
Ogni giorno l’Unione Europea suona la carica contro la Russia, secondo uno schema neocon guerrafondaio.
Alla tromba che suona la carica si aggiunge il canto della Kallas che continua a pensare, in quanto Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, che la sentano a Washington e a Mosca. Illusione. Nessuno se la fila.
Nel frattempo, mentre gli europei suonano e cantano, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato ieri che oggi terrà un colloquio telefonico con il Presidente russo Vladimir Putin per discutere una soluzione alla guerra tra Ucraina e Russia.
Come riferisce l’agenzia Ria Novosti, l’annuncio è stato confermato dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha detto che è in preparazione una conversazione telefonica tra Vladimir Putin e Donald Trump per oggi.
“Vogliamo vedere se possiamo porre fine a questa guerra”, ha detto Trump ai giornalisti sull’Air Force One durante un volo di ritorno dalla Florida verso l’area di Washington. “Forse possiamo, forse no, ma penso che abbiamo ottime possibilità. Parlerò con il Presidente Putin martedì. È stato fatto molto lavoro nel weekend.”
Trump sta cercando di ottenere il sostegno di Putin per una proposta di cessate il fuoco di 30 giorni, accettata dall’Ucraina la scorsa settimana, mentre entrambe le parti hanno continuato a scambiarsi pesanti attacchi aerei per tutto il fine settimana e la Russia si è avvicinata all’espulsione delle forze ucraine dal loro avamposto di mesi nella regione occidentale russa di Kursk.
Venerdì il Cremlino ha dichiarato che Putin ha inviato a Trump un messaggio sul suo piano di cessate il fuoco tramite l’inviato statunitense Steve Witkoff, che ha tenuto dei colloqui a Mosca, esprimendo un “cauto ottimismo” circa la possibilità di raggiungere un accordo per porre fine al conflitto durato tre anni.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato venerdì di aver intravisto una buona possibilità di porre fine alla guerra con la Russia.
La Russia cercherà garanzie “ferree” in qualsiasi accordo di pace, che prevedano che le nazioni della NATO escludano Kiev dall’adesione e che l’Ucraina rimanga neutrale, ha affermato il vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko in dichiarazioni pubblicate ieri.
Penosi gli europei i quali, tenuti fuori dalla stanza dove si svolgono le trattative continuano ad agitarsi dettando condizioni che nessuno ascolta
Gli alleati dell’Ucraina in Europa e la Gran Bretagna hanno affermato che qualsiasi cessate il fuoco e accordo di pace definitivo dovranno essere negoziati coinvolgendo l’Ucraina nei colloqui.
Sembra di essere ad un varietà di periferia.
Trump ha convolto già Zelensky, senza chiederlo alla von der Leyen, come dimostrano i colloqui di Gedda. Gli europei se ne sono accorti? No. Il circo Barnum manicomiale non prevede nemmeno di guardare a quel che accade nella realtà. La commedia degli alienati continua senza sosta.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato sabato che gli alleati occidentali, diversi dagli Stati Uniti, stanno intensificando i preparativi per sostenere l’Ucraina in caso di cessate il fuoco con la Russia, e che i responsabili della difesa sono pronti a definire “piani solidi” la prossima settimana.
Sia la Gran Bretagna, sia la Francia hanno dichiarato di essere disposte a inviare una forza di mantenimento della pace per monitorare un eventuale cessate il fuoco in Ucraina.
La Russia ha escluso l’invio di forze di peacekeeping fino alla fine della guerra, ma a Parigi e a Londra sono diventati sordi e ciechi o, più probabilmente, alienati.
“Non importa sotto quale etichetta i contingenti NATO verranno schierati sul territorio ucraino: Unione Europea, NATO o a titolo nazionale – ha affermato vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko – Se compaiono lì, significa che sono schierati nella zona del conflitto, con tutte le conseguenze che ne derivano per questi contingenti in quanto parti in conflitto. Possiamo parlare di osservatori disarmati, di una missione civile che monitorerebbe l’implementazione di singoli aspetti di questo accordo, o di meccanismi di garanzia. Nel frattempo, è solo aria fritta.”
Ovviamente Macron, il neo Napoleone di Francia, fa orecchie da mercante e finge di essere parte in trattativa, mentre nessuno lo ha convocato. In discorso pubblicato domenica Macron ha detto che lo stazionamento delle truppe di mantenimento della pace in Ucraina è una questione che spetta a Kiev e non a Mosca decidere.
Sicuramente non a lui.
L’UE, inascoltata e tenuta fuori da ogni trattativa, ha dato il via libera alla terza tranche da 3,5 miliardi di aiuti a Kiev.
Anche la nuova iniziativa di Kaja Kallas si scontra con questioni irrisolte e resistenze politiche che minacciano di rallentare la sua approvazione e il suo lancio.
L’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas ha presentato un piano per mobilitare fino a 40 miliardi di euro di nuovo sostegno militare all’Ucraina che, se realizzato, rappresenterebbe un raddoppio dell’assistenza alla difesa fornita dall’Unione europea lo scorso anno.
Il piano, già soprannominato “iniziativa Kallas” a Bruxelles, operetta del varietà europeo, mirerebbe a soddisfare le esigenze prioritarie dell’Ucraina per combattere la guerra di aggressione russa, con particolare attenzione a munizioni per artiglieria, sistemi di difesa aerea, missili, droni e jet da combattimento. Saranno prese in considerazione anche forniture non letali, come l’addestramento e l’equipaggiamento delle brigate ucraine, per garantire la partecipazione degli Stati membri neutrali.
Se l’Alta rappresentante si dedicasse all’allevamento delle renne ne trarremmo vantaggio tutti.
Guarda caso l’Ungheria a già detto non al piano della Kallas in quanto “è un ostacolo inaccettabile alla pace”. In un post su Facebook il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, presente al Consiglio Esteri a Bruxelles, ha scritto: “A Bruxelles continua a prevalere la posizione favorevole alla guerra. Nella riunione odierna del Consiglio dei ministri degli Esteri è in fase di preparazione un pacchetto di aiuti finanziari di almeno 20 miliardi di euro per l’Ucraina. Non ci lasceremo trascinare in questa vicenda e non permetteremo che il denaro dei contribuenti ungheresi venga utilizzato per finanziare le forniture di armi all’Ucraina”. “Noi – ha aggiunto – sosteniamo invece i negoziati di pace. Grazie al Presidente Trump, la speranza di pace non è mai stata così vicina negli ultimi tre anni come lo è ora, motivo per cui l’intenzione di Bruxelles di rendere impossibili i negoziati di pace è inaccettabile”.
Amen. La Kallas canta invano. Gli europei, come morti politici che si agitano, sembrano sempre più larve trasparenti.
L’unica cosa che hanno davvero in mente è metterci le mani in tasca, nel portafogli, sui risparmi.





