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BANCHE CENTRALI, ALCUNE DOMANDE SENZA RISPOSTE

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di Marco Sarli

Alcune domande senza risposta
Perché le banche centrali al di là e al di qua dell’Oceano Atlantico stanno esercitando una moral suasion sulle banche di ogni ordine e grado affinché rafforzino i loro requisiti patrimoniali già ai massimi storici (basti pensare alle banche italiane che già in regola con i requisiti stringenti stabiliti in quel di Basilea hanno destinato a rafforzamento patrimoniale un multiplo di quanto avrebbero dovuto versare all’erario a causa degli extra margini di interesse conseguiti nel corso del 2023).
Come subordinata, va accennato il pressing costante esercitato sul nostro Paese affinché aderisca al MES riformato che è premessa indispensabile per il raggiungimento di una vera unione bancaria e per l’individuazione di strumenti più efficaci di risoluzione delle eventuali crisi bancarie, crisi che, evidentemente, l’attuale maggioranza di Governo esclude a priori, declassando la repentina scomparsa del colosso elvetico Credite Suisse a mero incidente di percorso.
D’altra parte, il tumultuoso processo di concentrazione del sistema bancario italiano stenta da almeno due decenni a compiere il passaggio definitivo che avrebbe consentito la nascita di colossi bancario assicurrativi in grado di partecipare al risiko europeo prossimo venturo come aggregatori e non come aggregati.
Un ulteriore quesito riguarda quanto sta accadendo sul mercato azionario globale ai massimi storici a New York come nell’euro zona per non parlare di Tokyo, massimi che per quanto riguarda la piazza statunitense sono da ascrivere alle Big Six, ma in particolare alla corsa davvero senza freni di NVidia, una corsa su cui pesa come un macigno il recente report di Goldman Sachs nonché i dubbi crescenti di analisti qualificati.
Un ultimo interrogativo senza risposta riguarda le scelte del Leone di Omaha, un investitore novantaduenne che ha fatto la sua fortuna investendo sulle principali società del Dow Jones Industrial e che, con ripetuti disinvestimenti iniziati, secondo accurate ricostruzioni giornalistiche, a gennaio di questo anno ha raggiunto il top di liquidità del suo fortunatissimo fondo, mossa analoga a quella che ha effettuato prima delle ultime crisi finanziarie, inclusa quella gravissima del 2007-2008.

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  • Redazione

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