
di Gianvito Caldararo
Per l’Italia le firme apposte sul Trattato di Maastrict, nel lontano 7 febbraio 1992, furono quelle di due uomini autorevoli e coraggiosi: Il ministro degli esteri Gianni De Michelis e il ministro del tesoro Guido Carli. Due colonne portanti del Governo Andreotti e punti di riferimento del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga.
Guido Carli, è stato per lunghi anni tenace governatore della Banca d’Italia, un “civil servant” molto coraggioso, intellettualmente molto vivace e capace di opporsi pubblicamente alle decisioni sbagliate dei diversi governi. Ha seguito la lunga trattativa sul Trattato di Maastricht, sia come governatore e sia come ministro del Tesoro. Sull’argomento non ignorava e meno che mai sottovalutava le penetranti analisi del governatore Paolo Baffi, noto come “la mente più acuta della Banca d’Italia”.
Riflessioni che Baffi, aveva pubblicato tempo prima della firma del Trattato di Maastricht. Guido Carli, era consapevole delle obiezioni che venivano mosse da Paolo Baffi, ma era anche fermamente convinto del fatto che riteneva necessario far entrare l’Italia nel vertice europeo, ma sapeva anche che l’Italia non era ancora pronta. Carli, però, sapeva anche che lo stesso Baffi, considerava la decisione di aderire al Trattato di Maastricht “coerente con l’affermarsi del mercato unico, ma incoerente se calata in un momento dove i dualismi, cioè i divari di produttività strutturali, imperavano senza prevedere politiche correttive”.
L’analisi di Baffi, che rappresentava quasi un testamento intellettuale, fu oggetto di replica da parte di Carli, anche se privatamente e non con un articolo di stampa. Con tale stato d’animo Carli, appose la sua firma sul Trattato di Maastricht.
Solo dopo molti anni dalla firma, il giornalista Paolo Panerai raccolse direttamente questa testimonianza, pubblicata su MF – Milano Finanza del 23 marzo 2018: ” Via Due Macell. Trattato Maastricht. Li ha evocati, nell’articolo scritto per MF, Romana, la nipote di Guido Carli. Fatti che mi riportarono alla mente, quando la segretaria del Dottore, la mitica Signora Berni, mi avvisò che l’ex Governatore e allora Ministro del Tesoro aveva piacere di parlarmi.
Andai senza esitazione, come si doveva ad una delle persona fra le più intelligenti e autorevoli d’Italia. Il mio primo contatto con il dottor Carli lo avevo avuto nel 1974, quando avevo pubblicato su Panorama la notizia che il Banco di Roma aveva dato 100 milioni di dollari a Michele Sindona, il quale stava per saltare.
Telefonai con la sfacciataggine dei cronisti e la Signora Berni me lo passò. Da allora mi riservò simpatia, se non amicizia. Nell’appuntamento in via Due Macelli a Roma, il Dottor Carli, che era appena ritornato da Maastricht, mi voleva fare una personalissima confidenza che ho tenuto a lungo per me, come quando mi aveva raccontato che giovanissimo si spostò da Brescia a Roma con in tasca la lettera di raccomandazione di un sacerdote che avrebbe fatto molta carriera (era il futuro Paolo VI).
La personalissima confidenza era questa: “Tu sai che nella vita di Governatore ho messo tantissime firme. Quando ho firmato il Trattato la mano mi tremava. “Sapevo che era necessario far entrare l’Italia nel vertice dell’Europa, ma sapevo anche che l’Italia non è pronta. Speriamo che lo diventi”. Ancora oggi, il problema della moneta unica europea, cioè l’euro, è un problema dibattuto e vede schierato chi ha sposato la tesi di Carlo Azeglio Ciampi: “L’Euro porterà prosperità”, e chi, invece, ha aderito al pensiero di un autentico liberale, Antonio Martino: “Che catastrofica ingenuità”.
A distanza di anni, la schiera dei pro-Euro è sempre più aumentata e quella dei No-Euro si è sempre più assottigliata, anche alla luce della Brexit, cioè all’uscita della Gran Bretagna dall’Europa e dei gravi problemi che il Regno Unito sta vivendo.
Dopo oltre vent’anni dall’entrata in vigore dell’Euro, la parafrasi degli Usa “Ex pluribus unum” (dai molti uno), calza bene all’Euro e all’Europa. I burocrati di oggi, per firmare hanno bisogno di “scudo penale” e di “scudo erariale” e nonostante ciò sono restii a firmare, avendo paura della Magistratura.
L’Italia è davvero un Paese strano e non normale.





