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Giornalismo d’inchiesta e giornalismo da “serata”

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Il professionista dell’informazione accerti i fatti in modo legale e secondo le leggi dello Stato di diritto

Torniamo per un attimo sulla triste e dolorosa vicenda di Bologna e sulla morte, le cui cause e responsabilità sono tutte da accertare, del sig. Fakir.

Il fatto è per certi versi emblematico al fine di distinguere il giornalismo di inchiesta dal giornalismo da “serata” o da “intrattenimento”.

Le inchieste giornalistiche nel mondo hanno fatto la storia del grande giornalismo e la storia di vicende internazionali.

Sono famosi i casi in cui rimasero coinvolti i Presidenti Nixon – scandalo Watergate – o Mitterand – Cabinet Noir – o altre figure di spicco mondiale.

Quando il giornalismo è libero e si muove per conoscere la verità o i risvolti occulti della verità che nessuno vuole conoscere o addirittura vuole seppellire, l’indagine giornalistica è una risorsa e garanzia per la democrazia.

Negli Stati Uniti, esempio di libertà di espressione, è stato istituito il più prestigioso premio per il giornalismo in generale e di inchiesta in particolare: il premio Pulitzer.

Tutto ciò – come detto – oltre a essere meritorio è espressione della libertà e della democrazia.

Ma il caso Fakir, per esempio, non è espressione di quel tipo di giornalismo ma del giornalismo “guardone”, quello che guarda dal “buco della serratura” e che vuole, non si capisce il motivo, parlare prima di un accertamento di polizia e della magistratura.

Un giornalismo così non solo è inutile ma è dannoso e ingenera l’idea che anche senza conoscere nulla dei fatti si possa comunque parlare e dare opinioni a vanvera.

Una sorta di “piazza degli ignoranti” che si autoalimenta con frasi del tutto illogiche come quella “vogliamo giustizia”.

Ovvio che tutti noi vogliamo giustizia ma la giustizia passa dall’accertamento dei fatti compiuto in modo legale e secondo le leggi dello Stato di diritto.

Tutto il resto è la “piazza degli ignoranti”, tutto il resto è puro caos.

Riteniamo che un giornalismo così non solo non abbia motivo di esistere ma sia ampiamente fuori dai canoni etici che dovrebbero guidare la professione del giornalista iscritto all’albo.

A tale proposito, e sommessamente, sollecitiamo gli organi competenti a vigilare, poiché non c’è libertà nella disinformazione e nel caos informativo ma c’è solo scarsa professionalità.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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