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IL DECLINO DELL’OCCIDENTE È NEL RIFIUTO DI SE STESSO: PROVA DEL NOVE PER IL PPE

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La cancrena che sta devastando l’Occidente è l’ideologia prodotta dal globalismo della tecno-finanza declinata nell’ecologismo radicale, nel gender fluid, nell’insensato terrorismo climatico, nella pratica espiatoria woke e nel transumanesimo.

La questione rappresenta, oggi, non domani, la prova del nove per il Ppe, ossia per il Partito popolare europeo che dice di ispirarsi alle radici cristiane che hanno connotato di sé l’Europa per secoli, dopo che il cristianesimo è divenuto la religione ufficiale dell’Impero romano.

Oggi, non domani, perché i suoi alleati nella troika proposta dal Consiglio europeo sono rappresentanti del progressismo, la cui logica sottostante è l’annullamento delle radici, delle differenze, delle peculiarità per imporre al mondo un feudalesimo finanziario che ha come divinità il denaro, il successo, il potere e i vizi di una élite debosciata proposti come paradigma esistenziale.

Il centro di elaborazione americano dell’ideologia progressista è la California di Palo Alto e quello europeo è il World Economic Forum, attualmente delegittimato dagli stessi americani, con le bordate del New York Times. Sono quelli che ci vogliono poveri perché così siamo felici.

La logica della ideologia della tecno-finanza che sta corrodendo l’Occidente è stata rifiutata nettamente dal resto del mondo, che ha eretto muragli ideologiche, religiose e militari.

Ne consegue che l’Occidente è spiazzato e confuso ed esprime una leadership inetta, sempre più distante dalla realtà e dalla volontà dei popoli, i quali si stanno ribellando, per ora con il voto. Per ora, perché l’ideologia prodotta dal globalismo, nelle sue declinazioni, mette in discussione le conquiste democratiche del welfare, sostituendo il benessere con i vizi di élite debosciate contrabbandati per diritti.

Mentre l’Occidente si contorce su se stesso, in altri Paesi del mondo si consolidano identità e radici.

L’India, ad esempio, considerata in Occidente una democrazia liberale, pur essendo “un caleidoscopio di etnie, lingue e religioni” (Piero Mattonai, Domino 6/2024) ha visto la maggioranza indù scegliere Modi “per perseguire l’obiettivo fissato ormai un secolo fa: sovrapporre se stessa al paese in cui vive, rendendo perfetta l’equazione tra indù (più induismo) e India”.

Modi si è autodefinito strumento di Rama per trasformare l’India in uno Stato indù e induista.

Il partito di Modi, il Bjp, “ha radici che affondano nel pensiero hindutva, ideologia intrisa di nazionalismo e di una visione ortodossa della religione vedica” (Lorenzo Maria Ricci, Domino 6/2024).

“Negli ultimi anni Delhi ha perseguito la riscoperta di origini ancestrali e tutt’altro che occidentali, come la lingua hindi e la religione indù” (Benedetto Paolucci, Domino 6/2024) e si è presentata al G20 come Repubblica di Bharat.

Impensabile che l’India, con il suo miliardo e mezzo di abitanti, voglia occidentalizzarsi e, tanto più, che voglia avere a che fare con le idiozie distillate a Palo Alto o a Davos o nei manicomi del woke, gender fluid, green, e via elencando.

La Cina comunista rivendica la sua storia. Xi Jinping ricorda le origini, a partire dal mitico Imperatore giallo e ha come riferimento culturale il confucianesimo, ossia la filosofia e la teoria politico-sociale del ceto colto dell’Impero cinese, fondata sui valori degli antichi cinesi.

Conseguentemente il confucianesimo si pone come il legittimo rappresentante delle tradizioni antiche idealizzate. Il confucianesimo, che risale a Confucio e alla dottrina da lui elaborata, ha subito continue trasformazioni nel corso del tempo. Tutte le sue forme, comunque, presentano alcuni tratti in comune: il rilievo dato ai rapporti sociali, soprattutto alle gerarchie sociali; il rigetto di ogni egualitarismo; il privilegio dato all’interiorità rispetto alle relazioni di carattere esterno; la convinzione della fondamentale educabilità di ogni uomo. Come teoria dello Stato il confucianesimo era utile all’Impero per la sua legittimazione, ma nello stesso tempo rispondeva all’esigenza dei funzionari colti di limitare, circoscrivere e controllare il potere del sovrano e dei militari in favore di un equilibrio di interessi orientato al bene comune.

Il comunismo cinese, tramite Confucio, rivendica le più antiche origini della storia cinese e della sua cultura.

All’incirca un miliardo e 400 mila cinesi non intendono diventare occidentali e tanto più non sanno cosa farsene dell’ideologia progressista.

Se facciamo due conti siamo già a tre miliardi di esseri umani e a due potenze economiche, militari e atomiche.

Dopo la parentesi comunista leninista e stalinista, la Russia (latra potenza militare e atomica) è tornata ad essere Santa Madre Russia.

Le radici sono rivendicate da Vladimir Putin, che ha stabilito uno stretto legame con la Chiesa Ortodossa, la quale rivendica l’eredità di Bisanzio, cosicché la Russia ritiene di essere la terza Roma. Zar, non a caso, deriva da Caesar, Cesare.

Il rifiuto delle ideologie di Palo Alto, di Davos e di tutto quello che è prodotto dal mondo della tecno-finanza trova, in Russia, la sua giustificazione nella continua rivendicazione delle radici e nell’eredità della storia.

Eredità, sottolineata da Papa Francesco ad agosto 2023 nel messaggio ai giovani cattolici russi riuniti a San Pietroburgo, nel finale a braccio: «Non dimenticate mai il vostro retaggio. Voi siete gli eredi della grande Russia: la grande Russia dei santi, dei governanti, la grande Russia di Pietro I, Caterina II, quell’impero – grande, illuminato, [un impero] di grande cultura e grande umanità. Non rinunciate mai a questa eredità, voi siete gli eredi della Grande Madre Russia, andate avanti. E grazie. Grazie per il vostro modo di essere, per il vostro modo di essere russi».

Difficile pensare che i russi possano essere attratti dalla ideologia progressista delle élite americane ed europee, con tutto il loro bagaglio di follie.

Se ci volgiamo al mondo arabo, sia sunnita, sia sciita, non riscontriamo certamente l’idea di imitare il mondo occidentale, soprattutto quando viene proposto dalle varie sette del protestantesimo americano o, addirittura, dal progressismo di Palo Alto e di Davos.

L’Africa si sta svegliando e sono ormai molti gli Stati africani che rivendicano la loro cultura, le loro radici e che vogliono togliersi di dosso il vestitino colonialista idiota, alla francese, dove alle popolazioni della Francafrique nei testi scolastici di storia si leggeva: “Nos Ancêtres les Gaulois”.

Non a caso Macron è stato cacciato in malo modo dal Sahel.

Potremmo proseguire il tour mondiale, ma bastano questi riferimenti per capire che l’Occidente è una parte del mondo e che il mondo non ha nessuna intenzione di diventare Occidente, tanto più se l’Occidente propone come sua identità non quella delle sue radici, ma quella prodotta nei pensatori di élite debosciate.

E qui arriviamo al punto.

Un grande Papa e un grande intellettuale come Joseph Ratzinger, martedi 12 settembre 2006, nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg, tenne un famoso discorso, durante il quale Papa Benedetto XVI, affermò “la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia”. “Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo versetto dell’intera Sacra Scrittura- disse il Papa teologo – Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: “In principio era il λόγος”. […]. In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista. L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “condensazione” della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco”.

“Oggi – proseguiva Benedetto XVI – noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico Testamento, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è più di una semplice (da valutare forse in modo addirittura poco positivo) traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio”.

Il cristianesimo che ha connotato di sé secoli della storia europea e dell’Occidente, ma anche dell’Oriente bizantino è incardinato nell’incontro con la cultura greca. Non a caso la citazione di Benedetto XVI dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, il quale dice che Dio agisce con logos.

Il Nuovo Testamento, afferma il Papa teologo Joseph Ratzinger “è stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco, un contatto che era maturato nello sviluppo precedente dell’Antico Testamento”.

“Qui mi viene in mente – afferma ancora Ratzinger nel suo fondamentale discorso a Regensburg – una parola di Socrate a Fedone. Nei colloqui precedenti si erano toccate molte opinioni filosofiche sbagliate, e allora Socrate dice: «Sarebbe ben comprensibile se uno, a motivo dell’irritazione per tante cose sbagliate, per il resto della sua vita prendesse in odio ogni discorso sull’essere e lo denigrasse. Ma in questo modo perderebbe la verità dell’essere e subirebbe un grande danno». L’Occidente, da molto tempo, è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così potrebbe subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente. «Non agire secondo ragione, non agire con il logos, è contrario alla natura di Dio», ha detto Manuele II, partendo dalla sua immagine cristiana di Dio, all’interlocutore persiano. È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, è il grande compito dell’università”.

Ecco l’indicazione di Ratzinger: ritrovare la vastità degli interrogativi, la vastità della ragione, il logos, sia, aggiungo, nella sua declinazione cristiana, come ovviamente suggerisce il Papa, sia nelle sue originarie accezioni greche.

L’Occidente, se vuole essere se stesso, deve tornare ai suoi fondamentali, a Eraclito, Parmenide, Platone, Aristotele, e via discorrendo; deve rivisitare le sue radici perché è solo grazie a queste (non solo quelle greche, ma anche quelle più ampiamente indoeuropee e alle contaminazioni egizie dell’ellenismo) che può dialogare a pieno titolo e con la forza dell’identità con gli altri mondi, con le altre culture.

Solo se l’Occidente saprà buttare nella pattumiera l’ideologia progressista frutto di élite debosciate potrà recuperare la sua dignità e la sua forza nel confronto con il resto dell’umanità, la quale, non necessariamente deve diventare Occidente.

Se la tua cultura è quella di un debosciato sei percepito come un debosciato e sei un sottomesso potenziale, un perdente indebolito dal vizio.

Tornando alla politica e all’attualità, il Partito popolare europeo, che si dice cristiano, non è solo di fronte ad una scelta di equilibri per gestire il calderone burocratico di Bruxelles; è di fronte ad una scelta di civiltà.

Le sue alleanze non sono solo relative al mantenimento o meno del welfare, al rilancio della produzione europea, alla salvaguardia dell’agricoltura, alla libertà individuale e alla democrazia, ma alla scelta fondamentale tra la civiltà occidentale, così come esce dalle parole magistrali di Benedetto XVI e la decadenza del progressismo elaborato da élite debosciate che si ritengono il paradigma del mondo.

Hic Rodus, hic salta. La storia, impietosamente come sempre, emetterà la sua sentenza.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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