratiche divinatorie, diventano soprattutto simboli utili soprattutto per la ricerca spirituale, cui si sono riferiti rosacroce, cabalisti, liberi muratori ed altri, accrescendone il fascino, che ancora oggi gli stessi promanano.

I tarocchi possono essere considerati un particolare trait d’union tra cultura orientale e occidentale, ove sono state integrati, rimodulati e offerti all’interpretazione degli adepti simboli, che come sempre rappresentano gli archetipi. Forse questo è il portato autentico del messaggio, direi la forza, il grande mistero di queste carte, che nel loro insieme potrebbe essere definito un vero e proprio apparato/strumento simbolico.

Tutti i più importanti personaggi, che hanno caratterizzato l’esoterismo tradizionale e moderno, hanno cercato di riscoprire la fonte sapienzale contenuta nei simboli che compaiono nei tarocchi e i loro significati primari, senza che ovviamente nessuno sia stato in grado di determinare quando, dove e come gli stessi sono passati dall’essere considerati da semplice gioco a strumento divinatorio e soprattutto iniziatico.

Probabilmente essi sono anche il frutto di una tradizione orale più antica, trasmessa nel tempo, come linguaggio/codice segreto o, più probabilmente e semplicemente, come una delle diverse modalità attraverso le quali viene tramandato il messaggio riguardante la tradizione stessa, segnatamente quella occidentale.

Alla fine del diciottesimo secolo si possono rilevare i primi riferimenti, di particolare rilievo, a carattere esoterico e anche divinatorio dei tarocchi, con Antoine Court dé Gébelin, archeologo, pastore protestante e massone, il quale, nella sua incompiuta opera enciclopedica Il Mondo Primitivo afferma che i simboli dei tarocchi sono tratti da un antico libro che contiene la conoscenza nascosta dei sacerdoti egiziani, Il Libro di Thoth, del quale peraltro nessuna fonte attendibile attesta la sua reale esistenza, per la quale lo stesso Court de Gébelin non produce prove, ma che riferisce alla sua intuizione.

Tali considerazioni furono poi riprese da Jean-Baptiste Alliette, meglio noto con lo pseudonimo di Etteilla, autore e veggente francese, che utilizzando elementi di astrologia e cabala, pubblica nuove figure dei tarocchi, con il nome di Libro di Thoth, dando peraltro origine al gioco, “Grand Etteille”, tuttora in voga, con diverse versioni più o meno modernizzate, ispirate alla tradizione religiosa e spirituale egiziana, che ebbe un grande successo nell’era napoleonica.

Nel corso dell’ottocento l’abate Alfonso Luigi Constant, meglio noto come Eliphas Levi, un ex seminarista, bohemien, filosofo e occultista, pubblica la storia dei tarocchi, confutando l’interpretazione egiziana, così come rappresentata dalle immagini di Nicolas Conver (l’incisore marsigliese alle dipendenze della corte del re di Francia), che a suo parere sono troppo “essoteriche”, offrendone una interpretazione più “esoterica”, sottolineando, peraltro, il rapporto tra tarocchi e cabala, mettendo in relazione i 22 arcani maggiori con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

A fine ottocento Oswald Wirth, svizzero tedesco, massone e membro della società teosofica, discepolo, amico e segretario di un altro esponente di rilievo dell’esoterismo occidentale, Stanislas de Guaita, pubblicò il libro I tarocchi e una nuova versione delle immagini, ispirandosi anche a Eliphas Levi e approfondendo il  sincretismo più profondo offerto dei tarocchi stessi, unendoli alla tradizione alchemica, a quella dei costruttori delle cattedrali e degli antichi egizi.

All’’inizio del novecento Arthur Edward Waite, autore e occultista statunitense vissuto in Inghilterra, tra l’altro membro, oltre che della massoneria, della Golden Dawn, ordine iniziatico britannico, che ha lasciato un significativo segno nella storia dell’esoterismo occidentale, pubblicò la sua versione dei tarocchi, cosiddetti Rider Waite (dal nome dell’editore Rider e dell’autore Waite), disegnati dall’artista Pamela Colman Smith.

In tali immagini sono simboleggiati molti insegnamenti della Golden Dawn, quali la corrispondenza dei 22 arcani maggiori con il cabalistico albero della vita e i 22 sentieri che collegano le dieci Sephiroth. Visione, per così dire cabalistica, che, oltre a diventare significativa nell’interpretazione dei tarocchi, è stato fonte di ispirazione per altre ulteriori elaborazioni, compresa quella, altrettanto nota agli specialisti, fatta da un altro membro della Golden Dawn, il celebre Aleister Crowley.

Queste non sono, come si può ben intuire, le sole opere che hanno trattato queste immagini/libro, ma sono quelle considerate tra le più importanti, cui la più recente e moderna interpretazione dei tarocchi, considerata soprattutto dal punto di vista simbolico, oltre che dal punto di vista divinatorio, trae le sue fondamenta.

Tra le opere che più moderne pare opportuno segnalare l’opera edita da un anonimo, in realtà Valentin Tomberg, esule russo, vissuto in Estonia e da ultimo in Inghilterra, antrosopofo, ricercatore nell’ambito della tradizione, convertitosi nella sua maturità al cristianesimo, che scrisse Meditazioni sui Tarocchi.

In tale opera egli sostiene che i tarocchi stessi rivelano non dei segreti, ma gli arcani di natura superiore, che è necessario comprendere ed utilizzare per la nostra crescita interiore. Tale opera è una esposizione dell’ermetismo cristiano e soprattutto uno strumento utile a conquistare l’arte di apprendere attraverso la meditazione, mediante la quale si possono cogliere e quindi utilizzare i misteri.

Tra i più recenti autori, Alexandre Jodorowsky, registra scrittore e ricercatore spirituale, ci offre una rilettura moderna tra le più importanti, per l’originalità del suo lavoro unitamente alla profondità e al misticismo nello stesso contenuto. La sua opera, la Via dei Tarocchi, alla quale ha contribuito la moglie Marianne Costa, è diventata un punto di riferimento per coloro che intraprendono lo studio di queste carte/simbolo che in realtà sono una vera e propria modalità di trasmissione tradizionale.

Con tale opera infatti Jodorowsky rimane, nonostante la sua modernità, nella solco della tradizione, grazie anche al suo operare e sapere eclettico, ove ha saputo spaziare come scrittore, autore di fumetti e regista. Egli, con l’ausilio Philippe Camoin, discendente dei proprietari della grande casa editrice Marsiglia, che ha stampato i tarocchi di Conver, ha saputo così offrire una versione consona ai tempi e attualizzata dei tarocchi.

Ma al di là della forma/immagine, i tarocchi sono stati e rimangono lo strumento che taluni saggi vollero trasmettere a coloro che sapranno ricercare, mediante quello che può apparire un semplice gioco, la conoscenza sacra e utilizzare la stessa per la propria crescita interiore.

Ogni lama rappresenta successivi livelli, rappresentati da immagini/simbolo, collegate alle diverse tradizioni spirituali e mistiche, che vanno dai cristiani ai celti, dagli ebrei agli egiziani, al mondo ellenico, solo per limitarci peraltro parzialmente, in un ambito occidentale.

La ricchezza simbolica e spirituale dei tarocchi e la profondità dei suoi simboli archetipici, possono aiutare a ottenere una naturale canalizzazione della intuizione e della immaginazione di ciascuno, in quanto utilizzando tale strumento, con un corretto equilibrio, si può perviene a percezioni sensoriali diverse dal comune sentire, che trascende la cosiddetta razionalità.

Lo studio di queste immagini simbolo, pervase da una sorprendente modernità ed attualità, fatto con serietà e umiltà, può aiutare ad elevare lo spirito attraverso il loro messaggio, essenzialmente improntato al sincretismo, che rende in tal modo realizzabile il desiderio di ricercare l’armonia e la pace interiore, sempre vivo e insito nell’essere umano.

I tarocchi sono, come ogni strumento simbolico, un insieme che Eliphas Levi così definisce: “E’ un’opera monumentale e singolare, semplice e forte come le piramidi, quindi durevole come loro, un libro che riassume tutte le scienze e le cui infinite combinazioni possono risolvere tutti i problemi; un libro che parla con il pensiero; ispiratore e regolatore di tutte le possibili concezioni: un capolavoro forse dello spirito umano e certamente una delle cose più belle che l’antichità ci ha lasciato; una chiave universale, una vera macchina filosofica che impedisce alla mente di smarrirsi, lasciandola con la sua iniziativa e libertà; è la matematica applicata all’assoluto, è l’alleanza del positivo con l’ideale, è un insieme di messaggi tutti rigorosamente definiti come i numeri, è infine forse ciò che il genio umano ha mai concepito, allo stesso tempo di più semplice e più grande.”(da Il dogma e rituale dell’alta magia).

Autore

  • Augusto Vasselli

    Augusto Vasselli, già funzionario della Banca d’Italia, esperto in supervisione bancaria, ricerca economica e amministrativa. Presidente e amministratore di diverse società e vari consessi associativi, fra i quali il soggetto editore del quotidiano “Nuovo Giornale Nazionale”.

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