La democrazia occidentale è debole?
Il caso Fakir e quanto accaduto a Bologna sono argomento di approfondimento e valutazione giudiziaria, pertanto, nel rispetto di ciò non intendiamo alimentare il coro “fragoroso” e “molesto” delle “fazioni” pro o contro Fakir.
Resta, in ogni caso, un dato di fatto indiscutibile: la Polizia, nel nostro Paese, tutela tutte le persone, in particolare quelle in pericolo e le più fragili e le tutela nonostante i rischi che le stesse forze dell’ordine corrono.
La Polizia rappresenta lo Stato e allo Stato e alle sue Istituzioni si deve rispetto.
Il mondo dei soli diritti e non dei doveri che pare pervadere questa società è una delle sciagurate prospettive della nostra società (Norberto Bobbio).
Questa prospettiva temiamo che c’entri molto in tale vicenda.
Non si può solo pretendere diritti e vantaggi e nient’altro.
Non vogliamo commentare, e lo abbiamo già scritto, cosa è accaduto a Bologna durante l’intervento della Polizia e della Croce Rossa che, purtroppo, ha visto cessare la vita del sig. Fakir, il quale aveva il pieno diritto di vivere ma si è trovato coinvolto in una situazione da lui stesso generata e che ha richiesto l’intervento della Polizia e degli operatori sanitari per le violenze che egli stesso aveva posto in essere.
Non vogliamo interferire con le Istituzioni che si occupano di quanto accaduto; non è il nostro compito e scopo.
Abbiamo il rispetto del ruolo che la Polizia e la Magistratura hanno e svolgono ogni giorno, avendo un compito gravoso e decisivo in uno Stato di diritto.
Intendiamo, invece, mettere a fuoco quanto accaduto dopo la morte del sigor Fakir.
Vogliamo mettere sotto la lente di ingrandimento la manifestazione del giorno dopo e gli scontri violenti con le forze dell’ordine.
Riteniamo, senza ombra di dubbio, che tutto ciò evidenzi una grave debolezza della nostra democrazia, che si sta rivelando inadatta a monitorare e controllare quanto accade nella nostra società multietnica e priva di una vera integrazione.
Un conto è l’accoglienza e un conto è l’integrazione; sono due momenti distinti.
La prima è dovuta alla volontà di chi accoglie, mentre la seconda è opera congiunta di chi accoglie e di chi intende o non intende integrarsi.
Integrarsi vuole dire riconoscere massimamente le Istituzioni e le leggi del Paese in cui si è stati accolti e nel quale si vuole essere integrati.
Integrazione non è altro che questo, il resto è puro conflitto ed è inaccettabile in una democrazia occidentale matura come quella italiana.
La manifestazione avvenuta il giorno dopo dei fatti era già di per sé un “fuor d’opera”, qualcosa che non aveva un senso, visto che le Istituzioni tutte si sono subito mosse per comprendere quanto accaduto e, del caso, attribuire all’esito delle responsabilità.
La violenza all’interno della manifestazione, di per sé inopportuna, è un atto criminale ed era assolutamente prevedibile da parte di chi ha autorizzato l’esento stesso.
L’illogicità del raduno poggia, inoltre, sul fatto che si dava già per scontato che quanto accaduto fosse illecito e contro la legge solo per il fatto che la “vittima” era un immigrato e il tutto mentre le Istituzioni – appunto Polizia e Magistratura – erano e sono impegnate nella ricostruzione dei fatti come sarebbe stato se il soggetto coinvolto fosse nato e cresciuto in Italia da genitori italiani.
È intollerabile che si manifesti senza alcuna ragione per chiedere (loro dicono) “verità e giustizia” quando la Magistratura e la Polizia stanno lavorando proprio per vederle attuate.
Questo non è altro che il rifiuto delle Istituzioni e degli organi di Polizia a prescindere e in modo preconcetto; circostanza del tutto inaccettabile.
Questo rappresenta una “rivolta” contro le leggi dello Stato italiano e contro le forze di Polizia.
Tutto ciò non può e non deve essere tollerato, perché, a farne le spese, sarebbero la nostra democrazia e il nostro Paese; il nostro essere cittadini, italiani d immigrati stranieri, rispettosi delle leggi e delle Istituzioni.
Basta con migranti che vantano solo diritti e nessun dovere; chi vive in Italia deve rispettare le Istituzioni italiane e le leggi vigenti, senza se e senza ma.
Ci si integra sentendosi parte di una comunità e di una Nazione che ci ha ospitato e accolto e verso la quale abbiamo diritti e doveri e ci verrebbe da dire riconoscenza (ma questo non è dovuto).
Si riconoscono, si accettano e e si rispettano le leggi e le Istituzioni.
Si ha fiducia nella Polizia e nella Magistratura e si attende che venga fatta chiarezza, seguendo le leggi del nostro Stato e non seguendo “capi popolo” che incitano la folla.
La piazza è il luogo delle libertà e della democrazia (art. 18 Cost. della Repubblica Italiana) e non dovrebbe essere quello delle divisioni e degli attacchi alla Polizia e alle Istituzioni ma pare che questa forma sia divenuta una consuetudine e che i violenti riescano a infiltrarsi sempre e comunque.
La democrazia vera e forte respinge gli attacchi alle Istituzioni perché queste sono i pilastri della democrazia stessa.
Quindi, se l’immigrato vuole integrarsi deve riconoscere le leggi dello Stato che lo ospita e di cui fa parte e deve rispettare tutte le Istituzioni perché, senza quelle leggi e quelle Istituzioni non ci sarebbe protezione e tutela per nessuno, nemmeno per lui e i suoi cari.





