
“La Germania senza qualità” è il titolo, di per sé eloquente, dell’ultimo numero di Limes (6/24), disponibile dal 6 luglio.
Nella presentazione del volume si legge: “La Guerra Grande che infuria nel mondo – epicentri Ucraina, Gaza e Taiwan – coglie la Repubblica Federale con la guardia bassa, culturalmente disarmata, in netto calo di influenza, prosperità e prestigio. Nessuno più dei tedeschi aveva creduto che la storia fosse veramente finita dopo il 1989-91. Negli ultimi due anni il Vecchio Continente ha cambiato volto. Il risultato è che la vecchia Germania geopoliticamente inerte sta scomparendo, ma la nuova stenta a nascere. Berlino è fragile soprattutto perché incapace di definire sé stessa e il proprio raggio d’azione. Parte del problema risiede nel fatto che la Germania è soggetto sempre incompiuto, dalla geografia mobile. Stabilire che cosa sia tedesco è compito che storicamente sfiora la metafisica. E oggi il paese senza confini si scopre senza centro”.
E’ questo, vien da dire, uno dei pilastri dell’asse franco tedesco sul quale si basa la tracotante riedizione della maggioranza Ursula?
E’ questo il punto di riferimento dell’Unione Europea che si vorrebbe continuasse, secondo le logiche di Olaf Scholz, con le vecchie alleanze politiche bocciate dagli elettori?
L’altro pilastro crollato, lo ricordiamo en passant, è quello francese di Macron, ridotto in briciole.
Finita l’epoca della “madre” ex Rdt, ossia di Angela Merkel, del gas russo a prezzi bassi e delle delocalizzazioni in Cina, nonché della tracotante imposizione delle politiche tedesche al resto d’Europa (la Grecia ringrazia), con la connivenza della grandeur (si fa per dire) francese, ora la Germania fa i conti con la sua debolezza, con la sua crisi e con la pochezza della sua leadership.
Sarà interessante leggere l’analisi di Limes, sempre puntuale.
La prima parte del volume, “La Bundesrepublik fuori asse”, si concentra sulle principali espressioni della crisi dello Stato federale, dal diffuso conformismo della classe dirigente al declino della Bundeswehr, dalle falle nella “democrazia protetta” alle difficoltà del sistema industriale.
La seconda parte, “Le Germanie in Germania”, illustra le spaccature interne alla Repubblica Federale, che alimentano il clima di dissenso e agevolano l’ascesa delle forze estremiste. A trent’anni dalla riunificazione i Länder dell’Est e dell’Ovest restano entità pressoché estranee. Ma non si tratta di due blocchi monolitici. Lo testimoniano la Sassonia e la Baviera, persino Berlino, la meno tedesca delle città tedesche.
La terza parte, “La Germania isolata”, esamina i riverberi esterni del disorientamento tedesco, con particolare attenzione al rapporto con i principali riferimenti di Berlino: Francia, Stati Uniti, Russia e Cina.





