
Domenica si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari, che rinnoveranno la Grande Assemblea Nazionale Turca e soprattutto daranno al paese il nuovo presidente fino al 2028.
A sfidarsi saranno l’attuale premier e leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo Recep Tayyip Erdogan, in carica dal 2014 e Kemal Kilicdaroglu, leader del Partito Popolare Repubblicano e a capo della coalizione dell’Alleanza della nazione.
Questa coalizione, chiamata anche “Tavola dei Sei” raccoglie al suo interno partiti che vanno dal centrosinistra alla destra nazionalista, oltre al partito filo-curdo HDP, che si presenterà sotto il simbolo della Sinistra Verde (Ysp) per aggirare il rischio di problemi legali. Oltre a loro due vi è anche l’alleanza Ata (estrema destra) guidata da Sinan Ogan. Si è invece ritirato dalla corsa Muharrem Ince, avversario di Erdogan nel 2018.
Le elezioni sono viste con molto interesse da parte di tutto il mondo, con Europa e Medio Oriente in prima fila. L’atteggiamento piuttosto ambiguo di Erdogan non è mai stato visto con buon occhio dall’Unione Europea anche a causa di alcune mosse autoritarie come l’incarcerazione di giornalisti e membri dell’opposizione. Inoltre il suo atteggiamento piuttosto ambiguo tenuto in diverse situazioni, come la richiesta d’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia, è stato spesso fonte di rabbia da parte di diversi Paesi. Anche per quanto riguarda la guerra in Ucraina Erdogan è sempre stato piuttosto cauto, condannando l’invasione, ma non partecipando mai alle sanzioni contro la Russia.
Il sistema per l’elezione in Turchia è un maggioritario a doppio turno: se al primo nessun candidato ottiene il 50% + 1 dei voti, si tiene un ballottaggio tra i due più votati. Alla fine del secondo turno, risulta eletto il candidato che ha ottenuto più voti.
La sida, per ora, secondo i sondaggi, vede Erdogan perdente.






