
di Marco Pugliese
Una Ue sempre più neoliberista: fondi privati per la previdenza, attacco al risparmio, costi folli per case ed auto…
L’Europa vuole sbloccare i risparmi fermi nei conti correnti, ma il rischio maggiore lo corrono gli italiani. Con oltre 5.300 miliardi accumulati tra conti bancari e BTP, l’Italia è il paese con il più alto tasso di risparmio privato in Europa, un bottino che Bruxelles vuole incanalare nel mercato finanziario.
Il primo pericolo è la riforma delle cartolarizzazioni: oggi una banca deve rispettare rigide regole di due diligence prima di impacchettare prestiti e venderli come titoli.
Con le nuove norme, potremmo ritrovarci nella stessa situazione del 2008, con crediti deteriorati mascherati da investimenti sicuri e piazzati ai risparmiatori. Un esempio? Un istituto con troppi mutui a rischio potrebbe impacchettarli e rivenderli a un pensionato italiano che, senza saperlo, investirebbe in debiti inesigibili.
Poi c’è la spinta verso la previdenza privata: Bruxelles vuole l’iscrizione automatica ai fondi pensione, ma chi garantisce che i rendimenti siano stabili? Se un lavoratore italiano fosse costretto a versare contributi in un fondo che investe in azioni, potrebbe vedere il valore della sua pensione crollare in caso di crisi finanziaria.
E mentre l’Europa tenta di forzare la mano sugli investimenti, impone anche costi folli su case e auto con la transizione green. La direttiva sulle case green potrebbe obbligare milioni di italiani a ristrutturare gli immobili per rispettare standard energetici inaccessibili, con costi fino a 60mila euro per abitazione. E lo stesso vale per le auto: lo stop ai motori endotermici farà lievitare il prezzo delle vetture elettriche, lasciando chi non può permettersi un nuovo veicolo a piedi o con restrizioni draconiane alla circolazione.
Infine, la questione bancaria: senza un fondo europeo di garanzia dei depositi, c’è il rischio che i risparmi italiani finiscano a coprire i buchi delle banche di altri paesi. Se un istituto tedesco avesse problemi di liquidità, i meccanismi di condivisione dei rischi potrebbero obbligare l’Italia a contribuire, esponendo il nostro sistema finanziario a fragilità altrui. Bruxelles parla di opportunità, ma per l’Italia il pericolo è che i soldi dei cittadini finiscano a sostenere un mercato finanziario che pensa più a salvaguardare se stesso che la sicurezza dei risparmiatori, mentre nel frattempo la classe media viene schiacciata da una transizione imposta dall’alto e senza vie di uscita.
Il problema? Quelli che applaudono senza ragionare.





